DISAGIO CONTAGIOSO

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Fa caldo.
Ormai è da qualche giorno che Studio Aperto ha scelto di mandare in onda il servizio per prevenire i colpi di calore.

Siete pregati di visionarlo con attenzione, anzi facciamo così: mi ci metto pure io.
Stasera lo guardo.
Cascasse il mondo, alle 18.30 sarò spaparanzata sul divano in attesa del fatidico servizio. Se non arriva?
Nessun problema, attenderò immobile l’edizione successiva.
Così respiro il minimo indispensabile e non riempio taniche di sali minerali, così per dire.

Ehnniente.

Sono obbligata a muovermi in macchina durante le ore più calde.

Il sole che emana impetuoso i suoi raggi sul mio cruscotto.
Il volante che sembra appena estratto dalla pentola sul fornello, acceso.

Ecco.

Metto la retro, e già ho i miei problemi.

Il tizio che sopraggiunge, suona il clacson. Io ho solo inserito la marcia, ho la frizione premuta  – niente di più niente di meno.
Tolgo la marcia, ipotizzando la più classica rottura di ovaie.
Ah! Giusto per la cronaca, nel frattempo due rivoli di sudore mi accarezzano – grazie eh! – la fronte e la schiena. Ecco, questa è la situazione.

Il termometro della macchina mi fa le pernacchie, mi dice che è il karma che si sta vendicando, con me, povera indefessa allieva modello.

Ecco, dicevo.

Il tizio suona, inchioda, scende dalla macchina. Esattamente in quest’ordine.

Io sono sempre ferma in attesa che il simpaticone si levi dagli zebedei e mi lasci andare in ufficio dove pinguini indifesi mi acclamano.
Niente.

Pare ce l’abbia con me.

“Senta lei!”
“Io?”
“Dica!” Sorriso di circostanza, convinta che voglia un’informazione, mi lascio conquistare dallo spirito civico.

“Ma le sembra il modo di fare le manovre?”

“Prego?”

“Prego un cazzo!” Risale sulla macchina – la sua -, mette la marcia e se ne va.

Ecco.
Quando a Studio Aperto raccontano i disagi dei colpi di calore, è necessario ascoltare – prima – e mettere in pratica – poi.

Buon pomeriggio.
Oggi va così.

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QUESTIONE DI SCELTE

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Lo faccio o non lo faccio?

Lo faccio o non lo faccio? Masssì dai! Lo faccio.

Eccomi.

Anche io sono caduta nella morsa del trip mentale del “oh! Ma quanto fa freddo?”

Il freddo si sta impossessando di me.

Sono in macchina, penso rifletto elaboro.

Guardo lo schermo. 41°, hai letto bene.

Ora.

Che io sia pazza è un fatto conclamato, che ancora non sia stata ricoverata in qualche struttura specifica è solo perché non dispongo dei denari sufficienti per passarci anche solo un giorno.

Ma.

41°, li segna la macchina, non io.

Io leggo.

E penso.

Certo che la mia macchina si sta plasmando con la mia mente, io sono pazza e pure lei impazzisce, dal freddo.

Incredibile.

Colta da chissà quale entusiasmo abbassi il finestrino, decidi di fidarti della tua macchina del resto, fino ad oggi non t’ha tradito.

Ma poi anche lei ti volta le spalle.

Fuori ci saranno almeno – 3°. La parte sinistra della faccia mi si trasforma in una lastra di ghiaccio. Fuori si gela, e la mia macchina è impazzita.

Questo comunque è un dettaglio.

Dicevo.

Nulla. Non dicevo nulla. Il freddo mi ha fatto dimenticare ogni cosa.

Forse però con il senno del poi il mio inconscio mi stava dicendo che no, era meglio non farlo.

AUTO + CITTA’ + CALDO

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L’ accoppiata perfetta?

Essere in auto, guidare in città con il caldo.

Come quando fuori piove, ma anche no.
Come quando fuori ci sono duecentomila gradi, afa da aggiungere a posteriori.

Bene, ma non benissimo.

Io sono insofferente anche d’inverno al traffico cittadino, per quanto io sia affezionata alla mia città, per quanto io adori Bergamo, detesto le orde di automobilisti che presa la patente in Burundi, s’immergono nel traffico cittadino per… per… infastidire quelle che come me hanno lasciato la pazienza a casa.

Ora.

Definire il significato delle frecce è facile, se solo anche tu parlassi italiano, spiegartelo a gesti mi viene più difficile seppur per una sola ragione, i disegni tu non li capisci.

Che poi.

Se non vedi il disegno a terra, potresti guardare quel cartello con lo sfondo blu ed una parvenza di freccia bianca in mezzo… ha lo stesso significato, è lo stesso cartello, semplicemente posizionato in un posto diverso, ma fidati, non è difficile da capire, ti consiglio però di affrontare i tuoi quesiti esistenziali lontano dalla città e dal traffico mattutino.

No, perché.

Può capitare che incontri e non ti scontri ( per semplice botta di fortuna) con una persona così, succede, e di botto t’accorgi che hai dimenticato la pazienza a casa, ecco che sulle tue labbra spuntano sorrisi conditi con vocaboli che neanche sapevi di conoscere, perché è sempre così, è quando meno te l’aspetti che scopri cose nuove.

Che poi.

Questi simpaticissimi individui, automuniti mentecati, hanno surclassata la categoria “nonno con il cappello senza la seconda”, il motore delle loro macchine si ribella, il pedale della frizione non sanno cos’è…eccerto! Quando a scuola guida lo stavano spiegando loro vivevano una fase acuta di mal d’ Africa, arieti e gazzelle che si rincorrono, salvo poi essere catapultati in questa realtà metropolitana in cui arieti e gazzelle non sono animali.

E niente.

Poi ci sono io.

Che non amo particolarmente guidare, che con la tecnologia non ho feeling, che non so usare l’aria condizionata e m’intossico.
Finestrino abbassato e smog in grandi quantità, perché si sa, o le cose si fanno in grande o non si fanno.

Pazienza, dove sei finita????

ECCOLA!

  
E finalmente eccola qui…la bella stagione.

No, non è ancora tempo per costumi interi, spezzati o trikini, o meglio non lo sarebbe, ma si sa, qui, com il caldo la gente interpreta alla sua maniera.

Lei è qui. Pronta a fare capolino e no.

Molti, ma che dico, moltissimi di noi non lo sono.

Ecco che incontri persone che pur d’ inseguire la prova costume sono disposte a fare anche solo un esame scritto, perchè è palese che quello visivo è negativo.

E allora che fare? Ci si iscrive in palestra, si fanno workout fino allo sfinimento, si corre, si salta, si suda.

Si suda, esatto. Si suda.

Credo che nelle istruzioni per “corsa ai ripari per i ritardatari” abbiamo omesso il capitolo profumo.

Oddio, non che l’odore sia cosa importante per tutti, nel senso, siamo uomini, in teoria evoluti, ed altrettanto in teoria il problema non dovremmo sverlo, quello di annusarci intendo,avete presente gli animali? Si annusano, e capiscono, cosa non so, ma so per certo che capiscono. 

Ecco, noi umani no. Abbiamo il dono della parola, a noi non serve annusarci, a noi basta, sempre in teoria, parlarci.

Quindi, caro passeggero, che per sbaglio sei accanto a me su questo vagone maleodorante, per favore, fattela ‘na cazzo di doccia ogni tanto!

Ci sta che mi martelli gli zebedei con l’importanza delle proteine in una dieta variegata, ci sta che mi ammorbi dicendomi quanto siano importanti gli HIIT in palestra, ci sta che mi spieghi di come sia strutturato un allenamento funzionale, ma, anzi.

Ma. Se non ti lavi, io continuo imperterrita ad essere disturbata dal pemsiero che i tuoi germi vivano una vita difficile, insomma, vivono in mezzo alla sporcizia, un po’ come tanti umani evoluti nelle grandi cittá, ma quella è un’altra storia, che no, non si risolve con una doccia…

FA CALDO.

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Io non so da voi com’è.

Ma qui, fa caldo, ma caldo caldo eh!

Si sta iniziando a boccheggiare, la gente va fuori di melone e si incolpa il caldo, perché è sempre una valida scusa, anzi spesso.

Alla televisione partono i soliti consigli del: Bevete molto, non uscite nelle ore più calde, attenzione ad anziani bambini ed animali.

Insomma tutto nella norma.

Ah! No, sui social impazzano quelli che:

“Al primo che si lamenta del caldo bla bla bla.”

“Al primo che si lamenta bla bla bla.”

Ecco.

E poi ci sono io.

Scema di mio, caldo e non caldo.

Sclerata di mio, ed il caldo accentua solo la situazione.

Ecco.

Arrivo in ufficio.

Il lavoro qui aumenta a dismisura, passo da una temperatura di pinguini in gita scolastica ad una in cui anche un safari è sconsigliato, ci stiamo capendo?

Oggi me la sono presa con me stessa.

Perché arrivo in macchina e sudo, ma sudo di brutto eh! Gocciolo proprio.

Ed inizio a pensare. Che tra l’altro faccio una fatica becera in sto periodo, non tanto a pensare quanto a fare discorsi di senso compiuto, mi viene proprio difficile.

Insomma.

Mentre gocciolo, e mi lamento, ad alta voce, da sola in macchina, mentre qualcuno preso da un eccessivo buonismo mi bussa al finestrino inconsapevole del destino che l’aspetta.

Ecco.

Mentre penso, uno qualunque, mi bussa al finestrino e mi dice di aprire la macchina.

NO. Metto la retro ed esco dal parcheggio, lasciando il povero incauto uno qualunque in balia di se stesso.

La pazza non sono io, o almeno, non solo io, voleva un passaggio.

Certo.

Di questi tempi vuoi un passaggio????

Ecco.

Pazza si. Incosciente ANCORA no. Con sto caldo poi…Fare pubbliche relazioni. Ma muori, va!