Io, così! Bah!

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Di stucco.
Dire che sono rimasta di stucco è un modo gentile per non essere eccessivamente volgare ma giungere velocemente alla fonte del problema.

Oddio, problema,
per me è un “anche no”, ma per altri sicuramente è un grosso problema.

Ero sul treno, e già questo è un evento non raro, dippiù.
Ovviamente, la mia capacità inversa di allinearmi alla tecnologia, mi ha portato a NON ascoltare musica, salcazzo perché, ma questo è tanto.

Ascolto (senza volerlo – curiosità mea culpa) il discorso di due ragazzine, ma proprio ine.
Avranno avuto quattordici o quindici anni, così a occhio.

Io voglio un uomo sposato. Loro sanno cosa vuol dire avere una famiglia.
Come faccio a puntare su di un mio coetaneo che non ha esperienza?

Hai ragione.

Una e l’altra.
Io così, bah!

Non ho commentato, non era il caso.
Ma ho iniziato a pensare.

Ma davvero???
Davanti a me, una signora mi ha guardata.
Anche lei senza cuffiette, probabilmente con il mio stesso disagio.

Le parole non servivano.
Abbiamo sicuramente pensato la stessa cosa.
Ora.

Tralasciamo il dettaglio che ho scoperto di essere (anche) telepatica con perfette sconosciute, ma.

Ma queste ragazzine, davvero crescono così?
Io così, bah!

 

 

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SCOMPARSATE

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Certo che in questi giorni vivo in una fase nostalgica costante.
E questo è un dato di fatto.

Bene.

Adesso è tempo di reagire, preparo il mantra, stabilisco le regole e via! Riparti!

Questa è stata la mia idea qualche mattina fa.
E poi succede che.

Arrivi in ufficio, tutto fila liscio fino le undici, quando alla radio arrivano loro!

(Che tra l’altro rientrano nella mia topfive degli speaker preferiti!)

Paolino e Martin di Radio 105!

Mi piacciono un sacco perché sanno inventare e reinventare argomenti caduti in disuso, loro sanno dare nuovi stimoli a chi in ufficio come me, ne ha le ovaie piene.

Strappano un sorriso, inventano le peggio citazioni.

E poi arriva quel giorno in cui tu stai pensando a come uscire da ‘sto empasse nostalgico e loro di cosa parlano?!?

I cibi che al supermercato non ci sono più.

Ora.

Ho appena ripreso (seriamente, intendo) un programma motorio intenso.
Ho, di conseguenza, deciso, di affrontare un regime alimentare serio, per non vanificare tutti gli sforzi.

E loro di cosa parlano?!? Cibo! Occhi a cuore, immagino un piatto di lasagne senza un perché, scaccio l’idea e vado avanti.

“…Che non ci sono più!” Come la persona che nell’ultimo periodo si è dileguata senza un perché, che poi forse il problema è l’eccessiva presenza di attributi, e no, non da parte mia. A scanso d’equivoci involontari, intendo “carattere” quando dico attributi, così solo per essere precisi.
E niente, anche sto pezzo di frase non va bene.
Ignoro il mio personale riferimento e vado oltre, immagino un prato fiorito, una notte stellata, un cielo azzurro.

Ed io inerme, perché ancora non so cosa scrivere su questa nuova pagina.

FILM, GATTO e TANGENZIALE

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É tutto vero.

Tutti ciò che viene raccontato.

Eccolo, un film che fa riflettere poi, ridere prima.

Perché in fondo sta tutto lì, nei punti di vista.

Questo film l’ho visto la settimana dopo di Natale, in fase di sconforto per mille motivi, scelgo di andare al cinema.

Voglio un film che mi faccia ridere, che sia divertente, che non sia troppo “pensoso”.

Ecco.

Questo è perfetto.

L’ Amore dura come “un gatto in tangenziale”.

La felicità dura come “un gatto in tangenziale”.

La disperazione dura come “un gatto in tangenziale”.

Questo è il succo del film, intorno ci sono mille e uno personaggi che raccontano, spiegano, simboleggiano, le fasi salienti della vita, della giornata.

A me è piaciuto, mi ha lasciato quel non so ché di dolce amaro che non guasta mai.

TRADIZIONI NATALIZIE

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Lo stupore è qualcosa di incredibile.

Anche quest’anno mi sono sparata due e dico DUE cinepanettoni.

Considerata la mia recente e persistente intossicazione da dolci e cioccolato, anche quest’anno ho trovato una scusa, qualsiasi sia chiaro, per buttare qualcosa come venti euro, ricevendo in cambio il nulla più assoluto.

Bene.

Tre righe per dire che no, a sto giro i cinepanettoni non mi sono piaciuti.

Passi per scontatezza cheva beh, ci sta.

Ma le battute?!? Sono io che fatico a comprenderle?

Arrivavo in ritardo, o in anticipo sulla successiva, punti di vista.

E niente.

Io esco dal cinema con le lacrime agli occhi.

Ora.

Diverse sono le letture possibili:

  • il film ha fatto talmente cagare che ti disperi per aver speso un po’ di soldi;
  • il finale tragicomico ha un non so che di triste che urta la tua sensibilità causando scrosci evidenti di lacrime dal tuo viso;
  • ti sei accorta che tu ( e solo tu) non hai capito le battute, ed una dose eccessiva di inadeguatezza si fa largo nella tua astrusa mente.

E poi boh.

Cerchi le chiavi della macchina e vai veloce (ma non troppo) a casa, sperando che il tuo libro non ti deluda così.

Triste la vita da cinepanettone.

RI-BLOGGO. VONDERNEBEL

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No parliamone.

Spesso mi sento dire che guido male, guido da cani, sono sempre sovrappensiero.

Spesso mi sento dire che sono una di quelle persone che sognano ad occhi aperti.

Bene.

Il mio animo buono dolce e sensibile non può contraddire tutti coloro sputano sentenze senza cognizione di causa.

Ehmbé?

Nulla.

Semplicemente succede che spesso i sogni sono il preambolo di ciò che ci succederà.

Sogni di mangiare una pasta al sugo? Non ti preoccupare potrebbe capitarti l’indomani.

Sogni di svegliarti in ritardo per l’ufficio?Non ti preoccupare potrebbe capitarti l’indomani.

Potrei andare avanti all’infinito con un sacco di esempi reali e sur.

Poi.

Può capitare di sognare che guidi male, e lo fai anche nella vita vera, ecco che ti metti l’anima in pace e, com’è che si dice?

Mal comune mezzo gaudio.

Insomma, io sarò una persona che guida male, ma non sono la sola.

Anche Fabio l’ha sognato.
E poi, se sono strana io, vai a leggerti qualche suo articolo di vita vera e o sognata, e poi ne riparliamo, perché sì, io sarò strana, ma non sono la sola.