CONSIGLI

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Apri la mente alle cose spontanee, facili.

Quando ti senti dire questa frase resti di sasso.

Ancora di più se a pronunciarla, è una passante, una che incroci mentre passeggi per la strada.
Ora, lo so che sembra strano immaginare me, che passeggio.
Ma questo è quanto.
Io che cammino, perché il fatto di passeggiare è solo un punto di vista.

La mia mente va a mille all’ora come sempre, ed altrettanto spesso è scollegata dal corpo, ecco perché passeggio, perché l’andatura non è a razzo, è tranquilla, easy per essere poliglotta.

Incrocio una signora che sostiene il mio sguardo, sorrido e saluto, eh sì, a me è stato insegnato così, salutare è educazione.

Lei contraccambia, e si lascia sfuggire questa frase.

Resto di sasso, mi fermo, la guardo e…Lei mi sta sorridendo, stava parlando con me.

É un periodo che pensieri tra i più differenti attanagliano la mia giornata, spesso mi trovo a dar peso a pensieri che di lì a poco diventano realtà, insomma, ho un’altra volta il sesto senso che chiede spazio.

Ecco.

Poi mi capitano queste cose.

Come faccio a non credere ai “segnali”? A pensare che no, non è solo soggezione?!?

 

NON SONO FEMMINILE

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Ora.

Lo so, io non sono femminile o meglio,io sono femminile tanto quanto un camionista sudato senza CBR e senza aria condizionata in sosta obbligata, perché dai, paragonarmi ad uno scaricatore di porto è cosa superata, no?

Chiariamo un punto fondamentale, cos’è la femminilità? Ora ognuno avrà la sua versione dei fatti, la mia è questa:

  • Femminile è la donna fine e sofisticata
  • Femminile è la donna che cammina con grazia e superiorità
  • Femminile è la donna che si fa aprire la portiera, la porta e si fa pagare la cena.

Femminile è tutte queste cose e tante altre tutte insieme, insomma un’accozzaglia di tutto rispetto e di poco prestigio (cazzo se parlo bene oggi!)

Io vivo per il 70 per cento della giornata in scarpe da ginnastica, il restante trenta lo passo a casa e quindi scalza o a letto e viene da sè.

Questa riflessione mi nasca spontanea dopo che ieri sera al supermercato noto, così per caso, due ragazzine che con un bastone nel culo e tacco dodici ancheggiavano tra gli scaffali alla ricerca di chissà quale prodotto dietetico.

Ora.

Io non sono un fuscello.

Io vivo in scarpe da ginnastica.

Io non so come e perché mi sono trovata a criticare le due con uno scaffalista che incrociato il mio sguardo se ne esce con:

“Io preferisco una come te ad una come lei. Tu nelle tue scarpe basse ci stai a meraviglia, lei sui tacci, tre, due uno… e tac, inciampa”

Credo che si sia slogata una caviglia perché l’espressione facciale subito successiva al conto alla rovescia non aveva nulla di femminile.

Io sono rimasta con il mio amico scaffalista (che si conosco e no non era un modo per fare il marpione) a guardare la scena.

L’amica che ride, due ragazzi che corrono in soccorso e che sì scopriremo dopo erano insieme ma uno dei due si vergognava quindi si sono allontanati ed indossando scarpe da ginnastica hanno potuto distanziarle e non di poco.

Ecco.

Lei. Quella che è caduta dice rivolta ai suoi amici: “Voi non capite, non sapete cos’è la femminilità…”

Io e il mio amico che nel frattempo eravamo ancora fermi ad assistere alla scena in coro: “No scusa, perché tu si?”

Ecco.

Pensavo, ma poi in fondo la femminilità cos’è?

E poi.

Se ti manca mica è un problema, no?

 

 

 

QUANDO STOP LO DICE LEI

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Cara ragazza.

A volte avrei bisogno di ricevere delucidazioni sul tuo atteggiamento nei miei confronti.

Ora.

Non è che io ci tenga particolarmente ad averti come amica, confidente e neppure conoscente (ah!Ho fatto anche la rima!).

Non ci tengo proprio ad incrociare la tua strada con la mia, a meno che io non sia alla guida di un tir impazzito e tu ti stia pettinando in mezzo alla tangenziale mentre pedali.

Ora.

Ti ricordo che il soggetto maschile al tuo fianco è stato mio prima di essere tuo.

Ti informo che se lui è così educato è anche merito mio, insomma, se non sputa per terra, se è in grado di mettere due congiuntivi in una frase.

Se io gli avessi spezzato il cuore prima di te, lui adesso non sarebbe tuo.

E volevo dirti un’altra cosa, generalmente io non mangio la crosta della pizza, contattami, te la posso tenere da parte, a quanto pare ti piacciono i miei scarti.

Che poi…

Dici di stimarmi, ma fammi capire una cosa, perché te lo sei preso? Soffri forse di sindrome da crocerossina? Devi forse curare le ferite del cuore?

No perché se così fosse ti ricordo o forse te lo dico per la prima volta che, a mettere la parola fine più e più volte è stato lui, io l’ho fatto solo una volta, l’ultima tra l’altro, ma questo è solo un dettaglio.

Non che io ci tenga particolarmente a conoscere i dettagli della vostra relazione, che tra l’altro, te lo dico così pour parler, lui mi tiene aggiornata, sbagliando inavvertitamente ad inviarmi foto e reportage che ritraggono la vostra fantastica vita a due, mondana e non.

Ora.

Vi state divertendo, mi fa piacere e sono molto interessata esattamente così come mi interesso allo smaltimento di rifiuti non organici in medio oriente.

Ti ricordo che io sono andata oltre, dopo al mio unico stop, lui pare, e dico che pare eh! Mica voglio essere presuntuosa, di no.

Ecco.

Insomma, sei una femmina, dovresti essere scaltra, anche se le tue scelte amorose direbbero tutt’altro.

Dicevo.

In quanto femmina dovresti essere abbastanza furba da capire che no, non è un problema tecnologico il suo, o meglio non solo tecnologico.

Ah!Buona trasferta lavorativa, stai via due settimane, giusto?

Ecco, se vuoi ti dico anche a che ora parti e quando torni, sai, l’errore del messaggio ha colpito ancora.