IL TRENO

Eppure a me restare a guardare il treno che passa piace un sacco!

Anche oggi mi è capitato.
In realtà non è proprio un treno ma un trenino.
Anzi no.

È il trenino della Dalmine.
Un’azienda molto importante della mia zona che utilizza (anche) il trasporto su rotaie.

Quando mi capita di incrociarlo resto incantata a guardarlo.
Esatto come quando le mucche guardano i treni.
Resto proprio così con la bocca semi aperta, un mezzo sorriso, il motore spento e incantata guardo questo trenino che anche mio nonno ha utilizzato passare imperterrito sulle rotaie.

Senza mai sbagliare rotta.
Avanti e indietro.
Arriva lui e tutto si ferma. Statali e arterie stradali importanti e non.

Ecco.
Mi piacerebbe essere così.
Riuscire a restare in equilibrio sulla mia rotaia e non avere nessun dubbio sul fatto che sì, incontrerò un sacco di ostacoli, ma ci sarà sempre qualcuno che mi lascerà passare.

Oggi sono poetica.
Va così, domani chissà.

E comunque guardare i treni di una volta che sferragliano sulle rotaie con quell’andamento lento e costante è una figata pazzesca.
Nessun superveloce potrà mai trasmettere la stessa poesia.

E poi dietro di me un camionista imbizzarrito suonava il clacson senza sosta, come si fosse incastrato e sbraitava imperterrito.
Chissà perché non apprezza il trenino che passa.
Chissà perché non nota la bellezza di questo mezzo di altri tempi.

Mi sono risposta, per caso forse, sono riuscita a darmi una risposta.
Non siamo tutti uguali, ognuno di noi nota piccole sfumature che per altri sono solo seccature.

Dobbiamo trovare quelli che vedono i nostri stessi dettagli, solo così possiamo convivere e non coesistere.

Saggia, eh?

Io, così! Bah!

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Di stucco.
Dire che sono rimasta di stucco è un modo gentile per non essere eccessivamente volgare ma giungere velocemente alla fonte del problema.

Oddio, problema,
per me è un “anche no”, ma per altri sicuramente è un grosso problema.

Ero sul treno, e già questo è un evento non raro, dippiù.
Ovviamente, la mia capacità inversa di allinearmi alla tecnologia, mi ha portato a NON ascoltare musica, salcazzo perché, ma questo è tanto.

Ascolto (senza volerlo – curiosità mea culpa) il discorso di due ragazzine, ma proprio ine.
Avranno avuto quattordici o quindici anni, così a occhio.

Io voglio un uomo sposato. Loro sanno cosa vuol dire avere una famiglia.
Come faccio a puntare su di un mio coetaneo che non ha esperienza?

Hai ragione.

Una e l’altra.
Io così, bah!

Non ho commentato, non era il caso.
Ma ho iniziato a pensare.

Ma davvero???
Davanti a me, una signora mi ha guardata.
Anche lei senza cuffiette, probabilmente con il mio stesso disagio.

Le parole non servivano.
Abbiamo sicuramente pensato la stessa cosa.
Ora.

Tralasciamo il dettaglio che ho scoperto di essere (anche) telepatica con perfette sconosciute, ma.

Ma queste ragazzine, davvero crescono così?
Io così, bah!

 

 

ECCOLA!

  
E finalmente eccola qui…la bella stagione.

No, non è ancora tempo per costumi interi, spezzati o trikini, o meglio non lo sarebbe, ma si sa, qui, com il caldo la gente interpreta alla sua maniera.

Lei è qui. Pronta a fare capolino e no.

Molti, ma che dico, moltissimi di noi non lo sono.

Ecco che incontri persone che pur d’ inseguire la prova costume sono disposte a fare anche solo un esame scritto, perchè è palese che quello visivo è negativo.

E allora che fare? Ci si iscrive in palestra, si fanno workout fino allo sfinimento, si corre, si salta, si suda.

Si suda, esatto. Si suda.

Credo che nelle istruzioni per “corsa ai ripari per i ritardatari” abbiamo omesso il capitolo profumo.

Oddio, non che l’odore sia cosa importante per tutti, nel senso, siamo uomini, in teoria evoluti, ed altrettanto in teoria il problema non dovremmo sverlo, quello di annusarci intendo,avete presente gli animali? Si annusano, e capiscono, cosa non so, ma so per certo che capiscono. 

Ecco, noi umani no. Abbiamo il dono della parola, a noi non serve annusarci, a noi basta, sempre in teoria, parlarci.

Quindi, caro passeggero, che per sbaglio sei accanto a me su questo vagone maleodorante, per favore, fattela ‘na cazzo di doccia ogni tanto!

Ci sta che mi martelli gli zebedei con l’importanza delle proteine in una dieta variegata, ci sta che mi ammorbi dicendomi quanto siano importanti gli HIIT in palestra, ci sta che mi spieghi di come sia strutturato un allenamento funzionale, ma, anzi.

Ma. Se non ti lavi, io continuo imperterrita ad essere disturbata dal pemsiero che i tuoi germi vivano una vita difficile, insomma, vivono in mezzo alla sporcizia, un po’ come tanti umani evoluti nelle grandi cittá, ma quella è un’altra storia, che no, non si risolve con una doccia…

IL TREnO

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A volte capita di farsi dei film, non sempre il film in questione è di quelli strappalacrime o strabordante di input positivi.

Capita che a volte sia così, senza un senso compiuto ed evidente se non sei più che predisposto.

Un temporale, un lampo, un tuoNo.

Mi hai scritto un messaggio, diceva così: Ogni colpo di fulmine è seguito da un tuo no.

Credevo che lo spazio fosse un errore del t9 (perché tanto ha le spalle larghe e si porta via tanta di quell’ignoranza che guarda..) invece no. Cioè no inteso come no. Come quello che ti dicevano da bambina mentre ti arrampicavi sulla lavatrice o sull’armadio (dai, l’avrete fatto anche voi, NO?).

Sbagliavo.

Parlavo con un conoscente, si discuteva dell’importanza dei treni, no non quelli fisici, quello del destino quelli che passano una volta e basta, o forse basta. Insomma. Si diceva che questi treni, o sarebbe meglio dire occasioni sono come i colpi di fulmini, se è perso è perso, insomma se è perso è un no.

Come il finale di tuono. No.

Niente, io c’ho provato e riprovato, la freccia non t’ha preso.

C’ho provato con una tegola.

Nulla, l’aiuto schivata, stavi prendendo il treNo mi hai detto.

A me succede così, leggo, immagino elaboro. E spesso, il risultato è lontano anni luce dal messaggio di partenza.

ÇA VA SANS DIRE.

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Ora.

Io posso capire che pronunciare parole generalmente sconosciute possa farti sentire figo ma, e sottolineo il ma.

Non so quale spirito si sia impossessato di me per evitare di intervenire in questa conversazione, veramente non lo so, ma sono stata in grado di stare zitta e fingere un’espressione indifferente.

Forse in molti al mio posto avrebbero reagito diversamente, ma io no, forte di tutti gli esercizi di autocontrollo che sto facendo in questo periodo, sono stata in grado di ignorare ciò che il mio cervello stava elaborando.

Ora.

Forse se solo fossi sorda in determinati momenti male non farebbe.

E’ raro che io utilizzi i mezzi pubblici, tendo a muovermi in macchina, generalmente con la mia macchina e con me alla guida ma, quando devo andare in posti particolari sono obbligata ad usare i mezzi.

Oggi sono andata in città in treno.

Non commentiamo la pulizia dei vagoni, lasciamo stare, il mio concetto di pulizia è diverso.

Non commentiamo la percentuale di persone diversamente proporzionale alla capienza del vagone, le mie capacità matematiche senza l’uso della calcolatrice sono limitate, molto limitate.

Scelgo di prendere il treno delle otto e quarantacinque, sperando di evitare le orde di ragazzini che si recano a scuola, ecco, già da qui potrei pensare che la mattinata è iniziata male, molto male.

Il treno precedente non è arrivato, forse in ritardo, forse chissà, non è dato sapere a noi poveri ed ultimi utenti paganti (tra l’altro).

Ci lanciamo sul vagone, la speranza di fare il viaggio seduta svanisce il secondo successivo al quale ho messo piede sul vagone, va bè sicuramente non cadrò, siamo pressati.

Davanti a me due ragazzine che avranno forse quindici anni stanno disquisendo sul fatto che oggi si stecca, insomma, si salta la scuola, e fin qui. Quanti di noi non hanno bigiato almeno un giorno?

E’ il resto del discorso che ho involontariamente ascoltato ad avermi lasciato basita.

  • Oh! Hai visto lo youtuber ieri sera?
  • Si ma zia! Quanta ignoranza?
  • E’ vero! E’ proprio scemo.
  • Anche quando ha detto “Se solo avessi i tuoi anni”, ma quanto è ignorante?Dove cazzo ha studiato?
  • No guarda ça va sans dire
  • Ma dai!Dove l’hai imparata questa?? Lo dovremmo insegnare a quel cafone!

Ora, il dubbio nasce spontaneo.

Ma dov’è l’errore? Ecco che l’amica di bigiata arriva in mio soccorso.

  • Certo che se solo parla in italiano potrebbe avere molte più visualizzazioni. “Se solo avessi..” Che ignorante! Ma come fa a non sapere che si dice “se io avrei?”

Bene.

A questo punto io mi sono immaginata la scena che stavo vivendo in terza persona.

Hai presente nei cartoni animati quando il protagonista prende una martellata in testa?

Ecco quella ero io, sempre fingendo disinteresse a tutta questa dose eccessiva di regole grammaticali.

Che poi.

Ti sbilanci con frasi fatta non italiane e non sai apprezzare un cazzuto condizionale.

Ora, parliamone.

La mia inclinazione a fare la di più mi avrebbe portato (anni indietro) a chiederti cosa significasse esattamente la frase ça va sans dire. Ma sono cresciuta e no ti ignoro.

Non faccio la saputella, la saccente, ma un condizionale io, sono in grado di usarlo in modo corretto.

Beata ignoranza, ça va sans dire.