A LEZIONE DI LUOGHI COMUNI

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Al corso di spagnolo facciamo conversazione.

La professora si impegnata a trovare argomenti ricchi di spunti che permettono a noi studenti di trovare una motivazione (sempre differente) per discutere, disquisire, scambiare opinioni.

La scorsa settimana abbiamo parlato del luoghi comuni.

Partendo da un testo in cui viene detto quali sono i luoghi comuni degli spagnoli, noi abbiamo messo in piedi una discussione su quali sono i luoghi comuni degli italiani.

Diamo per scontato i soliti tre: PIZZA MAFIA & MANDOLINO.

Ma poi?

Poi ce ne sono altri.

  • C’è chi dice che mangiamo solo spaghetti.
  • C’è chi pensa che lavoriamo poco.
  • C’è chi sostiene che non sappiamo esaltare la nostra arte, quella dei nostri avi, i monumenti e tutti i personaggi che gravitano intorno (a volte l’hanno proprio costruita) alla nostra cultura.

Bene.

E poi arriva il mio turno.

“Marta, dime lo que piensas!”
“Bale! ¡Professora!¿estás segura?”
“Porque no..”
“Bien. Para mí, las mujeres no saben cómo aparcar”
“¡Marta! Tu eres una mujer!”
“Sí, Clara, lo sé, pero es cierto para mí. No sé dónde estaba cuando el instructor me lo explicó ..y por eso…Yo no lo sabe hacer.”
“Bale. Seguimos.”

Perché io sono così, vado a scuola e dico la mia.

Insomma.

Io non so parcheggiare, è un luogo comune, nel senso.

Io faccio parte della società sono un “pericolo” e quindi la società deve prestare attenzione laddove io decida di parcheggiare e scendere dalla macchina.

Sia chiaro!

Il problema si presenta solo se devo fare un parcheggio ad S ed il giorno prima mi sono ammazzata di pushup, quindi mi muovo e sterzo con un dolore lancinante nelle braccia.

Il problema non è mio. É dei pushup, che indolenziscono in maniera (troppo) elevata i miei bicipiti.

Ecco.

Alla fine in vena di confidenza, anche altre compagne di classe hanno ammesso di aver (talvolta, e non raramente) avuto problemi a parcheggiare.

Che poi.

Spesso si dice che noi non lo sappiamo fare.

In realtà è perché noi femmine abbiamo sempre mille cose da fare, sappiamo fare più cose contemporaneamente (il nostro cervello ce lo permette) e quindi non possiamo concentrarci sul parcheggio, siamo già alla fase successiva.

Ecco.

Ho svelato l’arcano.

Ora posso andare a letto tranquilla e pensare alla prossima lezione….

LIBRI, CULTURA E POESIA.

Devo comprare un nuovo libro, sono quasi alla fine di quello che sto leggendo e ne ho solo uno di scorta, non mi sento sicura, me ne serve un altro da mettere in coda.

Ho già fatto più di un salto in libreria, in senso lato ovviamente, altrimenti mi avrebbero portato via con braccia incrociate dietro la schiena e qualche calmante infilato in vena.

Niente.

Non riesco a convincermi di quale potrebbe essere la mia lettura cuscinetto, esatto, hai letto bene.

La mia terza scelta nella scala dei libri si chiama libro cuscinetto.

C’ è un senso, che ovviamente è tutto mio, se vuoi puoi fare tuo, ma nessuno ti impedisce di chiamarlo come vuoi, anche perché questo è un titolo che ho scelto io, per il mio ordine mentale che non è detto che corrisponda al tuo, anzi, sicuramente non sarà così.

Comunque.

Non essendo arrivata ad una scelta degna di nota mi sono data alla libreria digitale, tanto poi l’avrei acquistato comunque on line dato che da un po’ mi sono data alla lettura in digitale… e niente.

Tra le proposte, perché ho scoperto che le librerie digitali funzionano così, ti consigliano i libri in base al genere di quelli presenti nel kobo.

Bene ma non benissimo.

Tra le varie scelte tre mi hanno colpita, non in pieno volto, sempre in senso lato.

I titoli? Di preciso non li ricordo, ma contengono queste simpaticissime antitesi, ora, sarà mica il karma che sta cercando di inviarmi segnali subdoli ma allo stesso tempo piuttosto chiari?

Scarto il primo perché a me questi hygge proprio non mi convincono.
Scarto il secondo perché a me i francesi non stanno per niente simpatici, fanno i superiori e vivono in città umide portandosi pane sotto l’ascella, no dai.
Scelgo il terzo perché il titolo rappresenta il mio modo d’essere.

Gira e rigira io faccio circa meno quasi sempre quello che mi pare.
Insomma ci provo e ci ripovo, giro la ruota compro vocali consonanti e punti esclamativi riuscendo quasi (ma si sa, la certezza non è matematica) sempre ad ottenere quello che desidero, ad avere il carretto dalla parte dei buoi, ad avere il coltello dalla parte del manico, insomma, vedila come ti pare, io faccio quello. Che mi pare, beninteso.

Ho scelto il terzo ed ora mi tocca leggerlo, speriamo in qualcosa di esilarante e non frantuma ovaie, vedremo.
Tra un po’ ci sarà la mia sentenza.

EPPURE CADIAMO FELICI

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Ci sono libri che ancor prima di leggerli sei psicologicamente pronta alla futura morale, ce ne sono altri che inizi a leggere senza grandi aspettative ma poi…Ti stupiscono.

Questo è uno di quei libri che fa parte della seconda categoria.

EPPURE CADIAMO FELICI

QUALCOSA – CHIARA GAMBERALE

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Ci sono libri che non ti lasciano niente…Altri che ti lasciano Qualcosa.

Ho usato, circa meno quasi, queste parole per iniziare la mia recensione di questo libro.

A me ha lasciato tanto, talmente tanto che alcune frasi del libro faranno parte dei miei scritti a mano, ma.

Considera che di base non sono esattamente una persona normale, o almeno mi piace definirmi anormale.

Ecco perché ogni volta, anzi, quasi ogni volta che finisco un libro, cavalco l’ onda dell’ entusiasmo ed inizio a consigliarlo a destra e a manca. Errore.

Si, lo so, sono in difetto…Perché i libri non si consigliano, i libri ti scelgono.
Ogni volta ci ricasco ed inizio con…

“Ma l’hai letto? Mi sono ricreduta…No vabbè va…”

Insomma.

Per questo in particolare devo ringraziare Eleonora che grazie alla collaborazione con la casa editrice Longanesi mi ha permesso di leggere questo libro.

La mia recensione la trovate qui.

Ovviamente ancora una volta scritta a modo mio!

LA RUBRICA SPAGNOLEGGIANTE #46

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