PICCOLE RIVINCITE

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Qualche mattina fa ho assistito ad una scena che non dovrebbe rendermi orgogliosa, ma purtroppo il mio senso di vendetta è più forte dello spirito natalizio che aleggia nell’aria.

Diciamo che ho gioito, per poco, ma ho gioito.

Che poi, sono certa di non essere la sola ad aver pensato “Finalmente!” ma poco importa, la vittoria di uno è una battaglia persa per un altro. O almeno così pare che sia.

Stavo andando in ufficio. Come tutte le mattine.
Ed esattamente come da routine sulla mia strada – che no, non posso variare perché è solo una – incontro simpatiche mammine che accompagnano il figliol prodigo certe che stanno salvando il mondo e di conseguenza possono permettersi tutto. TUTTO – nel caso in cui il concetto non sia chiaro – sta per la qualunque: parcheggi bizzarri, attraversamenti al limite del circense, slalom degni di sciatore esperto.

Ecco.

Una di loro: UNA MAMMA DOLCE E CARA si è imbizzarrita con una – che fino al giorno prima le faceva compagnia durante la colazione al bar post trauma abbandono minore a scuola – sua simile perché la seconda ha OSATO – questa è stata la parola usata – parcheggiare nel posto riservato ai disabili.
Per inciso: nessuna delle due necessita di quel posto, è quello più vicino all’entrata della scuola materna. É quello che permette al figliolo di prendere meno freddo – manco fossero in tenuta estiva con 4 gradi al sole.

Sembravano due pazze.
É arrivato il vigile.
Io e altri automobilisti aspettavamo – pazienti – che la seconda levasse quella cazzo di macchina dalla strada che impediva il passaggio a chiunque.
E osservavamo. Ste due pazze.

Io ridevo, o meglio sorridevo, perché per una volta anche loro hanno vissuto lo stesso stato d’animo mio e degli automobilisti che come me devono aspettare PAZIENTI che i piccoli abbiano le chiappette dorate appoggiate sulla sedia in classe.

Sono soddisfazioni!

 

MANCHI, PROPRIO DI BRUTTO

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I mille impegni mi tengono la mente occupata.

Sto facendo fatica a scrivere quattro pensieri sul mio diario cartaceo, figuriamoci sul blog!

Sono un po’ triste e un po’ no.
Da un lato sono felice di avere mille cose da fare, dall’altro sento che mi sto perdendo qualcosa e che faticherò a recuperare.

Ma non demordo.

Dicevo.
A parte questo momento di pura nostalgia io continuo a muovermi con la macchina.
Tutte le mattine infra settimanali per andare al lavoro. TUTTE.

E con me anche tutte quelle simpaticissime mammine che accompagnano i satanani a scuola.
E che li portano in classe, e che salcazzo perché ma:

  • Il freddo.
  • Lo smog.
  • L’eccessivo acido lattico dovuto alla sessione intensiva sportiva del piccolo di casa.

Parcheggiano con i piedi – e intendo il modo di dire – e io mi irrito.
Caspita se mi irrito.

Il mio cervello fa fumo.

Certi disagi non cambiano mai.
Per il resto tutto ok.

Ecco questa è stata la risposta che una mia amica ha ricevuto qualche tempo fa quando – per errore – ha chiesto: “Come stai?”

 

LE RUBRICHE DI MARTA: SCRITTO A MANO 118

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LE RUBRICHE DI MARTA: SCRITTO A MANO #117

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Festa del sorriso

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Oggi è il giorno del sorriso.
Ogni primo venerdì di ottobre si festeggia questa cosa che suona un po’ come:

Quando non sai cosa fare inventati la giornata di…

E poi rifletti.
A modo mio, sia chiaro.

Sì hai letto bene, anche tu dovresti seguire il filo illogico del mio ragionamento, non per chissà quale motivo trascendentale, semplicemente perché così facendo potrai…

SORRIDERE.

Ecco.

Stamane quando ho sentito questa notizia, ho sorriso d’istinto, poi mi sono fermata – in senso fisico, per via del semaforo rosso e in senso metaforico per far riprendere fiato alla mente.

Pensavo.

Quanti sorrisi fai in un giorno per motivi diametralmente opposti?
É ora di pranzo.

Io oggi ho sorriso quando ho sentito la notizia, ho sorriso quando un signore mi ha ringraziato per avergli dato la precedenza al passaggio pedonale, ho sorriso quando ho salutato il commesso del bar, ho sorriso quando ho ringraziato la signora che alla CCIAA mi ha stampato il biglietto per lo sportello (lo so fare anche da sola, ma questa dovrà pur fare qualcosa nella giornata lavorativa, no?), ho sorriso al parcheggiatore che mi ha restituito il biglietto pagato.

Insomma.

Oggi ho fatto qualche sorriso.

Non so a quale quota arriverò a fine giornata, non so se saranno tanti o no, però ho capito una cosa.
Focalizzarmi su di una cosa positiva migliora l’umore.

Poi un vecchietto rincoglionito mi ha tagliato la strada con il suo bolide anni ’40 che va a spintoni… ma è un’altra storia… Ho inveito, poi ho sorriso, subito! Così solo per bilanciare.

Eh niente.
Sorridi, please!