SHIBUIA

Descrivere con il termine affollato questo quartiere potrebbe essere riduttivo.
SHIBUIA è un formicaio umano.
Ecco forse così riesco a rendere l’idea.
Ho visto tante foto, ero piuttosto preparata a questo momento, ma ciò che ho visto supera di gran lunga le aspettative.
Se da un lato alcuni elementi sono sopravvalutati, dall’altro vivere questo luogo è veramente claustrofobico.
Il rovescio della medaglia è che qui… È una figata pazzesca.
Milioni di persone che camminano incrociandosi in maniera perfetta.
Sono i turisti che rovinano la coreografia, ancora non ho capito come devo fare per evitare scontri, perché gentili sti giapponesi, ma se ti scontri con uno di loro neanche si scusano.
Mi piace pensare che io, in quanto turista, sono un’intrusa in questa macchina perfetta.
Qui, tutto funziona a meraviglia, il senso civico è a livello ottimale.
Mi sono accorta che la mancanza di cestini della spazzatura è di vitale importanza per limitare gli odori dell’aria.
Incontrare persone che in mezzo alla strada raccolgono uno scontrino appallottolato è un qualcosa di eccezionale, almeno per me.
Che poi, basterebbe così poco.
Evitare di gettare cartacce a terra, ribellarsi contro i cestini strabordanti e presenti ad ogni metro quadro, almeno da noi.
Qui no.
I cestini non ci sono, eppure la pulizia regna sovrana.
Ho ancora un giorno per scoprire la formula magica.
Altrimenti mi toccherà depennare, ma solo a matita, il Giappone dalla wishlist.

IL GIAPPONE È STRANO

“… Ma perché proprio in Giappone?”
“Boh. No aspetta, non posso non avere una risposta… In Giappone perché… Per vedere e cercare di conoscere una nuova cultura, diversa dalla mia.”
Ecco.
Nei giorni precedenti alla mia partenza, a chiunque mi facesse questa domanda rispondevo così.
Magari non esattamente così, circa meno quasi, insomma. Il senso era questo.
Oggi, che in Giappone ci sono fisicamente, confermo quanto immaginato.
Qui la cultura è diametralmente opposta alla mia.
Ci sono cose positive, altre meno.
A parte la questione del naso che vabbè.. Cosa da pelle d’oca, ma ignori e vai oltre.
I ristoranti. Ecco questo è un altro grande problema, anzi no, non è esattamente un ostacolo limitativo… Semplicemente devi avere un olfatto non troppo sviluppato, meglio ancora se è totalmente assente.
Qui, non mangi seduto ad un tavolo.
Qui le sedute sono rialzate, e poi ci sono dei buchi che RIGOROSAMENTE SENZA scarpe ospitano i tuoi delicati piedini puzzolenti e le tue gambe provate dalle lunghe passeggiate.
Ecco.
Questo potrebbe essere un problema, è un po’ come stare in ammollo in una vasca vuota. Questa sensazione è complicata, soprattutto quando stai mangiando una pietanza, buona per carità, ma senza sapere cosa.
Ecco.
Non farti troppe domande ed abituati al mondo che ti circonda, cerca di essere rapido.

Viaggo

Manca poco.

Il quindici di Agosto, mentre in molti saranno con le chiappe al fresco, mare o monte che sia, io sarò in viaggio per il Giappone.

È un anno che aspetto, giorno più giorno meno.

Un saggio diceva “quando inizi a viaggiare non smetti più…”

E a ‘sto giro, me la viaggio da sola, o quasi.

Pare che nella vita servano compromessi. Bene ma non benissimo, si dice in questi tempi.

Ecco.

Il mio compromesso si chiama weroad.

Della loro proposta mi piace tutto.

Quindici sconosciuti che partono per un viaggio. Ho imparato a distinguere viaggio da vacanza. Io volevo fare un viaggio da sola, ma penso a chi lascio a casa, quindi ho pensato a questo compromesso.

Parto “da sola” con altri quattordici sconosciuti!

Preoccupata? Nì. Se non mi troverò bene potrò sempre pensare di vivermi le giornate myself.

Felice? DA PAZZI. A breve il mio fantastico passaporto ricevere un altro timbro. I like it!

Vi aggiorno, prometto. Parola di boyscout.

SENZA LIMITE

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A volte mi rendo conto di quanto la mia condizione di umana sia limitativa.

A volte mi rendo conto che non riesco a porre limiti a parole, fatti, persone.

A volte mi vergogno di me, altre solo delle persone che mi stanno intorno, ma per non fare la voce fuori dal coro mi accodo  e mi vergogno anche di me, senza sapere il perché.

Troppe volte mi sottovaluto.

Troppe volte faccio opera di auto convincimento e mi focalizzo sul mio essere inutile.

Altre volte invece rinasco dalla mia cenere, mi sgretolo e poi ricompongo i pezzi, tutto da sola, senza che nessuno si accorga di nulla.

E intanto il tempo passa.

Il tempo vola via e io a stento me ne rendo conto.

Penso a quello che verrà.

Al prossimo week end fuori porta, vicino o lontano.

Penso che mi piace viaggiare e mi  sto immaginando la prossima meta, anche se di certo non c’è niente.(ANCORA).

L’unica certezza che conosco già da adesso è una e una soltanto.
Penso che perderò ancora la dignità.
DAVANTI ALLA COLAZIONE DEL PROSSIMO ALBERGO.

 

KANAMARA MATSURI

Ora.

Chi conosce il significato di quell’accozzaglia di lettere scritte nel titolo mi dirà:

“(faccina sconvolta) Marta! Ma cosa scrivi!!”

Chi conosce anche me, e la mia voglia di curiosare ad cazzum (mai termine fu più azzeccato) mi dirà:

“Adesso voglio proprio vedere come ne esci!”

Chi invece guarda solo le foto non capirà e penserà:

“Ecco un’altra che fa la santa ma ha perso l’aureola.”

Io sono tutto e niente.

Ora.

Dopo questa premessa che no, non è d’obbligo ma a me piace prendere le cose da una prospettiva tutta mia, dico:

La prima domenica d’Aprile in Giappone di festeggia la KANAMARA MATSURI – La Festa della Fertilità.

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Ora.

Gli uomini saranno ancora fissi sulle immagini perché chissà quale fantasia mentale è partita, le donne, alcune donne saranno ancora inorridite perché vedranno altre del loro stesso genere che giocano con falli grandi, grandissimi e piccoli.

Insomma, tutto ciò che può essere reale o fantasioso viene letteralmente portato in piazza per un giorno.

Ora.

Io credo che loro nella loro cultura possano anche questo.

In Italia una cosa del genere sarebbe off limits.
Chissà quanti che si schiererebbero contro, etichettando la cosa come sessista, mancanza di rispetto verso le donne, sottolineando la supremazia dell’uomo, o meglio del fallo maschile.

Io invece, penso.

Cazzo, oh! Ma sti musi gialli sono avanti, eh!

Prendono una motivazione più che valida, ci costruiscono un rito e per richiamare l’attenzione del mondo cosa fanno?

Fanno sì che questa cosa diventi un richiamo commerciale, ricco di spunti pro e contro ricco di … Un sacco di cose!

Ecco.

Ora, che sono giunta alla fine posso dire che sì, è proprio una Festa del Cazzo!