RESOCONTI.

E comunque anche questa annata la possiamo archiviare tra i ricordi, che poi tutto passa, anche le cose brutte, ma quest’annata io la ricorderò per la quantità di aerei presa.

Ne ho presi quattro per New York e non perché io sia una persona esosa e mi piaccia fare le cose in grande, ma semplicemente perché per una questione economica abbiamo fatto scalo, all’andata ed al ritorno, due più due, in questo caso fa quattro.

Bene.

Si sa, no? Il principale problema di quando torni da un viaggio è che la voglia di partire ha superato la lancetta “fase critica” e poi, beh, e poi si sa come va a finire.

Bene ma non benissimo.

Meno di un mese dopo sono di nuovo su di un aereo destinazione Roma.
Questa volta niente scalo, andata e ritorno con la compagnia di bandiera che grazie al cielo esiste ancora e non mi ha obbligata a trovare soluzioni alternative per la mia mini vacanza, anzi, il mio week end lungo fuori porta, che poi non era un week end ma, cioè si, sono partita di sabato, ma sono tornata il martedì, quindi non so, per adesso va.

E questi sono gli spostamenti regionali e continentali fatti in aereo, a questi c’è da aggiungere uno spostamento regionale fatto con la macchina.
Destinazione pista ciclabile della Liguria, spettacolare, davvero, io l’ho fatta con i pattini, la ciclabile intendo, non tutta la strada.

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AMERICA.12

Eh finalmente…. MARE!Sporco, niente bagno, l’ho solo sfiorato con i piedi, ma è stata comunque una sensazione strana, essere al mare, ed avere dietro un parco giochi, anzi no, un Luna Park.

Eh qui, scatta la saccente che è in me. “Come mai si chiama Luna Park?”

LO SAPEVI CHE… l’origine del nome luna park che identifica un parco divertimenti è americana.

Un po’ di storia. Nel 1901 a Buffalo, New York durante l’esposizione Pan Americana venne presentata un’attrazione chiamata “A trip to the moon” (un viaggio verso la luna) ed era una finta navicella che portava sulla luna. I creatori di questa attrazione (Frederic Thompson e Elmer “Skip” Dundy) decisero di chiamare questa navicella Luna (il nome latino di moon) ispirandosi al nome della sorella di Skip Dundy che si chiamava appunto Luna.

Questa attrazione fu portata poi a Coney Island ( una penisola e un quartiere situato nella zona meridionale della circoscrizione di Brooklyn a New York negli Stati Uniti d’America)  in un parco divertimenti inaugurato nel 1903 a cui venne dato appunto il nome dell’attrazione “Luna”. Da qui il nome Luna Park che e’ poi diventato sinonimo dei parchi giochi in tutto il mondo.

FONTE: CRUCIVERBA

E niente, mientre siamo come otarie spiaggiate ci godiamo la vista di bagnini, che credetemi, sembrava di essere in una delle migliori puntate di Baywatch senza la Anderson e senza pericoli imminenti o passati, insomma, con il bagnino che a riposo si godeva la spiaggia.

Ecco, abbiamo scelto Coney Island perché volevamo provare l’hotdog più famoso e buono di tutta Brooklyn, ed effettivamente ha il suo buon perché, noi siamo andate qui: NATHAN’S

E dopo una giornata sotto il sole cosa c’è di meglio di una bella crociera al tramonto?
Dovessi tornare indietro mi terrei un’attrazione del pass per qualcosa d’altro ed userei la navetta che tutti i giorni usano i pendolari pagando una corsa semplice ( 2.75 $), ma si sa, le cose fatte con il senno del poi sono sempre più facili.

E’ stata comunque bellissima. Partenza alle 19.00 ritorno alle 21.00 quindi niente cena, ah! Lo volete un consiglio? Non andate ai baracchini perché il pakistano che è toccato a noi non sapeva contare e abbiamo pagato due magnum la modica cifra di 10 $, hai letto bene. DIECI. L’ho digerito dopo tre giorni.

Il panorama non ha bisogno di nessun commento, parla da solo, ad ogni minuto i colori cambiavano, il tramonto si riflette sui palazzi della città, il sole si moltiplica ed i colori si mischiano. Ne vale la pena.

Di nuovo di ritorno, con un bagaglio sempre più ricco e tanti altri ricordi che custodirò gelosamente nel cassetto “Marta a New York”.

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AMERICA.11

La giornata parte senza programma, dipende dal tempo, ci mancano poche cose da vedere, o almeno rispetto a quelle che c’eravamo messe in testa.

Il tour di Central Park in bicicletta non m’ha soddisfatto quindi ci dirigiamo verso il museo naturale per poi notare la coda mostruosa e glissare verso una delle tante entrate di Central Park.

Sono nuovamente psicologicamente pronta per vedere topi, so già che succedere, ma allo stesso tempo sono contenta di rivedere scoiattoli, so già che succederà anche questo.

Ancora una volta resto meravigliata di come bastino pochi passi per ritrovarsi immersi nella natura e non sentire tutto il caos, ed i rumori che affollano questa metropoli.

La nostra passeggiata per Central Park non segue regole precise, ci stupiamo ad ogni angolo, è strano ma la sensazione che mi trasmette questo posto visitandolo a piedi sono completamente diverse rispetto a quelle trasmesse quando sono venuta con la bicicletta.

Proseguiamo la nostra giornata con un po’ di sano shopping, souvenir pochi, i prezzi non sono sempre accessibili e poi non abbiamo ancora trovano 99 cent, lo troveremo domani o forse dopo, insomma per adesso ci accontentiamo.
Pausa pranzo in relax e via, di nuovo a passeggio per visitare la città.

Sbirciando la guida e la cartina della metro scopriamo che la funivia per Roosvelt Island è vicinissima a noi.

Bene, oggi giornata naturalistica.

Prendiamo la funivia ed atterriamo su questo isolotto, scopriremo poi che è popolato da ospedali soprattutto psichiatrici, che non è una meta molto turistica, che in giro ci sono più pazzi rispetto che dall’altra parte del fiume.

Bene, ma non benissimo.

Ceniamo e torniamo in hotel, anche oggi abbiamo scoperto qualcosa, anche oggi siamo a pezzi, anche oggi siamo soddisfatte.

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AMERICA.5

L’escursione continua…

Tappa della mattina, cimitero dei Kennedy, o meglio, cimitero militare con tanto di guardia e cambio della guardia.

La cerimonia è solenne, anche se non è che il senso mi sia molto chiaro, ma va detto, l’ho già scritto e si sa, adoro ripetermi, ‘sti americani sono strani forti!

L’ordine e la disciplina la fanno da padrone in questo cimitero.

Le bare sono suddivise in ordine d’importanza e spuntano da terra in perfetto ordine, la precisione è evidente e colpisce ad un primo sguardo.

La divisione del cimitero è per ordine di grado, pi’ t’avvicini alla tomba dei Kennedy più l’imponenza delle tombe aumenta, ma è così, non so se è giusto, del resto sotto terra siamo tutti uguali, ma ci sono delle regole e bisogna rispettarle, e qui le rispettano.

Sui Kennedy ci sono moltissime leggende. La nostra guida si perde nei racconti, è particolare come tante forse troppe coincidenze abbiano segnato la vita di questa ricca e sfortunata famiglia.

Ed allora ecco che ti chiedi, ma io preferirei essere ricca o fortunata?

Nel pieno dei miei dubbi esistenziali la guida mi richiama all’ordine perché la prossima tappa è imminente, Washington, casa bianca etc etc.

A me, personalmente Washington non è piaciuta.

Mi è sembrata una città finta, tutta burocrazia e poco altro.

Monumenti imponenti, a tratti esagerati, statue in ogni dove e cordoni di sicurezza che avanzano.

La casa bianca è esattamente come la vedi in tv, così, bianca, dietro la ringhiera con i militari davanti, uguale.

La giornata è passata tra un po’ di storia ed un po’ di panorama.

Passi del giorno 15486, sole che spacca, caldo che irrita e i miei piedi che meditano vendetta.

 

 

 

AMERICA.4

 

Ed oggi?!?GITA! Parte la nostra escursione comprata al buio con il terrore di arrivare al punto di ritrovo e ritrovarsi con un pugno di mosche, ed invece no.
Al punto di ritrovo troviamo pullman, autista guida e turisti, insomma, come in ogni vacanza di gruppo che si rispetti non manca nulla.
Partiamo.

Tappa uno.
PHILADELPHIA

Già allontanandoci da New York ci accorgiamo di quanto questa città sia rumorosa, notiamo la differenza di come ampi spazi prendano il sopravvento.
Il tempo del viaggio io lo dedico ad una pennichella, perché ho questo maledetto vizio di addormentarmi ovunque.
Perdo il paesaggio, che ritrovo con grande sorpresa quando arriviamo a destinazione, è tutto diverso eppure non siamo tanto lontani.
Da qui capirò che in America è tutto PIU’ grande, PIU’ bello, PIU’ PIU’ PIU’.
Insomma, ‘sti americani sono del gran paraculi, sanno vendersi PIU’ bene.

Nonostante la breve anzi brevissima storia dell’ America, Philadelphia assume una funzione fondamentale.
Ecco che qui, i locali si vantano di avere l’ufficio postale PIU’ antico d’America che ancora funziona, in Italia è un ufficio moderno, così solo per avere un termine di paragone.
Qui, hanno firmato la Costituzione, qui sono nate le leggende di Penn.
Qui, le macchine non hanno la targa davanti, qui c’è la strada PIU’ antica d’America.
Philadelphia è la classica città americana, esattamente come la immaginiamo noi, mattoni rossi, bandiere alle porte, questa è l’America.

Lasciamo la storia per fare tappa alla scalinata di Rocky, una statua di bronzo ne spiega il significato per chi come me non sapeva dell’importanza della scalinata nel film.

Ecco che incontri sportivi che cono nonchalance si sparano tutta la scalinata di corsa, e tu resti li’ inebetita ad osservare quel six pack muoversi in autonomia, mentre tu stai ancora scegliendo da quale lato salire per ottimizzare tempo/fatica.

Nulla.
Persa nei pensieri arrivi in cima, ti volti e wow, il panorama è impagabile, l’edificio imponente e capisci, ecco perché hanno scelto esattamente questo punto, qui fotomontaggi o caricature non servono, qui il paesaggio la fanno da padrona.

Dopo questo tuffo storico-cinematografico il nostro tour prosegue verso una contea Amish ed in me parte l’ansia di dover salire sulla carrozza con il cavallo.

Arrivati nella contea mi accorgo di come il verde sia diverso, strano, particolare, curato e pulito.

Qui è tutto pulito, qui ci sono prati infiniti che si mescolano con l’orizzonte, qui c’è la natura, è palapabile.

Mi faccio coraggio e salgo su sto carretto trainato da un cavallo.

Qui gli animali si rispettano, qui i cavalli fanno un giro al giorno, perché qui si vive secondo i ritmi della natura e non viceversa.

A metà percorso il carretto si ferma e due bambine amish pure loro, ci aprono la carrozza per offrirci coockies e limonata, io compro perché l’ansia mi ha fatto venire un leggero languorino.

I biscotti sono fenomenali, e detto da me…
La limonata è buona, insomma sarò condizionata, ma sembra di essere in un film.
Subito dopo visitiamo un loro mercato, non si possono fare foto, ma si possono assaggiare le loro proposte.
Hamburgher d’ordinanza, e poi via assaggi. Il gelato è strepitoso, le marmellatine spaccano, il pane è sublime, insomma mangio come una fogna prima di andare a fare la degustazione del vino locale, eh già, perché per mandar giù si deve bere, ed io bevo, vino, sia chiaro.

Di nuovo sul pullman, destinazione hotel, per oggi abbiamo visto tutto, è ora di riposare,  ed essere freschi per domani.

Passi giornalieri 10975