NON SONO FEMMINILE

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Ora.

Lo so, io non sono femminile o meglio,io sono femminile tanto quanto un camionista sudato senza CBR e senza aria condizionata in sosta obbligata, perché dai, paragonarmi ad uno scaricatore di porto è cosa superata, no?

Chiariamo un punto fondamentale, cos’è la femminilità? Ora ognuno avrà la sua versione dei fatti, la mia è questa:

  • Femminile è la donna fine e sofisticata
  • Femminile è la donna che cammina con grazia e superiorità
  • Femminile è la donna che si fa aprire la portiera, la porta e si fa pagare la cena.

Femminile è tutte queste cose e tante altre tutte insieme, insomma un’accozzaglia di tutto rispetto e di poco prestigio (cazzo se parlo bene oggi!)

Io vivo per il 70 per cento della giornata in scarpe da ginnastica, il restante trenta lo passo a casa e quindi scalza o a letto e viene da sè.

Questa riflessione mi nasca spontanea dopo che ieri sera al supermercato noto, così per caso, due ragazzine che con un bastone nel culo e tacco dodici ancheggiavano tra gli scaffali alla ricerca di chissà quale prodotto dietetico.

Ora.

Io non sono un fuscello.

Io vivo in scarpe da ginnastica.

Io non so come e perché mi sono trovata a criticare le due con uno scaffalista che incrociato il mio sguardo se ne esce con:

“Io preferisco una come te ad una come lei. Tu nelle tue scarpe basse ci stai a meraviglia, lei sui tacci, tre, due uno… e tac, inciampa”

Credo che si sia slogata una caviglia perché l’espressione facciale subito successiva al conto alla rovescia non aveva nulla di femminile.

Io sono rimasta con il mio amico scaffalista (che si conosco e no non era un modo per fare il marpione) a guardare la scena.

L’amica che ride, due ragazzi che corrono in soccorso e che sì scopriremo dopo erano insieme ma uno dei due si vergognava quindi si sono allontanati ed indossando scarpe da ginnastica hanno potuto distanziarle e non di poco.

Ecco.

Lei. Quella che è caduta dice rivolta ai suoi amici: “Voi non capite, non sapete cos’è la femminilità…”

Io e il mio amico che nel frattempo eravamo ancora fermi ad assistere alla scena in coro: “No scusa, perché tu si?”

Ecco.

Pensavo, ma poi in fondo la femminilità cos’è?

E poi.

Se ti manca mica è un problema, no?

 

 

 

Cosa pensa la cassiera dell’Esselunga?

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Pixabay

Facile no?

Ieri sera sono andata a fare la spesa. E già questo è sintomo di poca pazienza.

Mi basta pronunciare la frase supermercato per diventare idrofoba, aiuto!

Arrivata alla cassa sorridevo. Sì, è vero, potrebbero avermi presa per pazza, ma no, con la gente che avevo intorno io ero quella più sana, ed anche qui. Ho già detto tutto.

Comunque.

Qualche giorno fa parlando con un altro blogger, mi sono resa conto che no, non sono l’unica che si accorge di quanti mondi diversi vedano le cassiere dell’ Esselunga.

Ora.

Non è che loro siano tutte delle sante, ma neanche tutte delle pazze scatenate.

Insomma.

Anche loro sono spesso, come tutti noi, comuni compratori di merce varia e variegata, facilmente condizionabili dagli umori circostanti.

No, non sto dicendo che loro sono suscettibili all’arroganza dell’uomo in carriera che non deve chiedere mai, neanche una borsetta per capirci, oppure sono comprensibili verso una ragazza che davanti allo scaffale dei cibi per single piange copiosamente, perché lei, è lì, ma vorrebbe essere di fronte a quelle del due per uno, una capanna è per sempre.

Ecco.

Mi piacerebbe raccontare cosa vedo io, cosa penso io, quando in coda al supermercato noto certi soggetti, che “tienimi o gli do una testata!”.

Io sono portatrice sana di zero pazienza.

Io sono altamente condizionabile dagli umori circostanti, se negativi ovviamente.

Io odio andare a fare la spesa, in qualsiasi stagione, in qualsiasi regione etc etc.

Se devo trovare un modo per farmi andare bene questa incombenza, che mannaggia mia madre adora, devo per forza di cose trovare una motivazione valida per andare all’ Esselunga con un sorriso.

Salvo poi arrivarci e perdere la vena poetica.

 

Perché UN SORRISO Può CAMBIARE LA GIORNATA

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Immagine presa dal web

La spesa diventa necessaria quando il frigorifero è vuoto.

Non importa se sei in piedi da 20 ore, se vuoi mangiare all’ Esselunga devi andare.

Non importa se hai avuto una giornata difficile causa clienti incapaci, se vuoi mangiare all’ Esselunga devi andare.

Certo, non sei obbligata ad andare all’ Esselunga, puoi scegliere un qualsiasi altro supermercato, ma se stai facendo la raccolta punti e sei quasi a 1000, se vuoi mangiare all’ Esselunga devi andare.

Considera che, nel lungo pomeriggio, hai parlato dei gioppini di star wars che danno in omaggio al supermercato se superi i 25 € di spese, ogni pretesa diventa un pretesto per la spesa, all’ Esselunga of course!

L’ umore non era dei migliori, i giramenti di coglioni avevano nel corso della giornata esaurito le riserve del giorno stesso ed anche di quello successivo.

Ecco.

Fai la spesa, e fin uqi tutto bene.

Ti porti la borsa da casa, perché sai che quelle biodegradabili non valgono una cicca lippa e fin qui tutto bene.

Esci, la nebbiolina classica della stagione ti infastidisce, ma oggi ti infastidirebbe anche una piume che cade dal cielo, quindi potrei dire fin qui tutto bene.

Sei in auto, sulla tua Claio, che ti ha scorazzato dappertutto, la spia della riserva riflette un colore fastidioso arancione, va bene, arriverò a casa ancora tardi, mi fermo dal benzinaio perché l’ ebbrezza di spingere la macchina l’ ho già vissuta (Eh no! Non si ripetono le stesse esperienze, rischiano di non darti le stesse emozioni iniziali!!), salgo la rampa che mi riporta verso la corsia per tornare a casa.

Sono sovrappensiero, sono arrabbiata e vedo tutto nero, cosa strana per me.

Sento un clacson! Cazzo! Ho tagliato la strada a qualcuno, alzo la mano in segno di scusa, accenno un sorriso, ritorno alla realtà.

Sorrido tra me e me contenta per aver evitato il pericolo, mi guardo nello specchietto, sorrido di nuovo, mi sforzo di sorridere.

Il buon umore si impossessa nuovamente di me.

Arrivo dal benzinaio e ritrovo un vecchio amico.

“Marta! Quanti anni sono che non ci vediamo?”
“Grazie tesoro (il nome è un optional)! Mi stai dando della vecchia decrepita???”
“Come stai?? Dai, andiamo a bere qualcosa?”
“Io non ho ancora cenato…magari un’ altra volta?”
“E quando ti rivedo? Non ti si vede più in giro! Dai!”
“Aspetta chiamo casa ed avviso che torno tardi…”

La serata è stata piacevole… Sono tornata a casa con il sorriso stampato in faccia! Avevo proprio bisogno di una chiacchierata spensierata…

LA SPESA AL CENTRO COMMERCIALE

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Immagine presa dal WEB

Adoro andare al centro commerciale dopo il lavoro a fare la spesa, cioè non è che ami particolarmente andare a fare la spesa, semplicemente se devo scegliere un orario in cui andare a fare la spesa prediligo la sera dopo il lavoro durante la settimana.
Oggi è stata una giornata quell’ attimo pesante al lavoro, ricca di impegni e di scadenze, mancanze di tempo dovute al moltiplicarsi dei giorni festivi, che è vero che non guastano, ma poi comunque li paghi.
Ecco, oggi è stata una giornata in cui ho usato il cervello sconnesso alle braccia, due barra tre lavori in contemporanea, e, si lo ammetto, sono un po’ stanca.
Preferirei andare a fare il mio sport preferito, oziare sul divano, ma non posso, il frigorifero reclama la mia presenza, devo per forza riempirlo con qualcosa di necessario alla sopravvivenza dei prossimi giorni.
Ecco perché sono al centro commerciale, all’ Esselunga, per essere precisa, che vago tra le corsie alla ricerca di non so nemmeno io cosa.
Ad un tratto la mia attenzione viene catturata da un altro cliente che come me sta vagando le corsie alla ricerca della risposta della vita.
E’ li immobile davanti a me, lo vedo di schiena, e lo noto, caspita se lo noto.
Indossa una tuta Adidas, hai presente? Quella classica, blu, con le bande laterali bianche, che fa molto anni novanta, intravedi i due glutei d’ acciaio, forse stretti perché in preda a qualche delirio mentale alla ricerca del biscotto migliore.
Le gambe leggermente a ferro di cavallo, come se fosse un calciatore, o presunto tale.
Le gambe sono muscolose, o almeno questo pare.
Due spalle larghe così, il classico fisico a triangolo, nonostante il Quechua ultrasottile e secondo me grado cinque dato che sta sudando come quando io ho 39 di febbre.
In testa aveva un berretto di lana, bello, sottile e grigio, ma l’ha appena spogliato, forse per colpa del caldo.
I capelli sono rasati e per spogliare il cappello ha usato la mano sinistra, niente fede. BENE.
Mi viene in mente che devo assolutamente comprare quei biscotti posti esattamente di fronte a lui, mi avvicino con nonchalance e…
CHE BRUTTO! E’ il classico esempio di “DIETRO TROFEO DAVANTI MUSEO”, è troppo “adulto” è la classica persona che in pensione decide di dedicare anima e soprattutto corpo alla palestra, che ha uno barra due barra tre personal trainer che gli preparano la scheda giornaliera per permettergli di mantenersi in forma.
Ecco questo è il classico esempio di come, quando una giornata si è presentata per tutto il giorno difficile, chiuderà sicuramente nello stesso modo.
Nonostante io sia sempre in attesa della svolta positiva, questa volta la svolta c’è stata, si ma punto.
Desisto, i biscotti è meglio cucinarmeli da sola, vado a prendere le gallette di riso, perché quelle si sa, non ti tradiscono mai, non sono finte dietetiche, ti aiutano veramente se sei a dieta.
Raccolgo i miei quattro prodotti e mi dirigo verso la cassa, ansiosa di affrontare la mia difficile seduta di sport oziante.
Buona Serata!