E ADESSO Dì DI NO!

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Allora.

Non puoi dire che no, non ce la fai, c’hai provato?

Non inventare scuse, non accampare menzogne, insomma, non dir minchiate!

Se vuoi, puoi!

Non ci credi? Provaci!

Sto vivendo sull’onda dell’entusiasmo, ecco perché ho scelto questo argomento e l’ho sviscerato in questo modo.

Io voglio, non so se posso, ma io ci provo!

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PILLOLE DI FELICITÁ #38

Ultimo capitolo di questa storia.

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RIPARTIRE DA ZERO

Il cercapersone cominciò a squillare con insistenza ma ci vollero parecchi secondi prima che Ferenc potesse tornare con la mente sulla terra e ricordarsi di essere reperibile. Scese al volo dall’autobus prima che partisse e varcò correndo l’ingresso dell’ospedale, gli ci vollero solo dieci minuti per entrare in sala pronto per operare.
Il cuore quasi gli si fermò quando si accorse che in quel letto, in arresto cardiaco, c’era proprio la sua Lucia. Ebbe qualche secondo di panico di cui si accorsero anche i suoi assistenti in attesa di sue istruzioni, poi si fece coraggio e più determinato che mai guidò l’intervento.
I minuti sembrarono ore e la concitazione fu massima finchè Ferenc si tolse i guanti e gettandoli a terra si allontanò mentre un suo assistente ripeteva la frase di rito: “ora del decesso…”.
Seduto e tremante dall’ansia Marco vide Ferenc uscire dal reparto con la tuta ancora sporca di sangue. Sembrava avere lo sguardo assente. Si fece coraggio, si alzò dalla sedia e andò a chiedere notizie. Ferenc vide un uomo andargli incontro e parlargli ma lui non capiva e sentiva nulla. Chiuse gli occhi, scrollò la testa, li riaprì e mise a fuoco. Lo riconobbe subito, come non avrebbe potuto? E rispose nell’unico modo che in quel momento gli era possibile, colpendolo al volto con un potente quanto inatteso pugno ben assestato. Marco cadde a terra, il naso e la bocca che sanguinavano copiosamente, e non provò nemmeno a rialzarsi.
Ferenc tirò dritto come se non fosse successo nulla, passò in mezzo al gruppo di persone che si erano accalcate numerose incuriosite da ciò che era successo, e si diresse verso l’uscita. Una volta fuori si strappò di dosso la tuta e contro ogni regola la buttò in un cassonetto qualunque:
Come se mi importasse più qualcosa!
mormorò.
Salì dunque sull’autobus e si diresse verso casa con la mente piena di pensieri e soprattutto di domande. Sarebbe tornato a lavoro tra qualche giorno, a consegnare le sue dimissioni, del resto non lo avesse fatto avrebbe comunque ricevuto la lettera di licenziamento dopo ciò che era successo.
Ma non aveva più senso, niente aveva più senso. Aveva dedicato tutta la sua vita al prossimo, a salvare la vita di sconosciuti e poi aveva fallito quando era stato il turno di quella a lui più cara.
Cosa avrebbe fatto adesso? Che cosa ne sarebbe stato di lui? Questo ancora non poteva saperlo, l’unica cosa che sapeva era che avrebbe ricominciato tutto dall’inizio, avrebbe cambiato le priorità della sua vita e avrebbe cercato di essere felice, se mai ci fosse riuscito.

Ed è quando stai vivendo l’apice della felicità che ti ritrovi a vivere momenti di tristezza acuti. E’ una lotta interiore, resti ancorato al passato, con le sue abitudini e certezze o ti butti a capofitto nel futuro con tutti i rischi del caso?

Scegliere se essere felice per la nuova nascita o rispettare il dolore per la perdita dell’amica d’infanzia, non esiste una risposta giusta.
Ci sono legami che nel corso della vita cambieranno forma, ma non smetteranno mai d’esistere.

 

E con questo capitolo si conclude la storia scritta a quattro mani con NEOGRIGIO

PILLOLE DI FELICITà: NON è CIò CHE SEMBRA

 

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Nuovo giorno, nuovo capitolo… Scritto in collaborazione con NEOGRIGIO

TRE GIORNI DOPO.

“Lucia! Deivi pur uscire e cambiare aria!” “No non posso, metti che torna Ferenc, o peggio ancora, metti che mi stia spiando da qualche palazzo qui intorno, e aspetti solo un mio passo falso, non posso uscire, devo parlare con lui, devo chiarire con lui, e tu smettila di cercarmi! Altrimenti se ci vede chissà cosa pensa…”

“Sei una pazza paranoia!” “Io, tu!spargi seme a destra e sinistra come se non ci fosse un domani, parli di sentimenti che neanche conosci e la pazza paranioca sono io?Sentimi bene ragazzino! Smettila di tormentarmi! Io non voglio una storia con te.” “Io e te siamo legati dal filo rosso.” “Si, hai detto bene, e non mi venire troppo vicino, altrimenti il filo s’allenta ed io ho l’occasione per strozzarti!” “Ahi!ahi!ahi! Il ciclo questo mese è un problema, eh?”

“Sei tu il problema!Razza di idiota!”

NEL FRATTEMPO FERENC

“No mamma, non ci torno in città, voglio stare qui, in campagna con voi”

“Ferenc, parlane con me, cosa ti è successo? Non è possibile che tu abbia voglia di stare qui in campagna con noi, era il tuo sogno andare a vivere in città, volevi staccarti dalla routine contadina, volevi allontanarti da..da.. Com’è che si chiama? AH! Lo sai che è tornata al paese? Mi è sembrata di vederla qualche giorno fa giù al forno quando sono andata a prendere il pane.”

“Mamma, ti prego.”

“No, ma che c’entra? Te l’ho detto così, solo per darti un’alternativa, per poterti permetterti di parlare con qualcuno che ti conosca bene ma non sia un famigliare, ha anche un figlio, ma niente uomini al suo fianco.”

“Bene mamma, le hai fatto il terzo grado?” “Ma no! E’ ta

accidentalmente caduta la borsa, lei si è fermata e mi ha aiutato. Poi si è offerta di accompagnarmi al negozio ed abbiamo parlato del più e del meno, ha parlato quasi sempre lei, aveva bisogno di sfogarsi, ah!Un’altra cosa, un giorno di questi viene a farmi conoscere suo figlio, vuole fargli scoprire le sue radici, bello vero?” “Bello sì.”

“E tu invece? MI dici perché sei scappato dalla città?Lucia?Come mai non ti chiama? Avete litigato?” “Dai mamma. Per favore!”

“Ehi! Voi due!!!Ci sono visite! Forza, lasciate la veranda e venite di qua!!!”

“Ferenc?”

“Si. Tu sei?”

PILLOLE DI FELICITà: CAPITOLO 34

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-Marco? Ma..ma…

-Si, hai capito bene

-Quindi….

-Si Lucia, io e Susannah..

-Come scusa?!? Puoi ripetere? No, aspetta, fammi capire…

Marco scoppiò in una fragorosa risata, una risata di evidente origine nervosa.Aveva cercato in tutti i modi di spiegare con calma la situazione a Lucia, era andato a trovarla pure a casa ma senza risultato.Ora invece ne aveva l’opportunità malgrado la situazione non fosse delle migliori, si trovava nell’altrio di un palazzo, con un figlio in arrivo, la compagna stesa a terra sofferente e la sua ex migliore amica d’infanzia inebetita ad assistere alla scena.

-Aspetta. Stai zitto e smettila di ridere, non ti sopporto quando ti comporti così. Spiegami tutto con calma! Che fine ha fatto Carla? E questa chi è? Da dove salta fuori? E’ incinta! Anzi è quasi arrivata allo step successivo! Marco! Cosa diavolo hai combinato??

Le sirene dell’ambulanza arrivarono in soccorso di Marco che riuscì a spostare l’attenzione sulla povera Susannah. La ragazza intanto respirava a fatica stesa a terra e impegnata com’era a sopportare il dolore quasi non aveva fatto caso a loro.

-Non pensare di farla franca. Appena uscirai dalla sala parto mi dovrai spiegare tutto…

-Non vedo l’ ora Polpetta! Sono giorni che t’inseguo cercando di spiegarti tutto…

-Vai. Altrimenti ti prendo a sberle!

Marco salì in ambulanza con Susannah e partirono in tutta fretta per l’ospedale. Lucia invece rimase lì in balia dei suoi pensieri, confusa. Si sedette su un gradino della scala che portava al piano superiore, testa poggiata sui palmi delle mani, cercando di trovare il filo della storia. Non ci riuscì. Ritornò sulla terra quando si sentì toccare una spalla. Era una signora, sui cinquanta, che carica di borse della spesa non riusciva a passare. Lucia chiese scusa, si alzò liberando la scala e guardò l’orologio. Si accorse che aveva passato lì quasi un’ora e di getto uscì in strada e fermò un taxi.

– All’Ospedale, grazie.

Disse all’autista nel suo perfetto inglese senza lasciar trasparire nessuna emozione.

Giunta a desitnazione corse subito verso il reparto di ostetricia dove trovò Marco che passeggiava freneticamente avanti ed indietro per il corridoio, non gli avevano acconsentito di entrare forse, o forse lui non se l’era sentita.

-Eccoti. Ti va adesso di spiegarmi con calma cosa sta succedendo? E che fine ha fatto Carla?

Marco, finalmente fermo, la guardò rassegnato, sospirò, la invitò a sedersi accanto e cominciò a raccontarle tutto, questa volta per davvero, questa volta dall’ inizio.

Scritto in collaborazione con NEOGRIGIO

CAPITOLO 33: CONTRAZIONI

Nuovo capitolo! Scritto in collaborazione con NEOGRIGIO

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Trovarlo non era stato difficile, uscendo da casa la sera precedente si era subito accorta di quel pezzo di carta poggiato sopra uno dei vasi che decoravano il corridoio del suo piano. La calligrafia l’aveva riconosciuta subito, la via ovviamente no, ma questo non sarebbe stato un problema, l’avrebbe consegnato così com’era al tassista.

Lo mise subito in tasca facendo in modo che Ferenc non se ne accorgesse.

L’indomani mattina uscì dunque a chiudere i conti col suo passato, così come il suo uomo le aveva consigliato. Il tragitto non fu lungo e la corsa non fu cara, uno scherzo rispetto agli standard italiani. Il tassista la lasciò proprio davanti l’ingresso dell’edificio ed in cambio ebbe una cospicua mancia, Lucia ancora non riusciva a orientarsi bene con la diversa valuta.

La porta del palazzo era solo socchiusa, era una fortuna, Marco si era scordato di inserire il nome del citofono nel foglietto. Entrò, ma si arrestò subito. Una donna era sdraiata sull’ultimo gradino, sofferente. Guardò meglio, la donna aveva un pancione e respirava in maniera compulsiva. Lucia capì subito, stava per partorire. Le si avvicinò, cercò di rincuorarla e chiamò subito Ferenc chiedendogli di far arrivare un’ambulanza in quel posto, gli lesse l’indirizzo dal foglietto che teneva ancora in mano.

-Fai presto! Poi ti spiego tutto.

Mise giù il cellulare e non sapendo come rendersi utile in attesa dell’ambulanza cominciò a suonare tutti i citofoni in cerca di aiuto. Solo al terzo tentativo rispose la voce di un uomo:

-Si?

Lucia non poteva crederci, un italiano?

-Ehi ma sei italiano? Scendi subito, ti prego, c’è una ragazza che sta male, sta per partorire proprio qui davanti.

Sentì il brusco rumore del citofono che sbatteva contro il muro, e pochi minuti dopo anche un rumore di passi che scendevano a gran velocità la scala e una voce che urlava:

NEOGRIGIOSusannah! Susannah!

Mai Lucia si sarebbe aspettata di ritrovarsi davanti proprio lui, Marco.