Festival dell’oriente

 

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Domenica sono andata al Festival dell’Oriente a Brescia.

“Ti è piaciuto?”
“Ni”.

“Marta! Hai stufato con queste mezze risposte, mezze verità, mezzo di tutto..”
“Allora. Se non vuoi la mia opinione non me la chiedere.”

Questo dialogo è avvenuto tra me e me appena al mio rientro a casa domenica sera.

Qualcuno penserà che sono pazza.
Altri invece no.

Io resto così:

Spesso mi faccio domande, spesso viaggio con la fantasia e parto da un concetto per poi arrivare a darmi risposte  esistenziali delle quali ignoro perfino le domande.
Così per dire.

Comunque.

Il Festival dell’Oriente mi è piaciuto per due terzi – devo diventare più razionale, ho scelto di sfruttare quei due concetti scarni che ho imparato sulla matematica -, non ho apprezzato il banchetto con le maschere africane e quelli con i cannoli siciliani.
Non perché non fossero belli (e buoni), per carità! Semplicemente perché secondo me cozzano di brutto con il concetto di Oriente.

Un monaco tibetano mi ha messo al braccio un filo giallo, che non sta allacciato, e a me queste cose piacciono un sacco.
Ho assaggiato dei dolcetti buoni buoni a base di cocco, e un’altra cosa verde gelatinosa, buoni pure quelli!

Ho assistito alla cerimonia del tè giapponese (du palle!), ma io non sono molto rigorosa e questa cosa già la sapevo.
Ho visto la rappresentazione di un combattimento di un’arte marziale, bella e pericolosa, da vedere e non rifare.

Ci sono pro e contro, qualcosa no e tanto altro sì.

Ecco.
Cara-mente, ho ragione io!

Anche oggi posso far pace con la mia doppia personalità!

 

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