Tempi proficui

roses-1029194_960_720

Nell’ultimo periodo sto provando a dare sostanza i sogni.
Prossimamente racconterò gli sviluppi, adesso è ancora tutto un po’ fumoso, insomma, mi serve ancora un po’ di coraggio per prendere forza e spazzare via le ultime nuovole!

Ma.
É qualche giorno che sono latitante nel blog, gli impegni mi prosciugano il tempo e non riesco a togliere ore al mio sonno, pigra ahimè.

Qualche giorno fa però, complice la necessità di scusarmi con una “collega blogger” perché ho combinato un disastro! Mi perdonerà? Speriamo! Di certo le ho fatto uscire un po’ di fumo dalle orecchie…

Dicevo.
Rientro nel blog e leggo un commento.
Bello, anzi no, bellissimo! Insomma la sostanza della mia voglia di essere.

Ora.
Non mi lodo perché altrimenti m’imbrodo e si sa, di questi tempi l’umidità è assassina!

Ma.
Una frase mi è piaciuta un sacco, e ho deciso di farla diventare il mio Mantra della settimana:

Il destino è un incrocio, mai una rotonda!

Ora.
Mettiamo da parte le mie evidenti e già conclamate difficoltà automobilistiche che, superabili per carità, sono pur sempre impegnative.

Leggere questa frase è stato un po’ come aggiungere un punto e virgola al libro della mia vita.

Sto per mettere un punto importante e voltare pagina, ci sono quasi, lo sento, lo spero.
E poi trovo, nel mondo che mi circonda, un altro appiglio per convincermi – sempre di più- che sono sulla strada giusta.
Qui ci stava una parolaccia rafforzativa, ma voglio (provo!!!) ad essere delicata e non la metto.

Ora, non ti resta che rileggere l’ultima frase e immaginare cosa e dove mettere la parolaccia che non voglio scrivere.
Così, solo per sorridere e perché sono un’idiota e non riesco a prendermi troppo sul serio!

Grazie mille a Francesco per avermi scritto queste parole!

SINGLE E FELICE (ma non troppo) #7

tulip-1320559_960_720

Fosse per me il messaggio del buongiorno sarebbe all’interno del decreto mille proroghe.
Sai perché? Risvegliarsi con un tuo messaggio è fantastico. Sapere che mi pensi lo è ancora di più.

Senti amica.

Ti prego.

Tutta questa dolcezza mi sta sciogliendo, che poi, fosse l’adipe ad andarsene ti chiederei di continuare. Ma no, non è così. È la mia pazienza che mi sta abbandonando, in modo direttamente proporzionale alla tua dolcezza, si chiamala così.

Tu non capisci.

Quando l’amore ti travolge ti stravolge. Come…come se un treno ti investisse.

Ecco. La metro sta arrivando, cosa faccio?mi ci lancio sotto?

Sono arrivata alla consapevolezza che no, non sono portata per l’amore, o meglio per tutte queste smancerie che si porta dietro.

Ti amo ti lovvo ti voglio.

Ma chittesencula dico io.

Dai! L’altra sera al giappo? Ne vogliamo parlare?

Lui che tenendo intrecciata la sua mano in quella di lei le dice: “amore ti prego, ascoltami”

Ora.

Già il fatto che le teneva la mano a me ha fatto pensare, parecchio. Aveva paura che scappasse? No dico io.

Tu che mi dici che devo crederci, guardarmi in giro.

Amica io l’ho fatto, lo sai che seguo i tuoi consigli alla lettera!

Insomma, per farla breve lui l’aveva tradita e le stava chiedendo scusa davanti ad un piatto di sushi.

Insomma.

Pesce morto per accentuare la mortificazione.

Ma ti prego!

E poi se io non ci credo non me ne devi fare una colpa.

Anche tu non credi nell’unicorno!

PRE di SINGLE E FELICE (ma non troppo)

tulip-1320559_960_720.jpg

Raccontare delle vicissitudini sentimentali strappando un sorriso non è per niente facile.

Io ci proverò, ovviamente a modo mio.

Ecco che da oggi per qualche settimana il mio blog sarà popolato da questa nuova rubrica che si chiamerà.

SINGLE E FELICE (ma non troppo).

Sono e spero che sempre sarò alla ricerca del sorriso dal mattino (dopo il terzo caffè intendo).

Ecco perché io ci provo in tanti modi a strappare un sorriso prima di tutto a me stessa.

Ecco perché queste premesse dovranno andare ad alleggerire l’autostima di vari ed eventuali uomini che si scontreranno con questa mia nuova bizzarra idea.

Non è mia intenzione offendere nessuno tra chi legge. Oddio, magari qualcuno che legge sarebbe da offendere, anche se sta certezza che perda del tempo a leggere… “Lui che dice che leggere è una perdita di tempo…”

Ma vabbè. Detto questo e sottointeso tanto altro mi ritrovo qui.

Con questa nuova idea in procinto di partire, io con il sorriso stampato in faccia, e…vado a scrivere l’episodio hashtag uno.

 

 

OGGI SONO FELICE PERCHé…

4

PILLOLE DI FELICITA’: LA GRANDE QUERCIA

09_Marche_Quercia_Passo_di_Treia.jpg

Immagine presa dal web

Se ti sei perso l’ Episodio n.1 lo trovi QUI oppure QUI

Episodio 2

Vicini di casa, compagni di giochi dalla culla, compagni di scuola, amici per la pelle. Marco e Lucia erano cresciuti insieme per le vie del loro paesino di poche migliaia di anime dove tutti li conoscevano, ed in molti li immaginavano già adulti, insieme, come sempre del resto, come quella volta che la nonna di Marco partecipò alla sagra del Paese preparando un piatto tipico, le polpette ripiene, il cibo preferito del suo dolce nipotino, coinvolgendo nella preparazione anche le due piccole pesti. Quella volta arrivarono secondi e furono proprio loro due, spinti dalla nonna, a ritirare insieme premio sul palco montato per l’occasione in una piazza gremita di gente.

Chi però ha qualche anno sulle spalle e una buona esperienza di come va la vita, sa che è difficile per due ragazzi così giovani, anche se così uniti, percorrere lo stesso cammino insieme.

Ognuno presto o tardi inizia a sviluppare la propria indole, le proprie passioni, ed è così che dopo la scuola media i due ragazzi intrapresero una via diversa, Lucia, la più ribelle dei due, quella che aveva sempre mostrato una maggiore intraprendenza e negli ultimi anni anche accennato di tanto in tanto una certa insofferenza alla lenta vita del borgo, decise di intraprendere gli studi classici in città, approfittando anche dell’appoggio logistico della zia materna lì residente, Marco invece, il più calmo della “coppia” ma al tempo stesso il più saggio, il pilastro a cui Lucia amava aggrapparsi nei momenti di difficoltà, scelse di non allontanarsi troppo da casa sua, andando a frequentare il locale liceo scientifico, anche perché, in verità, l’ipotesi della città gli era stata preclusa dalle ansie materne e dalla disponibilità, o meglio indisponibilità, economica della sua famiglia.

I giorni passavano volgendo al termine dell’estate, l’ultima della loro adolescenza, e scorrevano tranquilli, come sempre. Il pensiero del distacco non li toccò mai, anzi si, solo una volta, ma venne liquidato velocemente con un concorde “ci sentiremo comunque, non cambierà nulla”, e poi in fondo non erano mica fidanzati. Ci avevano sempre riso su solo al pensiero, ad ogni battutina di un compagno o di un amico dei genitori incontrato per strada, la sola idea di scambiarsi un bacio li faceva ridere a crepapelle, versi sguaiati e guance rosse di vergogna. La loro amicizia però era sacra e andava suggellata simbolicamente, così, una settimana prima della partenza di Lucia, tornarono alla grande quercia all’ingresso del paese ed incisero le iniziali dei loro nomi.

L’ avevano già fatto per scherzo molti anni prima, questa volta invece si trattava di una cosa seria, e proprio lì, davanti all’ imponenza del grande albero simbolo del paese, luogo di ritrovo e di giochi per i ragazzini del luogo, sancirono una promessa che sarebbe durata una vita, la loro eterna amicizia.

“Nulla e nessuno ci dividerà! Promettimelo Polpetta!

Si! Te lo prometto Cavalletta”

Il muso lungo di Lucia si aprì in un largo sorriso, Marco sapeva che lei detestava gli insetti in generale, le cavallette in particolare, ma se l’ era cercata, riportando alla memoria la storia delle polpette e della sua ingordigia per quel piatto.

Ed eccomi alla fine del secondo episodio scritto a quattro mani con NEOGRIGIO