RI-BLOGGO. MENTI VAGABONDE

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Hai presente quando c’è una parola che ti gironzola nella testa e non riesci a pensare ad altro?

Ecco.

Questa sono io da un buon periodo a questa parte.

Vado, non vado, vado non vado.

Come se stessi sfogliando una margherita mi ritrovo a pensare e ripensare che ” o lo faccio adesso o non lo faccio più!”

E poi scelgo di farlo.

Questa era la mia prima meta per mettermi alla prova, poi ho cambiato programma solo perché non ho trovato un volo che m’aggrada.

Poi succede che ti rifai gli occhi, viaggi con la fantasia e fai tesoro delle parole scritte di chi prima di te ha visitato questo posto.

Lei è mentivagabonde, e ha visitato una città che io vorrò visitare a stretto giro! Incuriosito?

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VACANZA AMICA (S)GONFIA

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Qualche tempo fa ho rivisto la mia amica che si è sgonfiata.

Si parlava di vacanze.

Lei per ovvie motivazioni andrà in vacanza con il pargolo a Giugno, insomma, entrerà a far parte di quella categoria che passa le calde serate di Giugno passeggiando avanti e indietro sul lungomare di una spiaggia qualsiasi italiana aspettando che il pargolo s’addormenti crollando poco dopo in albergo.

Perché si sa, il mare stanca, figurati se devi strabuzzare gli occhi e prestare la massima attenzione al pargolo prima che (l’ordine è causale):

  • inizi a mangiare sabbia;
  • si sotterri nella sabbia bagnaticcia;
  • scelga di iniziare a gattonare e lo faccia nella direzione di quella distesa blu;
  • scelga di liberarsi dal pasto in un momento non adatto;
  • voglia stare al sole e non sopporti i cappellini bandane e via dicendo.

Insomma, si goda la libertà che solo il mare può dare.

E niente.

Tutti questi compiti possono essere difficili, non lo metto in dubbio, ma alla radio ho sentito che per via di quella storia della parità dei sessi e dei valori e di tutto il resto anche i papà stanno rivendicando il ruolo.

Insomma anche loro si sono organizzati con i PAPI CAMP.

Che per come la vedo io, più che un papi camp la vedo come un “ciò che succede qui deve restare qui. Parola di lupetto.”

Io non oso immaginare come funzioni un rapporto solo papà figlio. Da soli. Al mare. Sotto il sole, durante il riposino, di giorno, di notte.

Pare che questa sia la nuova moda.

Chissà come andrà.

 

 

E SE A STO GIRO LO FACESSI DAVVERO?

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É da qualche tempo che mi gira per la testa un’idea assurda, o almeno spaventosa.

Che io non sia una persona completamente centrata è cosa nota, si sa, e me ne sono fatta una ragione, che poi non è che ci stia proprio male nel mio modo di essere, ma andiamo oltre.

Dicevo.

Spesso e volentieri ho ascoltato il mio istinto e seguito il buon senso, e me ne sono pentita.

É forse giunto il momento di fare una pazzia, di quelle grosse, ed ascoltare l’istinto.

É da qualche settimana che  mi gira per la testa l’idea di fare una vacanza da sola.
Poi penso in grande.
E non voglio più fare solo una vacanza, ma proprio un viaggio.

Ho scelto la meta, o almeno ho pensato a quale meta. Il Giappone.

E se seguissi l’istinto? E se lo facessi davvero un viaggio da sola in Giappone?

Forse è la chiusura della stagione di Pechino, forse è la storia di Shibuya, forse è la mia costante esigenza d’evasione, forse boh.
Però sta cosa sta iniziando a farse sempre più spazio nella mia testa.

Io mi sto informando, non si può mai sapere che mi parta lo sclero e prenoti tutto… Io, da sola in Giappone.

Sarebbe una figata pazzesca, no?!?

AMERICA.14

E siamo arrivate all’ultimo giorno.

Ricorda last but not least.

La prima destinazione che è andata a vuoto è il MOMA PS1, copiano il nome dal museo più importante solo per attirare visitatori. Non lo dico io, lo dicono direttamente loro. Così si evitano comparazioni inutili.

Partiamo dal nostro hotel nel Queens per andare a questo MOMA, scopriamo di poter entrare gratuitamente perché abbiamo il biglietto del MOMA vero.
Nello stesso momento scopriamo che apre alle 12.00, bene ma non benissimo.

Andiamo in centro, destinazione Little Italy, qui ci torneremo dopo, iniziamo a sentire la mancanza dei cibi di casa, ma la Little Italy che ci troviamo difronte poco o nulla ha a che vedere con il nostro immaginario. Insomma, scegliamo di mangiare una pizza da Puglia, ma l’ambiente è esattamente come gli altri ristorante di New York, buio e con il pavimento scivoloso, io lo so il perché ma lì per lì non ci penso.

La pizza è buona, nonostante siamo in America, caspita, proprio bravi questi italiani a fare la pizza!

Camminiamo in zona e ci troviamo davanti ad una scalinata che tanto ci ricorda quella di Philadelphia, non c’entra nulla, questo è il tribunale e forse oggi è giorno di lauree e matrimoni, intorno a noi gente con la corona in testa e l’abito bianco, bene ma non benissimo.

Torniamo al parchetto lì vicino e ci mettiamo ad osservare i vecchietti che secondo la guida giocano a scacchi, in pratica giocano a carte, mi sembra di essere in Italia, dove la teoria non rispetta la pratica, siamo circondate da cinesi, e niente, siamo a chinatown.

Con la pancia piena e la mezza passata da un pezzo torniamo nel Queens.
Diamo l’addio provvisorio Manhattan e andiamo a visitare questo MOMA PS 1 che c’incuriosisce.

L’arte è moderna, alcune opere di difficile comprensione, altre se viste da lontano avevano il loro perché, mancava il “MA COME?” ma non possiamo avere sempre tutto.

Usciamo e ci dirigiamo a malincuore verso l’aeroporto.
La nostra vacanza è giunta al termine.
Il bagaglio di sensazioni è pieno, i ricordi iniziano a riaffiorare.
Ora l’unica speranza è che non ci siano ritardi.

AMERICA. FINE.

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AMERICA.13

Oggi è l’ultimo giorno pieno.

Oggi sarà l’ultima volta che vivrò un tramonto newyorkese, domani si torna a casa, e se devo essere sincera sento la mancanza.

A me casa mia manca.

Non è che mi manca la casa in sé o le persone che mi grativano attorno, mi manca il cibo.

Eh già, non vivo in Burundi, non sono deperita, io mangio e mangio di gusto.

Mi manca il cibo di casa mia, mi mancano da impazzire le zucchine grigliate, non ne posso più di mangiare hamburgher, hot dog, cheddar. Basta, davvero basta.

Avrei bisogno di tornare a casa, fare una pausa e poi tornare qui, e mi sa che farò esattamente così, mi prendo una pausa di un anno e poi torno in America.

Insomma, ogni scusa è buona per dire che qui io mi trovo bene, cibo a parte, e poi questa mi sembra una valida scusa, no?

La giornata prosegue con il Guggheneim, l’abbiamo già visto da fuori, siamo già entrate ieri, ma non ci hanno fatto salire perché era troppo tardi, oggi siamo più fortunate.

Dal basso pensi “sì è particolare” poi sali e wow.

I quadri sono esposti in maniera strana, l’audio guida ti spiega il percorso ed alcuni dipinti che ti trovi davanti, lo spettacolo è sensazionale.

Non mi è piaciuta la parte dedicata ad i quadri cattolici, non so come si chiama, l’ho trovata troppo tetra e troppo buia rispetto all’idea che ho io della Fede, ma sono sensazioni e si sa, le sensazioni sono personali.

Finita la visita scegliamo di vedere davvero Little Italy, di vistarla, salvo poi restare deluse perché è solo quella via, ci sono solo ristoranti ed è rappresentata solo una piccola parte del sud italia, insomma, buon cibo, per quanto possa esserlo in America e, fine.

E’ stata un po’ una delusione, anche se in tanti ci hanno preparato a questa cosa dicendoci che non ne saremmo uscite soddisfatte, a maggior ragione visto che siamo del nord.

Torniamo in hotel, ancora una volta con la pancia piena ed i piedi gonfi, contente ed un po’ tristi, domani ultima mezza giornata e poi volo intercontinentale.

PASSI DEL GIORNO19793