Cintura

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Bando alle ciance ed evitiamo richiami storici ad una qualsivoglia canzone spagnola estiva, mi riferisco al titolo.

Suvvia.

Qualche giorno fa, in macchina, ho visto un posto di blocco.
Nessun allarmismo, ho ancora la patente, tutti i punti e il conto in banca salvo.

Ma.

Mi sono fermata (per modo di dire, eh!) ad osservare le macchine che procedevano in senso contrario, quelle che andavano verso il posto di blocco.

Ecco.
Uno su tre non aveva la cintura di sicurezza. Tralascio se sia sicura davvero sempre e comunque.

Ma.
Com’è che tante macchine di oggi vengono vendute con questo marchingegno con una simpaticissima musichetta e tu, anzi voi, vi ostinate a non metterla?!?

Tralasciamo i punti, si possono recuperare.

Tralasciamo i soldi, ne buttiamo tanti anche per motivi più futili.

Ma.
Perché rischiare la vita, che no, non si recupera per una banalità simile?

CHE POI BOH

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Succede che.

A volte.

Non sempre, eh! Insomma, succede che pensi di aver conosciuto il peggio.

E poi no, in un attimo ti accorgi che no, al peggio non c’è mai fine.

Pensavo d’aver viso tutto con il vecchietto con il cappello alla guida di un’utilitaria qualsiasi, mi sbagliavo.

Ieri ho avuto un incontro non troppo ravvicinato (grazie sesto senso) con una simpaticissima anziana alla guida.

Lei: Sedile ribassato, schiena dritta contro ogni previsione, mani fisse sul volante a 10:10, occhiali con catenella incorporata, capelli di un grigio brillante cotonati anni ’80.

E poi c’ero io.

Ringrazio il nipote della nonnetta in questione per averle fatto uno scherzo definito “da bastardello”, credo che abbia abbondato con il bostik sul pedale del freno, non mi spiego l’andatura altrimenti.

E niente.

La nonnetta esce dritta dallo stop. Suonando il clacson, perché sia chiaro, aveva ragione, o forse solo fretta, spero che dovesse espletare una funzione corporale urgente, diversamente non me lo spiego.
Io resto ferma al mio “dare precedenza”, immetto la prima, ma no non parto, perché una sentinella mi dice che la nonnetta di botto inchioda. Ed ecco che le mie previsioni s’avverano.

Io guardo la scena, attendo che la protagonista in questione ricominci la marcia.

Pensavo che fosse il nonno con il cappello il peggio del peggio e invece no.

Perché la nonnetta alla guida non è l’unico esemplare da panico paura incontrato. NO.

C’è anche lei, in questi ultimi giorni di pioggia ho avuto modo di vedere altre tipologie di soggetti.

La donna, di mezza età in bicicletta, con l’ombrello, le borse della spesa e il cappotto lungo. Quel tipo di cappotto che rischia di entrare nelle ruote ad ogni pedalata.
Quel genere di persona in bilico sulla bicicletta, che tocca con le punte, che vuole fare quella giovane, che non ha più i riflessi di un tempo, ma che non lo puoi neanche lontanamente annunciare. Ecco quella.

Te la trovi a fianco allo stop, aspetti che lei vada, le dai un esiguo vantaggio, non lo fai per un senso civico estremamente sviluppato, ma semplicemente perché non hai voglia di vedere sangue schizzare dappertutto.

Eh niente.

Adesso, ho visto tutto?

 

PENSIERI DI UN ANIMALE QUALUNQUE

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Facile a dirsi più difficile a farsi.

Mi piacciono gli sciogli lingua, ancora di più quando faccio fatica anche solo a pensarli.

CONTORTA. Spesso mi sono sentita dire che sono una persona contorta, è vero.

Voglio un uomo con la U, ma voglio non si deve dire. Questione d’educazione.

Lo voglio con una determinata cultura, e poi m’accorgo d’essere la prima con lacune senza fondo. Magari un fondo ce l’hanno ma che fatica guardare giù.

Insomma, non so nemmeno io cosa voglio.

Difficile scegliere quando hai le idee confuse.

Ancora di più quando non è che puoi scegliere, ma ti devi adeguare.

Devo comprarmi un gatto. Ecco quale fine farò.

Io, un gatto che sputa peli e una lettiera, e poi magari farò come quel dj della radio. Quello che ha portato il gatto al mare, quello che legge nella mente del suo animale.
Quello stesso animale che arrivato in spiaggia ha pensato “Ma questa lettiera infinita?”.

EHNNIENTE.

Scema io, con o senza animale domestico.

Che poi i gatti non mi piacciono neppure, insomma, sono troppo autosufficienti. Fra un po’ ti portano anche la spazzatura all’angolo della strada, dai non si può neanche pensare:

“Padrone, esco a fare un giro, ti porto fuori il sacco?”
“Grazie Felix!”

MA ANCHE NO. Pazza, sono una pazza.

Mi faccio certi film che guarda…É il finale che purtroppo è sempre lo stesso, del resto un saggio lo diceva, il più bel finale non è ancora stato scritto.

Io non lo so cosa mi passa per la mente, io so soltanto che a volte partono certi flash.
Marta, e un gatto. NAH. Cosa diavolo mi salta in mente?

Meglio un cane.

Che poi dovrei curare. Portare a spasso, dal veterinario e magari dall’estetista, e poi c’è quello che lo lava, quello che l’asciuga, quello che gli fa i massaggi.
Diventerei dipendente del doggy style, e a me me certe etichette vanno strette.

No. Anche questa ipotesi non va bene.

La coda sta ripartendo, è meglio che mi concentri sulla guida e tralasci questi pensieri inconcludenti.

 

IL MIO PRIMO PENSIERO

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Ieri ha nevicato anche qui, da me.

Vivo in conflitto con questa perturbazione, non è che c’è un rapporto d’Amore e odio, la odio e basta, anzi la detesto, perché no, non l’ho mai amata.

Hai presente quando tutti i bambini stavano in cortile a costruire pupazzi di neve?

Ecco, io ero quella bastardella che stava sotto la veranda e li guardava, per inciso, io ero al caldo, quasi sempre.

Ho sempre detestato il giubbetto, tutt’ora è così, mi da fastidio, non lo posso sopportare.

Figurati dover stare con sciarpa, cappello, naso che cola, giubbotto, cazzi e mazzi, no, non fa per me.

Adesso sono diventata grande, in senso letterario, perché figurativo non è proprio rappresentativo, vivo nel mio metro e cinquantotto abbondante ( in larghezza, ahimè).

Io la neve la detesto.

Io da ieri sono in giro a piedi, al lavoro ci vado a piedi, dal lavoro torno a piedi.

La mia macchina è confinata al garage, guai a chi prende l’iniziativa di (solo) pensare che io possa ( o voglia) guidare.

Mi dicono che le paure le devo superare.

Bene, non sono pronta, rispondo a tono.

Io questa condizione metereologica non la capisco.

Non è tanto la neve in sé che mi crea disagio, è proprio la situazione.

C’è da dire che chi mi circonda non fa nulla per addolcire questa pillola, oggi per esempio.

Stavo venendo al lavoro, a piedi e incontro:

  • Una signora, avrà avuto sui cinquant’anni con indosso giubbetto di jeans, uno smanicato di qualche cadavere peloso, colbacco (anch’esso peloso), muffole e occhiali da sole.

Il primo pensiero è stato che “sono sbagliata io”, poi ho riflettuto e no, non sono sbagliata io.

  • Faccio altri dieci metri circa e… incontro due ragazze, perché avranno avuto circa la mia età, quindi meno di trentacinque anni, di evidenti origini dell’est che si facevano un servizio fotografico tutto belle felici e sorridenti.

Il primo pensiero è stato “ma queste la neve non l’hanno mai vista?” No, mi sono risposta da sola, probabilmente no.

Alla fine sono arrivata in ufficio, manco fossi un pupazzo di neve con giacca a vento al seguito.

E niente.

Poi quella strana sono io.

Oggi va così, pensierosa.

IMPRINTING

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Immagine presa dal web

L’ Imprinting del Risveglio viene dato da piccoli, c’è poco da fare, c’è poco da dire.

Io sin da piccola mi sono sempre svegliata all’ ultimo, sono sempre stata accompagnata a scuola e con calma avevo il tempo del risveglio.

Ci sono bambini invece che vengono catapultati giù dal letto dal cane, e il cane in questione è un pastore tedesco affetto da iper-vivacità che tutte le mattine sveglia un bambino.

E’ normale che poi il bambino non abbia il tempo per capire il come dove e quando.

E’ normale che la mamma arrivi in ufficio trapelata e visibilmente irritata perché il figlio ancora una volta non si è svegliato in tempo.

Succede tutte le mattine, lei (la mamma) dopo aver urlato e sclerato perché il piccolo innocente non ha (esattamente in quest’ ordine) ancora:

  • fatto colazione;
  • lavato la faccia, denti ascelle;
  • indossato i vestiti lavati e stirati preventivamente dalla mamma la sera prima;
  • allacciato le scarpe;
  • sistemato il letto;
  • riposto il pigiama sotto il cuscino;
  • preparato la cartella;
  • finito i compiti;
  • preso la laurea.

Succede che essendo di fretta la mamma deve aprire velocemente il garage prima, il cancello poi, ovviamente dopo aver messo l’ antifurto, controllato che il marito sia uscito, il figlio sia sulla macchina ben allacciato, dato da mangiare e da bere al cane.

Dicevo, succede che, di corsa lei debba raggiungere il pulmino in cui catapultare il figliol prodigo.

Succede che hanno inventato i dossi, ed il sindaco del paesello ha preso talmente a cuore la questione che passare in macchina dalla circonvallazione è come fare un paio di giri della morte sulle montagne russe di Gardaland.

Succede che immancabilmente non trovi il parcheggio e faccia scendere al volo il figlio.

Succede che immancabilmente davanti allo stop sbuchi la nonnina vestita da albero di natale con il nipotino al primo giorno di asilo nido, il cane e il gatto al guinzaglio.

Succede che incontri tutte le sacrosante mattine, quelle simpatiche sciure che la spesa la vanno a fare alle 07.55 in bicicletta svuotando tutti i negozi del paese, così giusto per rompere le scatole alle mamme che devono accompagnare il figlio al pulmino.

Succede che dopo aver fatto tutto questo ci si accorga che sono solo le 08.15, il lavoro inizia alle 08.30 e per arrivarci mancano ancora due chilometri.

Succede che tutte le sacrosante mattine davanti a lei ci sia la “P” di turno, dove “P” non sta per principiante, anche se così insegnano a scuola guida, che a due all’ ora faccia il giro turistico della zona industriale, obbligando i poveri malcapitati a fare una coda chilometrica che se avessero lasciato la macchina a casa sarebbero arrivati in ufficio in anticipo.

Succede che io questo imprinting la mattina non l’ho avuto, io mi sveglio con calma, anche io sclero per gli altri civili che incontro, ma questa è tutta un’ altra storia.