BAH!

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É incredibile.

La mole di nonnini con il cappello che mi ritrovo davanti la mattina è incredibile.
Peggio dei funghi, spuntano adcazzum solo per rovinarmi i miei dieci minuti di pace quotidiana.

Che poi pensavo.

Sta qui, è tutta gente che vota.

Ora passi quello che ha solo problemi con il volante, o con la frizione o con le marce, insomma, tanti problemi ma ben delineati.
Ma tutti gli altri?

Quelli che al bar bevono il caffè e sbavano? Manco fossero attempati interessanti, ecco questi, votano eh!

Che poi magari anche loro pensano questo di me. Cioè io voto, o meglio, io rientro nella fascia d’età in cui votare è un dovere, perché i diritti lasciamo stare…

Stamattina pensavo questo.

Secondo me, così come non puoi votare da bambino, ma devi raggiungere una maggiore età, lo stesso vale quando la maggiore età l’hai ampiamente superata.

E niente.

Non ci sono limiti.

Basta un nulla per convincere un alzaimeriano qualunque, suvvia!

Oggi sono così, polemica.

 

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RI-BLOGGO. VONDERNEBEL

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No parliamone.

Spesso mi sento dire che guido male, guido da cani, sono sempre sovrappensiero.

Spesso mi sento dire che sono una di quelle persone che sognano ad occhi aperti.

Bene.

Il mio animo buono dolce e sensibile non può contraddire tutti coloro sputano sentenze senza cognizione di causa.

Ehmbé?

Nulla.

Semplicemente succede che spesso i sogni sono il preambolo di ciò che ci succederà.

Sogni di mangiare una pasta al sugo? Non ti preoccupare potrebbe capitarti l’indomani.

Sogni di svegliarti in ritardo per l’ufficio?Non ti preoccupare potrebbe capitarti l’indomani.

Potrei andare avanti all’infinito con un sacco di esempi reali e sur.

Poi.

Può capitare di sognare che guidi male, e lo fai anche nella vita vera, ecco che ti metti l’anima in pace e, com’è che si dice?

Mal comune mezzo gaudio.

Insomma, io sarò una persona che guida male, ma non sono la sola.

Anche Fabio l’ha sognato.
E poi, se sono strana io, vai a leggerti qualche suo articolo di vita vera e o sognata, e poi ne riparliamo, perché sì, io sarò strana, ma non sono la sola.

 

 

OVVIO, NO?

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  • Mi sono persa!
  • Di nuovo? Sentiamo dai, cos’hai combinato?
  • No no, mi sono persa davvero.
  • Si ok, ma intendi in senso figurato, no?
  • No, se ti dico che mi sono persa, intendo in senso fisico.
  • Marta cazzo!Come fai a perderti nel paese in cui sei nata?
  • Non lo so, come ho fatto! Altrimenti tornerei indietro, se vuoi quando mi ritrovo ti faccio vedere!Ma porca troia!Che domande fai?
  • Va beh, non alterarti, dimmi dove sei che vengo a prenderti.
  • Allora, capisci ancora l’italiano? MI SONO PERSA, FISICAMENTE, NON SO DOVE CAZZO SONO, COME CAZZO FACCIO A DIRTI DOVE SONO SE MI SONO PERSA? DAI CAZZO!
  • Ehi! Piano con le parole! Come faccio ad aiutarti?
  • Allora Collega! Ieri, fai mente locale, cosa abbiamo scoperto ieri? E comunque per fortuna che sono salcazzo dove e da sola, perché se solo qualcuno per sbaglio ascoltasse la mia conversazione con te chissà cosa penserebbe…
  • Piantala con i condizionali e gli indovinelli, vieni al dunque.
  • La lo… lo…dai collega! Dimostrami che mi ascolti quando ti parlo.
  • Ehi! Piantala altrimenti ti lascio lì sperduta in mezzo al nulla a due minuti da casa.
  • Ok, la pianto, sto esagerando, chiedo venia, chiedo perdono, appena ritorno sulla retta via mi prostrerò a te.
  • Mmmh. Quindi farai qualsiasi cosa?
  • Prima salvami, e poi vediamo.
  • Ok, ti localizzo, attacca il telefono alla macchina che a breve vedrai la maps dirti dove cazzo sei.
  • Grazie collega, il tuo smart problem solving mi stupisce.
  • Comunque sei nella via parallela alla tua. Sei svalvolata di brutto.
  • Zitta, non lo dire a nessuno, inventa una scusa CREDIBILE per il mio ritardo, ti prego evitami sta figura di merda, e comunque è colpa della nebbia.
  • Ok, certo, la nebbia. Ah, volevo dirti che sei in viva voce e qui c’è anche l’altra collega e la capa, ti stiamo ascoltando.
  • Quando si dice che i problemi si risolvono in famiglia, quando si dice che il posto di lavoro diventa la tua seconda famiglia.
  • Marta, smettila di vaneggiare e vieni a lavorare!
  • Capo, arrivo! Due minuti e cinque chilometri mi separano da voi!
  • Come?
  • Parola di Tom tom, ovvio, no?

FA CALDO.

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Io non so da voi com’è.

Ma qui, fa caldo, ma caldo caldo eh!

Si sta iniziando a boccheggiare, la gente va fuori di melone e si incolpa il caldo, perché è sempre una valida scusa, anzi spesso.

Alla televisione partono i soliti consigli del: Bevete molto, non uscite nelle ore più calde, attenzione ad anziani bambini ed animali.

Insomma tutto nella norma.

Ah! No, sui social impazzano quelli che:

“Al primo che si lamenta del caldo bla bla bla.”

“Al primo che si lamenta bla bla bla.”

Ecco.

E poi ci sono io.

Scema di mio, caldo e non caldo.

Sclerata di mio, ed il caldo accentua solo la situazione.

Ecco.

Arrivo in ufficio.

Il lavoro qui aumenta a dismisura, passo da una temperatura di pinguini in gita scolastica ad una in cui anche un safari è sconsigliato, ci stiamo capendo?

Oggi me la sono presa con me stessa.

Perché arrivo in macchina e sudo, ma sudo di brutto eh! Gocciolo proprio.

Ed inizio a pensare. Che tra l’altro faccio una fatica becera in sto periodo, non tanto a pensare quanto a fare discorsi di senso compiuto, mi viene proprio difficile.

Insomma.

Mentre gocciolo, e mi lamento, ad alta voce, da sola in macchina, mentre qualcuno preso da un eccessivo buonismo mi bussa al finestrino inconsapevole del destino che l’aspetta.

Ecco.

Mentre penso, uno qualunque, mi bussa al finestrino e mi dice di aprire la macchina.

NO. Metto la retro ed esco dal parcheggio, lasciando il povero incauto uno qualunque in balia di se stesso.

La pazza non sono io, o almeno, non solo io, voleva un passaggio.

Certo.

Di questi tempi vuoi un passaggio????

Ecco.

Pazza si. Incosciente ANCORA no. Con sto caldo poi…Fare pubbliche relazioni. Ma muori, va!

ADDIO CLAIO!

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Dire addio non è mai facile.

No non sono una materialista, però devo ammettere che dire addio non è facile neanche quando a lasciarti è un bene materiale.

Per natura tendo a farmi abbandonare e non ad abbandonare, perché con il senso di colpa non vado d’accordo, non ci sono mai andata d’accordo se proprio devo essere sincera.

Dire addio è difficile. Ma tocca, e da me si dice che a chi toca taca, che significa a chi tocca inizia a …

Ecco.

A me durante il famoso giorno più triste dell’anno è toccata una cosa molto piacevole.

Che si sa.

Io per non perdere il posto più alto nel podio della classifica “esemplare attivo di eccezione che non sempre conferma la regola” mi sono ritrovata ad ascoltare questa frase:
“Marta, stasera andiamo a scegliere la macchina nuova.”

Ahpperò mi viene da dire.

La frase continuava così:
“Te la regalo io.”

Bene, se non benissimo sono rimasta tutto il pomeriggio in attesa dell’ orario per andare in concessionaria a scegliere il modello, il colore e tutto il resto.

Evito di dire che non c’ho capito ‘na beata, ma questo non conta, tanto…

La macchina è per natura o almeno per me, la consecuzione mobile della casa, va da sè che in macchina ho il necessaire ed anche di più.

Ora.

Si sa no, una donna in macchina tiene tante cose, anche nella borsa, insomma come una matrioska ti ritrovi a conservare ciò che è inutile… per poi… Riscoprirlo il giorno in cui cambi mattina e la devi svuotare.

Bene,ma se  con gli oggetti devi trasferire anche intere generazioni di acari il problema si fa corposo, ed è esattamente qui che entra in gioco la femmina che c’è in me.

Io risolvo i problemi, spiccato senso di problem solving che neanche la segretaria di chissà quale big boss, mi conducono a risolvere intoppi quotidiani e non, questo è un non, ma va bene uguale.

Ora.

Mi armerò di borse e borsette e compirò l’ultimo viaggio della Claio.

Pronta a vivere nuove esperienze con la Corsa.

Chissà quante lacrime mi vedrà  piangere, chissà quante arrabbiature mi vedrà sbollire, chissà quante inchiodate dovrà subire… chissà chissà…

Ma io intanto sono contenta e soprattutto, insomma ultima but not the last GRAZIE DADDY! Dovrei scriverlo grande come una casa, anzi no grande come una macchina!