IL TRENO

Eppure a me restare a guardare il treno che passa piace un sacco!

Anche oggi mi è capitato.
In realtà non è proprio un treno ma un trenino.
Anzi no.

È il trenino della Dalmine.
Un’azienda molto importante della mia zona che utilizza (anche) il trasporto su rotaie.

Quando mi capita di incrociarlo resto incantata a guardarlo.
Esatto come quando le mucche guardano i treni.
Resto proprio così con la bocca semi aperta, un mezzo sorriso, il motore spento e incantata guardo questo trenino che anche mio nonno ha utilizzato passare imperterrito sulle rotaie.

Senza mai sbagliare rotta.
Avanti e indietro.
Arriva lui e tutto si ferma. Statali e arterie stradali importanti e non.

Ecco.
Mi piacerebbe essere così.
Riuscire a restare in equilibrio sulla mia rotaia e non avere nessun dubbio sul fatto che sì, incontrerò un sacco di ostacoli, ma ci sarà sempre qualcuno che mi lascerà passare.

Oggi sono poetica.
Va così, domani chissà.

E comunque guardare i treni di una volta che sferragliano sulle rotaie con quell’andamento lento e costante è una figata pazzesca.
Nessun superveloce potrà mai trasmettere la stessa poesia.

E poi dietro di me un camionista imbizzarrito suonava il clacson senza sosta, come si fosse incastrato e sbraitava imperterrito.
Chissà perché non apprezza il trenino che passa.
Chissà perché non nota la bellezza di questo mezzo di altri tempi.

Mi sono risposta, per caso forse, sono riuscita a darmi una risposta.
Non siamo tutti uguali, ognuno di noi nota piccole sfumature che per altri sono solo seccature.

Dobbiamo trovare quelli che vedono i nostri stessi dettagli, solo così possiamo convivere e non coesistere.

Saggia, eh?

PIAZZA GRANDE

Ti è mai capitato?

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Di canticchiare una canzone per tutto il giorno, senza un motivo, dal nulla ti viene in mente una canzone e la canticchi tra te e te…

Oggi mi è tornata in mente questa bellissima (almeno per me) canzone di Lucio Dalla (1943-2012) , che più che cantante l’ ho sempre considerato un poeta.

Santi che pagano il mio pranzo non ce n’è
sulle panchine in Piazza Grande,
ma quando ho fame di mercanti come me
qui non ce n’è.

Dormo sull’erba e ho molti amici intorno a me,
gli innamorati in Piazza Grande,
dei loro guai dei loro amori tutto so,
sbagliati e no.

A modo mio avrei bisogno di carezze anch’io.
A modo mio avrei bisogno di sognare anch’io.

Una famiglia vera e propria non ce l’ho
e la mia casa è Piazza Grande,
a chi mi crede prendo amore e amore do,
quanto ne ho.

Con me di donne generose non ce n’è,
rubo l’amore in Piazza Grande,
e meno male che briganti come me
qui non ce n’è.

A modo mio avrei bisogno di carezze anch’io.
Avrei bisogno di pregare Dio.
Ma la mia vita non la cambierò mai mai,
a modo mio quel che sono l’ho voluto io

Lenzuola bianche per coprirci non ne ho
sotto le stelle in Piazza Grande,
e se la vita non ha sogni io li ho e te li do.

E se non ci sarà più gente come me
voglio morire in Piazza Grande,
tra i gatti che non han padrone
come me attorno a me

Questa canzone è stata scritta e pubblicata tra il 1971 e 1972, non ero ancora nata, ma credo che sia immortale, ogni volta che l’ ascolto, non solo nella mia mente, resto affascinata, rapita…

La frase che preferisco è… “a modo mio quel che sono l’ho voluto io”..

Rifletti.. rifletti… e resti con un sorriso stampato in faccia..Perché nonostante tutto è una bella canzone.