Il no sense che diventa uno sfogo


Alla fine l’ho capito il senso.

Le orecchie sono due. Da una entrano varie ed eventuali informazioni e dall’altra escono.
Talvolta lasciando un segno.
Oggi più che mai senza lasciare traccia.

Il percorso è semplice.
L’informazione vaga nell’etere, arriva, si scontra con il mio orecchio, entra, cerca un cassetto in cui accomodarsi, non lo trova e se ne va.

Ho imparato a chiudere a chiave, doppia mandata, aggeggi anti intrusione inclusi, una serie quasi infinita di cassetti.

Adesso ho detto stop.

Ho detto, sottolineato, spiegato e ribadito quali sono gli ostacoli che incontro.
La risoluzione non è mia diretta competenza.

Il problema sussiste, non viene risolto, la mia problematica è una conseguenza.

L’ostacolo è subdolo, anzi, direi comodo. Lasciare le cose come stanno è più facile.
Bene.
Qualsiasi errore direttamente correlato a questo ostacolo non troverà più spazio nei miei cassetti.

Si chiama spirito di sopravvivenza per taluni.
Talaltri la chiamano rottura irrecuperabile di ovaie.
Scusate il francesismo, ma a sto giro ci vuole.

Sorriso in faccia e vado avanti.

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