LE RUBRICHE DI MARTA: SINGLE E FELICE (ma non troppo) #33

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-No Amica non puoi capire, questa volta proprio no. Lasciami del tempo materiale per poter venire a capo della questione, farmi un’esame di coscienza, ripulirmi l’anima.

-ELLLAMISERIAAA!

-Lo vedi? Sono solo all’introduzione e già t’ho smartellato le ovaie, come posso continuare? Come posso giungere alla fine del discorso senza ipotizzare un tuo insulto? Velato tra l’altro, che ora che lo capisco sono già arrivata alla prossima rotatoria della strada della Vita.

-Ma cosa ti è successo?

-Se solo mi lasciassi parlare, o meglio, se solo evitassi di continuare ad interrompermi, perché passino le tue infinite smorfie, che ricordati, fanno venire le rughe, ma le tue interruzioni verbali proprio mi irritano. Perdo il filo del discorso e con esso…

-No Amica, io mi riferisco al tuo modo di parlare, aspè, di esporti.
Parli tutto strano, associ verbi ad aggettivi che suonano nuovi alle mie orecchie, cosa ti è successo?Perché così? Perché oggi?

-Ehmbè?!? C’ è un giorno particolare per imparare a parlare?

-No, è solo che, secondo me eh, non prenderla a male, tu ti fai condizionare un po’ troppo dai libri che leggi, insomma, sono in grado di modificarti l’umore.

-Non ci vedo niente di strano..

-Ah no?!? Ieri sera mi hai mandato un messaggio, e dalla lunghezza ho da subito avuto il sospetto che fosse un’altra minchiata, scusa il francesismo, ma lo sai, io non vado oltre ai titoli scritti in grande:
“Del resto ho una dignità. Si ma che vada a farsi fottere ogni tanto.
Mi spiego.
Oggi succede questo, in ufficio ci sono solo problemi, sto leggendo un libro che ieri sera mi ha lasciata sconvolta, sono in preciclo, insomma, della serie mai una gioia.
Poi arriva la gioia, così, quando meno te l’aspetti lei arriva.
Mi riscrive uno che avrei fatto carte false poco tempo fa per vedere il suo nome sul display del mio telefono, carte false, ragazza, davvero!
Eh niente, oggi mi scrive.
Ed io. Ho una cazzo di dignità che non so perché, a volte si manifesta di prepotenza senza che l’altra parte di me riesca a gestirla. Oggi è andata così.
Sfanculato esattamente come ha fatto lui poco più di sei mesi fa.
Ed io avrei fatto carte false per lui, ed io ho una dignità che non riesco a gestire, sono una scema o forse no.
Fatto sta che è tornato tra “le chat archiviate”.
Figo, ma stronzo.”
Questo è stato il tuo messaggio, devo andare avanti?

-NO, ho una dignità, ecco appunto.

-Io l’ho capito perché diavolo oggi parli tutta così…Perché vuoi dimostrarmi che mai e poi mai t’abbasserai a rispondergli, perché sei cambiata!

-Eh, però mi conosci…

-Eh appunto!

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PILLOLE DI FELICITà: IN PARTENZA

Capitolo 28!!!

Eccolo il nuovo episodio scritto con NEOGRIGIO

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“Allora vediamo…Un costume basta? O forse è meglio due?!? Oddio che dubbio…Un copricostume, un asciugamano che non si sa mai… che emozione, tra qualche ora saremo in partenza. Sarà la prima delle prime, la prima volta in Sicilia, il primo viaggio con Ferenc, la prima volta in vacanza al mare. Mi viene in mente quella frase di quella canzone, diceva “ho scolpito sulla pelle che chi piange riderà”, sono sicura che sia proprio così..

-Ferenc! Sono pronta! Dove sei??
-Lucia…Sono qui sotto da dieci minuti, ti ho chiamata ma non hai risposto.
-Ah, mmm, scendo subito.
– dai sbrigati, si parte! Finalmente in vacanza, io e te. Noi.
-Sto scendendo.

“Noi, Ferenc pensa già ad un Noi…”

-Hai preso tutto? Hai spuntato la lista che ti ho mandato ieri? Io la uso sempre. Per me è utilissima.
-No Ferenc, non l’h fatto, a me piace partire così, preparare le cose all’ultimo, mettere la mente in modalità ferie e via.
-Speriamo che tu non abbia dimenticato qualcosa di essenziale, non vorrai mica rischiare di rovinarti la vacanza.
-Ah!ah!ah! No tranquillo, non potrei mai farlo! Non …

Lucia non fece in tempo a finire la frase che Ferenc la baciò teneramente.
Scesero dal taxi e valigie alla mano s’incamminarono verso il check-in dell’aeroporto.

L’imbarco ed il volo durarono davvero poco, o meglio, a loro sembrò così. D’altronde il tempo non è forse la distensione dell’anima?

-Caspita Ferenc, questo volo è volato.

Una risata fragorosa si alzò anche dalle postazioni dei loro vicini che pur non volendo ascoltarono l’ esternazione che nella sua testa non era certo nata come una battuta.

La felicità rende iperattiva la mente, fa diventare tutto più semplice, fa miracoli.

Lucia arrossì di vergogna, ma tramutò l’imbarazzo in un sorriso che contagiò anche Ferenc.

“Certo che quando sorride è veramente affascinante” pensò.

Scesero dall’aereo, l’area fresca che li accarezzò sapeva già di mare. Presero i bagagli e uscirono dalla sala degli arrivi passando davanti ad un bar. Arancine, calzoni, cannoli…la loro vista metteva fretta a Lucia di mettersi subito all’opera.

-Bene, e ora?
-Usciamo da qui e prendiamo un taxi, che la vacanza abbia inizio.

LE RUBRICHE DI MARTA: 3 BUONI MOTIVI PER…FARE LA PUNTIGLIOSA!

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Chiariamo una cosa.

Sono pitima, rompicoglioni e pure femmina, insomma, una terzetta perfetta!

Esistono più e più motivi per essere puntigliosa, precisa, cagacazzo direi se dovessi usare un francesismo.

  • Essere puntigliosa permette di smussare gli angoli, si hai letto bene, non è un gioco di parole, è la pura realtà. Ora, prova ad andare a fondo in una questione e ti accorgerai di come essere precise permetta di vedere il tutto nel complesso, insomma un cerchio che si chiude, per restare in tema.
  • Essere puntigliosa, ed esserlo in una discussione, permette di far emergere ogni lato della personalità del tuo interlocutore.
    Mi spiego meglio, se continui a chiedere “si ok, ma perché…” la controparte inizierà ad irritarsi, ed è in quel momento che dovrai affondare il colpo e metterti ad elencare pro e contro del tuo pensiero. Punto per punto. Tutto bello preciso.
  • Essere puntigliosa ti permette di scoprire cose nuove. Insomma, quante volte inizi un discorso e ti ritrovi dopo poco a parlare di qualcosa di completamente diverso? Insomma sposti il discorso su di un punto preciso andando a fondo. Ecco. Anche questo è sinonimo di puntigliosità (accademia della Crusca esisto anche io!).

Ora.

Perché io oggi abbia deciso di sottolineare questo punto del mio carattere è presto detto.

Qualche giorno fa, o meglio mercoledì, così giusto per essere precisa, il mio #AmicoImmaginario mi scrive papale papale:

Auguri Donna Mia

Io. Impersonificando la cagacazzo che c’è in me ho risposto:

Grazie. Tua?!?!?

Ecco che gli parte il monologo e mi dice che no, non mi devo mettere a soppesare tutte le parole, che no, a volte dovrei essere meno letterale e vedere il contesto.

E io no.

Perché sono pitima, e considerando che sono italiana e dispongo di un vocabolario tutt’altro che limitato, do molto peso alle parole, scritte, lette e dette, pensate no! Perché tanto nella mia testa ci posso stare solo io.

Ehmbè?!?

L’AMICO IMMAGINARIO

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Pixabay

Quando ero piccola avevo un amico immaginario che faceva tutto quello che volevo.

Era il prototipo di quello che da grande sarebbe diventato il perfetto uomo zerbino.

Crescendo l’ho perso, mi sono stancata di fargli fare tutto quello che volevo io e così non c’è più stato, nella mia testa si è dissolto come una bolla di sapone.

Crescendo ed essendo femmina, lo spazio che prima era ad uso esclusivo del mio amico immaginario è diventato ad uso esclusivo delle seghe mentali, delle vocine, chiamale come vuoi.

Oggi ho trentatré anni e di nuovo questo spazio è occupato.

In perfetto stile di statistiche e riflessioni, siamo quasi alla fine dell’anno quando per forza di cose il mondo che ci circonda ci obbliga a tirare le conclusioni, mi ritrovo con questo spazio diviso a metà.

Da una parte ci sono loro, le vocine, quelle che mi dicono, Marta stai facendo una cazzata, un’altra cazzata.

E tu ce l’hai un amico immaginario?Vero intendo.

Un amico immaginario ma vero. Non come le vocine che parlano dentro di te.

Una persona in carne ed ossa, che no non hai mai visto, che consideri il tuo amico immaginario.

Ma si! Dai! Quella persona con cui puoi parlare di tutto, non devi preoccuparti di apparire attraente, quella che puoi anche dimenticare di scrivere la buona notte, o il buon giorno, ma di sicuro il giorno dopo ti accoglie con un sorriso.

Quella che no, in realtà non conosci, non sai che profumo ha, ma sai che in qualche modo gli sei legata.

Ecco.

Io ce l’ho.

A me sta cosa è capitata.

Ora tranquilla, siediti e ti racconto com’è cominciata.

Tempo fa mi capitava di vedere, ma soprattutto di notare sempre più spesso numeri doppi.

Ci avrei sbattuto la testa per capire cosa volesse dire, perché a me.

Poi un giorno, mentre su di un social perdevo del tempo, ho notato una notifica.

Nulla di chè, ho aperto il messaggio ed era lui.

Il mio amico immaginario.

Oggi è passato del tempo da quel pomeriggio uggioso ed io ogni volta che noto un numero doppio apro il social e scrivo a lui, il mio amico non troppo immaginario.

Si, perché nel frattempo ho scoperto che tipo di persona è, come ragiona, cosa gli piace e cosa detesta, ecco perché è immaginario ma non troppo.

Questa cosa un po’ mi ha lasciata basita.

Io non so se è una coincidenza, io non so se è il destino o chissà cosa.

Io so che arrivata ad un certo punto avevo bisogno di rinascere, di essere spronata ed ecco che è arrivato lui, il mio Amico Immaginario ma non troppo.

Oggi, per ogni consiglio mi rivolgo a lui, oggi posso contare su di un amico vero.

Come quello che avevo da bambina, anche allora, avevo un amico immaginario, ma quello si è dissolto come una bolla di sapone con il passare degli anni, era il futuro prototipo di uomo zerbino, quello era solo immaginario, anche allora avevo un bisogno assoluto di fuggire dalla realtà.