OGGI LO POSSO DIRE!

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Immagine presa da internet

Bene.

Sono una di quelle persone che quando si alzano con la luna storta faticano a raddrizzare il resto della giornata, salvo poi arrivare alla colazione accorgersi che c’è ancora la nutella e via con la prima gioia.

Sono una di quelle persone che camminano con il sorriso stampato in faccia, con la gioia che sprizza dai pori, salvo poi essere coperta da strati di cotone, lana e lanetta.

Insomma.

Che io sia incoerente è cosa nota.

Sono una di quelle persone che quando deve insultare qualcuno trova ogni pretesto per evitare la volgarità ma cerca e ricerca le parole più subdole per arrivare alla fonte, colpire nel segno e non permettere all’interlocutore di capire subito cosa io abbia appena pronunciato. Tutto chiaro?

Bene.

Trovo immensamente irritabili quelle persone che ridono sempre e comunque, io sono positiva sempre e comunque non rido per ogni stupidata anche quando non è il caso.

Insomma.

In questi casi specifici tendo a dire: ” Ma cos’hai da ridere è il tuo compleanno?”

Ecco succede che anche a me a volte dicono questa frase.

E c’è un giorno all’anno in cui io posso dire: “Si! Oggi è il mio compleanno, ti sei presentato senza un presente, senza farmi gli auguri, senza provare un po’ di felicità per me e poi? Vuoi anche avere ragione? Dai, abbassa le orecchie e torna nel tuo mondo!”

Ma che bello eh?!? E facciamocela una risata!

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#BravaMarta

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Pixabay

Si è vero, sono in attesta, sto aspettando quello che mi bacia con una mano tra i capelli e l’altra dove voglio io.

No non è vero, mi basta che arrivi l’autunno, quello vero, quello da zero sensi di colpa se stai con la cioccolata fumante sul divano ad oziare sotto la copertina.

Che poi parliamone.

Ma che freddo fa? Ok, non sono abituata, ma avete presente quella sensazione sgradevole che proviamo tutti, indistintamente la mattina quando appoggiamo un piede nudo sul pavimento?

E’ freddo gelato.

Insomma la stagione del “piumone mio, non ti abbandono” si sta avvicinando e io? Sono pronta?

Forse no.

Ma di certo la sto aspettando, così almeno questi di sensi di colpa se ne andranno via da me.

Beh restano gli altri, ma uno per volta riuscirò ad allontanarli.

Saggia, anche oggi è prevalsa la parte saggia di me. #bravaMarta

PETER PAN

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Peter Pan è sempre stato il mio cartone animato preferito.

Visto e rivisto in ogni forma, da cartone animato a film stile disneyano.

Ora.

Io l’h sempre amato, non c’ un motivo particolare, non c’è un perché preciso conciso e puntuale, mi piaceva, e basta.

Che poi non è tanto Peter Pan con quella tutina verde e quel capellino alla pescatora ad attirarmi, quanto Wendy.

Certo, magari le avrei fatto indossare un altro pigiama, ma sono gusti personali.

Wendy, lei, o meglio l’altra perché Trilly, ha sempre avuto la meglio, fino a quando il menage a trois si è definitivamente insediato.

E già qui, avrei dovuto capire tutto.

Questo è un segno premonitore del quale mi rendo conto con il senno del poi.

Nella vita incontrerò ragazzi che preferiranno una relazione affollata ad una monotona monogamia, certo peggio sarebbe stato se mi fossi innamorata della favola di
Biancaneve. Una vita a sfaccendarmi tra sette nani malefici, piuttosto che Cenerentola, fare la sguattera per le sorellastre brutte anche no.

Ma.

Poi dicono che l’ infanzia non lascia un segno indelebile in ognuno di noi.

Il mio colore preferito è il verde, con il senno del poi capisco da dove nasce, con una motivazione più profonda mi hanno detto che, il verde è simbolo di speranza, ed io sono speranzosa, anche quando non dovrei.

Peter Pan con Wendy e tutta la compagnia volava di tetto in tetto, io no, non volo, ma mi piacerebbe tanto provare, anche se non credo di essere tanto agile da poter fare parkour, probabilmente resterei in vacanza obbligata in qualche clinica a curare le fratture prima e la testa poi.

Forse è vero che la soluzione di tutto sta nell’infanzia, del resto analizzare con il senno del poi è più facile,no?

TI SERVE ALTRO?

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“Come stabilisci se siamo amiche o no?”

“Oddio, riparti con una delle tue paturnie esistenziali?”

“No, no, molto più terra terra, cioè, si siamo amiche, ma in base a cosa secondo te c’è sintonia tra di noi?”

“Marta, mi siedo eh? Così parti dall’inizio ed anche io riesco a capire da dove nasce questo nuovo dubbio esistenziale che sicuramente si sarà fatto spazio andando ad annullare qualche concetto primordiale insignificante.”

“Non ho capito, cos’hai detto?”

“Niente Marta, spara la minchiata che ho fretta.”

“Ok vado veloce.”

“Sai che è nata la bimba, giusto? Sai che sei andata tu a prenderle il regalo per noi tre amiche, giusto? Sai che anche mia mamma le ha fatto il regalo, giusto?”

“Si, giusto. Quindi?”

“Niente, il regalo di mia mamma l’ho scelto io e non ci crederai mai!”

“Marta cazzo!”

“Ehi, il mio cognome è diverso…”

“Marta!!!Cosa le hai preso??”

“Senti, non lo sapevo che tu stavi comprando lo stesso identico regalo in un altro negozio. Giuro! E comunque guarda il lato positivo! Non puoi dire che non siamo Amiche!”

“Certo… Non cambierai mai…”

“Ah lo sai eh! Comunque ti voglio bene lo stesso, anche se a volte mi cambi il cognome.”

LA GATTARA ANCHE NO

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PIXABAY

Che poi questa cosa della gattara un po’ mi infastidisce, un po’ tanto aggiungerei.

Non capisco perché se sei una zitella, perché ammettiamolo,anche se siamo in un’epoca in cui se parli con vocaboli stranieri sei so cool, il termine single non rende l’idea.

Zitella, brutto da dire ma preciso, definito, concreto, come termine intendo.

Chi non l’accetta, chi crede in una congiura dell’universo si definisce indipendente, libera, senza catene alle caviglie.

Ora.

Per quanto a volte possa essere difficile considerarsi single altre volte è liberatorio,insomma su una bilancia saremmo pari e patta.

Gattara invece, proprio non lo mando giù.

Io non amo i gatti, anzi, li detesto troppo, non sono una gattara perché indipendente come un gatto, non apprezzo tornare a casa ed avere un coso peloso che emette strani gorgorii e mi si struscia addosso, passi per l’inverno, ma in estate? Quando torni in casa fradicia di sudore e questo ti si struscia addosso lasciandoti scie di peli che neanche il peggior incubo di un’estetista potrebbe partorire? Ne vogliamo parlare? Grazie, ma anche no.

Il gatto si pulisce da solo, questa è la frase più sentita, si certo, però poi quando sputa palle di pelo e altre sostanze sta a me pulire la casa, suvvia se vuole fare l’indipendente dovrebbe pulire lui, magari passando uno sgrassatore, e portando fuori la spazzatura.

No, non sono una gattara, si sono una zitella.

Ma sono felice, e non è cosa rara, non sono fidanzata sposata convivente, non ho pargoli fastidiosi al seguito, sto bene e basta, per adesso, poi chissà.

Va beh vado, devo fare un salto al gattile perché ho visto la foto di un micino tenerissimo…

Ah! Sono anche ironica senza limiti! #bravaMarta