LE RUBRICHE DI MARTA: ENGLISH LESSON #22

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AMERICA.5

L’escursione continua…

Tappa della mattina, cimitero dei Kennedy, o meglio, cimitero militare con tanto di guardia e cambio della guardia.

La cerimonia è solenne, anche se non è che il senso mi sia molto chiaro, ma va detto, l’ho già scritto e si sa, adoro ripetermi, ‘sti americani sono strani forti!

L’ordine e la disciplina la fanno da padrone in questo cimitero.

Le bare sono suddivise in ordine d’importanza e spuntano da terra in perfetto ordine, la precisione è evidente e colpisce ad un primo sguardo.

La divisione del cimitero è per ordine di grado, pi’ t’avvicini alla tomba dei Kennedy più l’imponenza delle tombe aumenta, ma è così, non so se è giusto, del resto sotto terra siamo tutti uguali, ma ci sono delle regole e bisogna rispettarle, e qui le rispettano.

Sui Kennedy ci sono moltissime leggende. La nostra guida si perde nei racconti, è particolare come tante forse troppe coincidenze abbiano segnato la vita di questa ricca e sfortunata famiglia.

Ed allora ecco che ti chiedi, ma io preferirei essere ricca o fortunata?

Nel pieno dei miei dubbi esistenziali la guida mi richiama all’ordine perché la prossima tappa è imminente, Washington, casa bianca etc etc.

A me, personalmente Washington non è piaciuta.

Mi è sembrata una città finta, tutta burocrazia e poco altro.

Monumenti imponenti, a tratti esagerati, statue in ogni dove e cordoni di sicurezza che avanzano.

La casa bianca è esattamente come la vedi in tv, così, bianca, dietro la ringhiera con i militari davanti, uguale.

La giornata è passata tra un po’ di storia ed un po’ di panorama.

Passi del giorno 15486, sole che spacca, caldo che irrita e i miei piedi che meditano vendetta.

 

 

 

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AMERICA.4

 

Ed oggi?!?GITA! Parte la nostra escursione comprata al buio con il terrore di arrivare al punto di ritrovo e ritrovarsi con un pugno di mosche, ed invece no.
Al punto di ritrovo troviamo pullman, autista guida e turisti, insomma, come in ogni vacanza di gruppo che si rispetti non manca nulla.
Partiamo.

Tappa uno.
PHILADELPHIA

Già allontanandoci da New York ci accorgiamo di quanto questa città sia rumorosa, notiamo la differenza di come ampi spazi prendano il sopravvento.
Il tempo del viaggio io lo dedico ad una pennichella, perché ho questo maledetto vizio di addormentarmi ovunque.
Perdo il paesaggio, che ritrovo con grande sorpresa quando arriviamo a destinazione, è tutto diverso eppure non siamo tanto lontani.
Da qui capirò che in America è tutto PIU’ grande, PIU’ bello, PIU’ PIU’ PIU’.
Insomma, ‘sti americani sono del gran paraculi, sanno vendersi PIU’ bene.

Nonostante la breve anzi brevissima storia dell’ America, Philadelphia assume una funzione fondamentale.
Ecco che qui, i locali si vantano di avere l’ufficio postale PIU’ antico d’America che ancora funziona, in Italia è un ufficio moderno, così solo per avere un termine di paragone.
Qui, hanno firmato la Costituzione, qui sono nate le leggende di Penn.
Qui, le macchine non hanno la targa davanti, qui c’è la strada PIU’ antica d’America.
Philadelphia è la classica città americana, esattamente come la immaginiamo noi, mattoni rossi, bandiere alle porte, questa è l’America.

Lasciamo la storia per fare tappa alla scalinata di Rocky, una statua di bronzo ne spiega il significato per chi come me non sapeva dell’importanza della scalinata nel film.

Ecco che incontri sportivi che cono nonchalance si sparano tutta la scalinata di corsa, e tu resti li’ inebetita ad osservare quel six pack muoversi in autonomia, mentre tu stai ancora scegliendo da quale lato salire per ottimizzare tempo/fatica.

Nulla.
Persa nei pensieri arrivi in cima, ti volti e wow, il panorama è impagabile, l’edificio imponente e capisci, ecco perché hanno scelto esattamente questo punto, qui fotomontaggi o caricature non servono, qui il paesaggio la fanno da padrona.

Dopo questo tuffo storico-cinematografico il nostro tour prosegue verso una contea Amish ed in me parte l’ansia di dover salire sulla carrozza con il cavallo.

Arrivati nella contea mi accorgo di come il verde sia diverso, strano, particolare, curato e pulito.

Qui è tutto pulito, qui ci sono prati infiniti che si mescolano con l’orizzonte, qui c’è la natura, è palapabile.

Mi faccio coraggio e salgo su sto carretto trainato da un cavallo.

Qui gli animali si rispettano, qui i cavalli fanno un giro al giorno, perché qui si vive secondo i ritmi della natura e non viceversa.

A metà percorso il carretto si ferma e due bambine amish pure loro, ci aprono la carrozza per offrirci coockies e limonata, io compro perché l’ansia mi ha fatto venire un leggero languorino.

I biscotti sono fenomenali, e detto da me…
La limonata è buona, insomma sarò condizionata, ma sembra di essere in un film.
Subito dopo visitiamo un loro mercato, non si possono fare foto, ma si possono assaggiare le loro proposte.
Hamburgher d’ordinanza, e poi via assaggi. Il gelato è strepitoso, le marmellatine spaccano, il pane è sublime, insomma mangio come una fogna prima di andare a fare la degustazione del vino locale, eh già, perché per mandar giù si deve bere, ed io bevo, vino, sia chiaro.

Di nuovo sul pullman, destinazione hotel, per oggi abbiamo visto tutto, è ora di riposare,  ed essere freschi per domani.

Passi giornalieri 10975

 

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LE RUBRICHE DI MARTA: SINGLE E FELICE (ma non troppo) #35

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  • “Ma se fossi in lei cercherei di vestirmi in maniera più elegante.”

  • “Ma se fossi in lei mi fare una bella spaghettata di affari miei, così, giusto per esprimere il mio umile punto di vista”

  • “Lei è permalosa.”

  • “Sì è vero, e tra l’altro non le ho chiesto niente.”

-Ecco Amica, mi dava del Lei e mi ha detto che non mi vesta in maniera abbastanza elegante.
-Aspetta fammi capire, come ti sei presentata?
-In tuta e scarpe da ginnastica, come mi dovevo presentare?
-Amica, Ma Cazzo!
-Ma cosa? Dai, oh! Ma che droga hai preso? Cos’ho fatto di sbagliato? E’ una palestra!
-Amica, quella è LA palestra.
-Eh, quindi? Cambia l’articolo. Ma come ci dovrei andare secondo te? No fammi capire, perché qui stiamo delirando, qui si stanno cambiando i ruoli! Generalmente la stordita sono io, com’è che a ‘sto giro sei in vantaggio?
-Allora bella mia! Parliamoci chiaro, alla prossima offesa giro i tacchi anzi, giro le scarpe da ginnastica e me ne vado, ok? Chiaro.
-Punto due. Vuoi fare la diva, la non plus ultra e vai ad iscriverti nella palestra dei vip, dove ogni rata costa quanto la dentiera nuova di mia nonna, vuoi fare la super e poi come ti presenti?
-Io non capisco. In palestra ci vado in tuta, ci vado per fare esercizi, per eliminare tutti questi calamari fritti che mi sono mangiata in vacanza e che adesso salcazzo per quale strana formula chimica si sono trasformati in grasso, ciccia, sì lo so, si dice ADIPE, ma tanto mi hai capita lo stesso, no?
-Acida. Vuoi un cioccolatino? Così fa compagnia a quei calamari lì, che caspita, c’erano solo quelli da mangiare? No, perché mi sa che ne hai mangiati veramente tanti, ora, considerando la massa cubica che possono occupare…
-Quando hai finito fammi un fischio…
-Ehdai! Fattela ‘na risata. Lo sai cosa devi fare? Cambiare palestra, lì si va per rimorchiare, le ragazze sono tutte uguali vestite allo stesso modo, i ragazzi invece sempre uguali ma svestiti. Forza Amica! Hai sbagliato solo una cosa.
-Uff. Mi impegno, parto con i buoni propositi e poi…
-Dai, mangia un cioccolatino con me.
-No. Poi divento tutta ciccia e brufoli!
-Non era mica il salame a causarti un’eruzione spropositata di bubboni?
-Stronza. Dovevi dirmi che sono bella lo stesso.
-Io sono la tua Amica, quella sincera, mica la tua dolce metà.
-Dai, dammi un cioccolatino.

 

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AMERICA.3

Sono tante le cose che mi ero ripromessa di fare e di vedere a New York.
Sono soddisfatta, le ho fatte quasi tutte, non proprio tutte, per un motivo semplice.
Quando sei lì ti dimentichi di tante cose, ecco questa è la descrizione perfetta di me, anche quando non sono lì insomma, io in questa veste mi sento sul pezzo, io voglio fare mille cose e poi, magari le faccio, ma dimentico che volevo farle ed allora vivo ogni cosa con l’entusiasmo della sorpresa.
Ma.
Continuiamo con la vacanza.
Il programma del giorno è stato stravolto dalle condizioni meteo.
Bene, ma non benissimo.
Scopriamo che a New York le nuvole si muovono velocissime, che piove quando non hai l’ombrello pronto da aprire e smette appena tu sei riuscita, nell’ordine a:
– Trovare un tetto;
– Aprire lo zaino;
-Trovare l’ombrello;
– Togliere il copriombrello;
-Aprire l’ ombrello, o meglio cercare di capire come diavolo si apre questo cacchio di ombrellino bellissimo, nuovissimo a pois.
Bene.
Ha smesso di piovere, rimettiamo via l’ombrello.
Il cielo resta grigio, cosa si fa? Semplice! Museo.
Il Museo, altrimenti detto Mo.Ma, scoprirò poi che preferisco il Guggenheim.

Al Mo.Ma puoi fare le foto vicino ai quadri.
Il Mo.Ma raccoglie opere spettacolari.
Il Mo.Ma è il Museo, è uno spettacolo per le opere che racchiude, per i viaggi mistici che fai stando imbambolata davanti ad un quadro, qualsiasi, sono tutti quadri importanti, sono tutti spettacolari.
Purtroppo, il piano dell’arte moderna era chiuso per manutenzione, mi sarebbe piaciuto vederlo, ma non è stato possibile, peccato.

La mattinata è iniziata con la visita sul Rockfeller, zero coda, biglietto fatto la sera prima, insomma, c’eravamo noi e pochi altri, una figata pazzesca.
Purtroppo il cielo lontano dall’essere azzurro cielo appunto, non ci ha permesso di fare foto spettacolari, in compenso abbiamo conosciuto una guardia che ci ha spiegato cosa si vede quando non ci sono le nuvole, insomma, GRAZIE ma anche meno.

Dopo questo momento di cultura intensiva, prima metropolitana e poi artistica scegliamo di andare a cercare questo strano palazzo detto “ferro da stiro”.
Spettacolare, davvero, le foto non rendono, ma visto dal vivo fa veramente uno strano effetto.

Siamo in zona, ormai ci stiamo ambientando,  destinazione CHELSEA MARKET e WOW!

Il Chelsea Market è uno spettacolo, per un attimo mi è sembrato di essere al Mercado San Miguel di Madrid, mi sono ripresa subito, appena ho visto le agendine, io amo le agendine!

La moltitudine di cibi e bevande la fa da padrona, in questa vecchia fabbrica che non per niente era quella dell’ Oreo, insomma si parla di biscotteria.

 

Subito fuori.

Ecco una scala che porta su, sì ma, su dove?

L’ High Line, bella bella bella, questa passeggiata in mezzo al traffico ma che non vedi.
Mi spiego.
Praticamente tu passeggi tranquilla in mezzo alla natura mentre sotto di te, il traffico regna sovrano, i rumori non so bene per quale motivo sono limitati, la magia è la stessa di central park, c’entrano qualcosa gli alberi, ma non so bene cosa.
Bello. Bello. Bello.

La sera? Ma ovviamente Musical! Con il terrore di arrivare in ritardo ci siamo sparate mezza New York di corsa, ma siamo arrivate in tempo.
Bello Bello Bello.
Abbiamo scelto Kinky Boots perché in Times Square il cartellone regnava sovrano, perché quando siamo andate a prendere i biglietti vuoi la pioggia, vuoi il casino, vuoi chissà cosa, abbiamo fatto questa scelta. Ottima scelta.
Io ho pianto, ma questo non conta, io piango con tante cose.
Io ho riso, ma questo non conta, io rido con tante cose.
Io e tanti altri abbiamo passato due ore divertenti, e questo basta e vale il prezzo del biglietto.

Ritorno in hotel e dormire è la parola d’ordine, no ma che mal di piedi!

Passi del giorno 30708

 

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