E SE A STO GIRO LO FACESSI DAVVERO?

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É da qualche tempo che mi gira per la testa un’idea assurda, o almeno spaventosa.

Che io non sia una persona completamente centrata è cosa nota, si sa, e me ne sono fatta una ragione, che poi non è che ci stia proprio male nel mio modo di essere, ma andiamo oltre.

Dicevo.

Spesso e volentieri ho ascoltato il mio istinto e seguito il buon senso, e me ne sono pentita.

É forse giunto il momento di fare una pazzia, di quelle grosse, ed ascoltare l’istinto.

É da qualche settimana che  mi gira per la testa l’idea di fare una vacanza da sola.
Poi penso in grande.
E non voglio più fare solo una vacanza, ma proprio un viaggio.

Ho scelto la meta, o almeno ho pensato a quale meta. Il Giappone.

E se seguissi l’istinto? E se lo facessi davvero un viaggio da sola in Giappone?

Forse è la chiusura della stagione di Pechino, forse è la storia di Shibuya, forse è la mia costante esigenza d’evasione, forse boh.
Però sta cosa sta iniziando a farse sempre più spazio nella mia testa.

Io mi sto informando, non si può mai sapere che mi parta lo sclero e prenoti tutto… Io, da sola in Giappone.

Sarebbe una figata pazzesca, no?!?

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ROMA GIORNO TRE

Er signor Colosseo.

Mica scemi questi romani, toccavano con un ferro rovente i gladiatori morti, così non potevano simulare, di essere morti intendo.

Hanno smontato e riutilizzato parti delle mura per costruire la Basilica di san Pietro.
C’era tantissima gente, ma mai tanta quanto il giorno prima ai musei, certo che qui non mi sentivo proprio sicura sicura, però passa.

La visita ha superato le aspettative, insomma, restare a bocca aperta davanti a quattro sassi, di tufo per giunta, non è roba da tutti i giorni.

Poi, ti accorgi che sei al Colosseo, che di qui entravano i gladiatori e di là entravano le belve.

Che se un delinquente era condannato a morte finiva al Colosseo e magari ne usciva vivo, graziato per le sue abilità di sopravvivenza, chissà.

Ti giri e noti che da una delle tante finestre vedi una cosa che sembra un arco, tutto lavorato,  e chissà che du’ palle per chi l’ha trasportato e ricostruito fin lì.

Poi t’accorgi che dall’altra parte ci sono colonne, teatri, anfiteatri, e oddio che palle tutto questo marmo, cemento, tufo.

Poi pensi che queste quattro mura sono sopravvissute a terremoti veri e presunti, c’erano quelli reali e ci sono stati quelli politici. Poi capisci che cazzo. La storia serve davvero, insomma, proviamo ad imparare da loro a mangiare di meno ed usare più testa.
Non tanto per un discorso di salute, che sì suvvia è importante, quanto per un discorso di soldi, avida come pochi mi rendo conto che, se le cose fossero costruite con cognizione di causa forse non saremmo proprio a questo punto.

Se solo avessimo imparato qualcosa dalla storia, qualcosa non tanto.

Ma si sa, a scuola la storia non ci interessa, pensiamo ad altro, ad uscire la sera, a prendere dieci in religione,che poi…

La storia è passato, il nostro passato e se quando siamo a scuola pensiamo che tanto non si può cambiare, quando diventiamo grandi iniziamo a capire che no, non si può cambiare, ma sì, qualcosa possiamo imparare. Qualcosa ho detto non tutto.

Ed anche questa mia vacanza è giunta al termine, questo pomeriggio si riprende l’aereo e si torna in quel di Bergamo.

Ciao Roma, arrivederci!

ROMA GIORNO DUE

I musei vaticani.

Ho dedicato la mia giornata per la visita ai musei vaticani che spettacolo!

Non so quale stanza preferire, forse avrei delle critiche sul numero di persone che possono entrare contemporaneamente, ecco su questo avrei delle riserve, ma per lo spettacolo che ti trovi davanti, non c’è paragone.

Non ho ancora visto un posto così pieno di cose belle, tutte belle.

Ci sono quadri, opere sculture, annusi la sacralità e l’importanza di un qualcosa di non materiale, è difficile da spiegare, ma per me che sono credente è stato veramente un viaggio nel tempo.

Ho visto cripte e sarcofagi, ho visto altari e quadri, ho visto dipinti e manufatti.

I musei vaticani meritano la visita ma valgono molto di più di quello che costano, certo,  a me è andata bene, io ho speso ventisei euro per entrare e non ho fatto nemmeno la fila, sono entrata diretta e via, bocca aperta e torcicollo.

La cappella sistina non ha bisogno di nessuna spiegazione, ogni commento è superfluo, resti incantata ed è talmente piena che non sai nemmeno dove guardare.

Io ho fatto il mio viaggio mistico, contagiata dalla simpatia di Stefano Guerrera mi sono guardata i quadri a modo mio, ma tanto mi basta.

 

ROMA GIORNO UNO

E’ andata così, il primo giorno di toru in Rome si è sviluppato intorno a questi monumenti/attrazioni:

 

  • Gianicolo e Fontanone, dove qualche anno fa si lavavano le macchine;
  • Piazza Venezia ed il milite ignoto;
  • Fontana di Trevi e giapponesi posseduti da fotocamere;
  • Piazza di Spagna e Trinità dei monti, quattro scalini e sei giù, in mezzo ai san pietrini;
  • Piazza del popolo compresa di lavori in corso, taxi, ed impalcature;
  • Piazza Navona ed i suoi musicisti;
  • Castel Sant’Angelo con San Pietro dietro l’angolo;
  • Ara Pacis.Stefano guerrera,mai una gioia

Se il primo giorno vedi o rivedi questi monumenti stai tranquilla che arrivi a sera che ne hai le scatole piene e la memoria in modalità offline, vedi o rivedi troppo e tutto insieme.
Urge soluzione.
La mia soluzione arriva precisa precisa all’ultimo monumento, l’ Ara Pacis.

Ecco che non entro perché sono taccagna e questa bellissima struttura costruita intorno permette di vederlo risparmiando dieci euro e cinquanta, con l’aggiunta di sei euro se vuoi pure la guida.
Lo vedo da fuori, faccio solo un giro nel book shop, ed è la fine.
Non spendo un centesimo ma, noto un libro che no, scoprirò poi,mi cambierà la visione della città.
Se prima ammiravo le opere restando impressionata dai colori, la luce e le sensazioni che trasmettono, oggi inizio a guardarli con gli occhi di questo scrittore artista, non so come definirlo.
Ci sono persone che da idee bizzarre ed alquanto banali costruiscono un mondo fatto di lucro e “poverezza”.
Lui.
Lui è un pirla, in senso buono, lui ti strappa un sorriso davanti ad un opera che trasuda tristezza.

Lui è Stefano Guerrera, ti fai due risate e sei pronta per affrontare il giorno due di questo tuo mini tour.

 

ROMA

Roma è una città che puzza.

Roma puzza di storia , e lo fa senza pudore, nasconde angoli scenografici, dove ti giri ti giri trovi un qualcosa da ricollegare a questo piuttosto che quell’avvenimento.

Il mio è stato un week end lungo fuori porta, è durato quattro giorni.

Per queste giornate sono rimasta con il naso all’insù a bocca aperta per buona pace di mosche e zanzara chikungunya.

E’ stato facile orientarmi, lì si hai la possibilità di scegliere punti di riferimento imponenti e visibili da più prospettive.

Questa volta il mio punto zero era piazza Venezia, ci sono arrivata da tutti i lati, ho macinato chilometri e mi sono goduta l’aria pesante della città e la vista magnifica dal fontanone del Gianicolo, o dal giardino degli Aranci, o dal Campidoglio, insomma avevo facoltà di scelta.

Roma vince dieci a zero. Sì lo so, i paragoni non si fanno mai, ma è poco più di un mese che ho rimesso piede su territorio italiano dopo aver bellamente fatto un tour America-canadese, suvvia.

E comunque, i miei paragoni non vanno a vuoto. Hanno un senso, magari solo per me, ma ancora una volta questo quanto basta.
Credevo, ed ora mi sono convinta, che noi italiani siamo degli incapaci.
Non siamo in grado di valorizzare a dovere quei quattro palazzi, chiese e giardini che fanno da cornice alle nostre arrabbiature.

Insomma.

Se anche noi facessimo come loro, allora sì che potremmo diventare la nuova America.
Noi abbiamo anche la storia, e non è poco, almeno credo.
Certo, noi italiani, dovremmo imparare da loro americani a valorizzare quei quattro massi che ci ritroviamo, magari mai ci riusciremo, ma almeno potremmo provarci.

Sono super gasata, insomma, ho camminato sull’Appia antica,passando da un ciotolo all’altro come fece Nerone, e come fecero tanti altri, insomma, mi sono fermata ad ammirare il tempio prima, e le case private a protezione della torre poi, ho osservato le mura che nonostante i terremoti stanno lì da tremila anni, e notato che anche il sistema fognario non è minimamente cambiato.
Io non c’ero quando è stato costruito, ma guardando a terra in giro per la città ho immaginato che no, nulla da allora è cambiato, o almeno lo spero, perché se quello è il modo di ripulire e mantenere il sistema, forse sarebbe meglio fare un piccolo ripasso sul come e dove.

Sono passata per via dei Serpenti, questa via ha sempre catturato la mia attenzione, credevo di trovare chissà cosa, niente, ci sono due chiesette, come in ogni angolo della città, lì dietro  trovi una scalinata che ti porta direttamente in piazza Venezia, passando per la colonna dei mercati Traianei, cosucce insomma.

Sono rimasta stupita di aver (ri)trovato una città non a misura di disabile, ecco, questa cosa forse è una delle note negative.

Sono passata per via del Babbuino, ad uso esclusivo taxi, arrivi dritta in piazza del Popolo, puoi salire sulla scalinata e vedere il panorama dalla città, se preferisci puoi restare sotto l’obelisco ed ammirare le due chiese gemelle.

Sono passata per via del Corso ed ho trovato vicoletti ricchi di negozietti artigianali e piccole botteghe pronte a viziare e rifocillare i turisti.

Sono arrivata a Castel Sant’Angelo ed ho potuto ammirare la sua imponenza e quel piccolo angelo, l’ho visto  di giorno e di sera, uno spettacolo unico.

Ho trovato la Corte di Cassazione, l’edificio a ridosso del lungo Tevere sembra essere fuori posto.

Sono partita da San Pietro, dal punto esatto in cui si notano le colonne perfettamente allineate, ho immaginato di essere un gambero per poter camminare all’indietro ammirando sempre più in lontananza questa piazza, che poi, chiamarla piazza è riduttivo.

Ho visitato l’Eur, ho notato le costruzioni che fece Mussolini, ancora oggi trasmettono rigore ed ordine, quella stessa persone che s’affacciava per il saluto fascista dal balcone in Piazza Venezia.

Ho costeggiato il Parlamento e palazzo Chigi, ho ammirato l’arroganza del fronte e del retro dei palazzi, sono arrivata a Piazza Venezia, di nuovo.

Io non so cosa ci sia in questa piazza, so soltanto che se devo sceglierne per forza di cose una, io scelgo questa.