FA CALDO.

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Io non so da voi com’è.

Ma qui, fa caldo, ma caldo caldo eh!

Si sta iniziando a boccheggiare, la gente va fuori di melone e si incolpa il caldo, perché è sempre una valida scusa, anzi spesso.

Alla televisione partono i soliti consigli del: Bevete molto, non uscite nelle ore più calde, attenzione ad anziani bambini ed animali.

Insomma tutto nella norma.

Ah! No, sui social impazzano quelli che:

“Al primo che si lamenta del caldo bla bla bla.”

“Al primo che si lamenta bla bla bla.”

Ecco.

E poi ci sono io.

Scema di mio, caldo e non caldo.

Sclerata di mio, ed il caldo accentua solo la situazione.

Ecco.

Arrivo in ufficio.

Il lavoro qui aumenta a dismisura, passo da una temperatura di pinguini in gita scolastica ad una in cui anche un safari è sconsigliato, ci stiamo capendo?

Oggi me la sono presa con me stessa.

Perché arrivo in macchina e sudo, ma sudo di brutto eh! Gocciolo proprio.

Ed inizio a pensare. Che tra l’altro faccio una fatica becera in sto periodo, non tanto a pensare quanto a fare discorsi di senso compiuto, mi viene proprio difficile.

Insomma.

Mentre gocciolo, e mi lamento, ad alta voce, da sola in macchina, mentre qualcuno preso da un eccessivo buonismo mi bussa al finestrino inconsapevole del destino che l’aspetta.

Ecco.

Mentre penso, uno qualunque, mi bussa al finestrino e mi dice di aprire la macchina.

NO. Metto la retro ed esco dal parcheggio, lasciando il povero incauto uno qualunque in balia di se stesso.

La pazza non sono io, o almeno, non solo io, voleva un passaggio.

Certo.

Di questi tempi vuoi un passaggio????

Ecco.

Pazza si. Incosciente ANCORA no. Con sto caldo poi…Fare pubbliche relazioni. Ma muori, va!

ADDIO CLAIO!

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Dire addio non è mai facile.

No non sono una materialista, però devo ammettere che dire addio non è facile neanche quando a lasciarti è un bene materiale.

Per natura tendo a farmi abbandonare e non ad abbandonare, perché con il senso di colpa non vado d’accordo, non ci sono mai andata d’accordo se proprio devo essere sincera.

Dire addio è difficile. Ma tocca, e da me si dice che a chi toca taca, che significa a chi tocca inizia a …

Ecco.

A me durante il famoso giorno più triste dell’anno è toccata una cosa molto piacevole.

Che si sa.

Io per non perdere il posto più alto nel podio della classifica “esemplare attivo di eccezione che non sempre conferma la regola” mi sono ritrovata ad ascoltare questa frase:
“Marta, stasera andiamo a scegliere la macchina nuova.”

Ahpperò mi viene da dire.

La frase continuava così:
“Te la regalo io.”

Bene, se non benissimo sono rimasta tutto il pomeriggio in attesa dell’ orario per andare in concessionaria a scegliere il modello, il colore e tutto il resto.

Evito di dire che non c’ho capito ‘na beata, ma questo non conta, tanto…

La macchina è per natura o almeno per me, la consecuzione mobile della casa, va da sè che in macchina ho il necessaire ed anche di più.

Ora.

Si sa no, una donna in macchina tiene tante cose, anche nella borsa, insomma come una matrioska ti ritrovi a conservare ciò che è inutile… per poi… Riscoprirlo il giorno in cui cambi mattina e la devi svuotare.

Bene,ma se  con gli oggetti devi trasferire anche intere generazioni di acari il problema si fa corposo, ed è esattamente qui che entra in gioco la femmina che c’è in me.

Io risolvo i problemi, spiccato senso di problem solving che neanche la segretaria di chissà quale big boss, mi conducono a risolvere intoppi quotidiani e non, questo è un non, ma va bene uguale.

Ora.

Mi armerò di borse e borsette e compirò l’ultimo viaggio della Claio.

Pronta a vivere nuove esperienze con la Corsa.

Chissà quante lacrime mi vedrà  piangere, chissà quante arrabbiature mi vedrà sbollire, chissà quante inchiodate dovrà subire… chissà chissà…

Ma io intanto sono contenta e soprattutto, insomma ultima but not the last GRAZIE DADDY! Dovrei scriverlo grande come una casa, anzi no grande come una macchina!

 

BLUE MONDAY

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Che poi pensavo.
Spesso e volentieri mi sono ritrovata ad essere un’eccezione che no non conferma la regola.
A me piace essere così, con il senno del poi accorgermi che si le regole possono essere stravolte, ribaltate, riscritte.
Bene.
Parliamo di questo fantomatico blue Monday.
La giornata più triste dell’anno.
Insomma, se fossi ancora una scolara credo che la classifica che assocerei a questa regola sarebbe la morte del gatto.
Mi spiego meglio.
Una delle scuse maggiormente usate a scuola era: “Non ho studiato perché mi è morto il gatto.”
Ora.
Il gatto ha per dato di fatto sette vite, quindi fargliene perdere un paio per saltare qualche interrogazione non è un reato tanto grave quanto far morire la nonna.
Ma.
Evitiamo di cambiare argomento, questo girovagare mi sta dimostrando che niente, ho sempre più bisogno di scrivere, leggere, fare e disfare.
Dicevo.
Lunedì di questa settimana era il blue Monday e io?
Io vado in concessionaria con mio papà ed esco con la macchina nuova.
Insomma.
Come nelle migliori sceneggiature che si rispettino, entro con il vecchio ed esco con il nuovo.
Quale miglior modo per combattere il cattivo umore, che poi, non è che fossi poi così di cattivo umore.
Insomma.
Io che non amo lo shopping, io che ai centri commerciali affollati di germi e persone preferisco la comodità del mio divano (si! Germi compresi…).
Ecco.
Questo è stato il mio blue Monday.

INSOFFERENTE

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Immagine presa dal web

Al parcheggio sotterraneo, carica di buste stracolme di alimenti di prima necessità, cercando disperatamente di aprire la macchina.

“Buongiorno, sta andando via?”

“Si.”

“Se si muove parcheggio io.”

Bene.

Fuori fa caldo, io detesto appiccicare, sudare e non profumare di buono.

Sono una stronza, tu non lo sai, ma adesso te lo dimostro.

Ops! Casualmente suona il telefono ( essendo femmina con un’abile mossa, alzo a manetta il volume della suoneria).

Rispondo, appoggio le borse in macchina, con calma, per evitare di aumentare la perdita di sali minerali, mi siedo al posto di guida, la portiera la lascio aperta, così permetto all’ambiente di far circolare l’aria.

Sento in lontananza un clacson suonare, fingo noncuranza, sono impegnata a parlare ad un conoscente telefonico immaginario, sorrido, questo si che mi viene bene.

L’auto con a bordo un conducente che gesticola, forse è una nuova danza (scusate l’ignoranza) riparte.

Bene.

Ora posso rimettermi in carreggiata, riagganciare il telefono, liquidare il mio amico immaginario e dirigermi verso altra meta.

Anche oggi ho sfoderato la mia dose di stronzaggine, non posso essere l’unica con una giornata con i nervi a fior di pelle, con un nervoso palpabile, con una voglia assurda di buttarmi sotto la doccia.

No, non posso essere sola, voglio qualcun altro a farmi compagnia, del resto quando il dolore è condiviso non è più sopportabile?

 

 

INCREDIBILE

Oggi ho pensato.

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Immagine presa dal web

O meglio, anziché pensare stavo parlando a voce alta, altissima per l’ esattezza.

Avete sentito le nuove canzoni che passano alla radio? Che poi magari nuove non sono, ma lo sono per me che sento la Primavera avvicinarsi, con l’ aria frizzantina , gli ormoni e tutto il resto.

Bene.

Parlando a voce alta, in macchina, ascoltavo la canzone di Mengoni.

Parole in circolo, questo dovrebbe essere il titolo o almeno è parte integrante del ritornello, ma che bella è?

Avete presente il testo? No?Ecco vai subitissimo a cercarla.

Tralascia il fatto a me piace a me no.

Tralascia il fatto, si ma arriva da un talent ha fatto anni di gavetta.

Per una volta analizzo il testo, la canzone senza lasciarmi influenzare da ciò che i media potrebbe raccontarmi in merito a questa persona.

Caspita! Questo testo è fantastico.

Lo stesso effetto me lo aveva causato una canzone di Elisa, ma non ricordo il titolo.

Io sono nota oltre che per la mia eclatante positività anche per la labilissima memoria in merito a nomi & Co.

Purtroppo faccio non molta, ma di più, fatica a ricordarmi i nomi.

Ricordo le emozioni, le sensazioni piuttosto che il fastidio, non so, per esempio hai presente il sibilo del trapano del dentista? Ecco il rumore lo ricordo benissimo, ma se dovessi chiedermi il nome corretto dell’attrezzo avrei abnormi problemi.

Oppure non so posso farti un altro esempio, hai presente il profumo dei fiori in un campo?

Ecco, è un fiore particolare che cresce spontaneamente grazie all’impollinazione delle api, io ricordo perfettamente il profumo, ma il nome del fiore mi sfugge in questo preciso istante!

Comunque.

Non so voi, ma io adoro cantare a squarciagola in macchina, e ancora di più adoro cantare canzoni che non conosco, invento le parole, la fantasia non mi manca, utilizzo la melodia perché diciamocelo, non sono un’artista quindi pensare alla melodia ed a un testo improvvisato di senso compiuto cos’ su due piedi mi risulta difficile.

Bene sono nuovamente fuori dall’ ufficio, anche i pensieri di questa pausa pranzo posso archiviarli.

Torno al mio lavoro, per nulla monotono ma moooolto razionale, alla prossima divagazione vi considererò partecipi!