SQUOLA

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E con una Q che avanza, anche l’ignoranza torna sovrana.

Quando ero piccola detestavo questo momento perché ricominciare la scuola significava dover ricominciare a fare i compiti, studiare e leggere.
Poi sono diventata grande, in senso metaforico, perché l’altezza è quella che è, certo mi piace vantarmi di essere centocinquantotto centimetri di saggezza, ma è una magra consolazione.
E si sa, associare la parola MAGRA a ME è come mettere in campo una rima stonata.

Comunque.

La scuola è ricominciata, in teoria la cosa non dovrebbe turbarmi minimamente se.

(C’è sempre un fottutissimo SE che ti frega, sia chiaro!)
SE quelle simpaticissime MAMME scegliessero di non accompagnare il figliol prodigo direttamente in classe, in macchina, ostruendo il passaggio a chi, come me, la mattina va tranquillamente al lavoro con un occhio chiuso e l’altro pure.

Se quelle simpaticissime DONNE riuscissero a capire che a me (e a tutti gli altri in fila dietro di me) delle loro elucubrazioni mentali in merito al metodo di studio della nuova maestra non interessi un granché.

Se quelle simpaticissime SIGNORE utilizzassero quella cosa chiamata parcheggio, con quelle strane strisce sull’asfalto, ecco capito quali? Per accostare il loro bolide e continuare ad oltranza i loro discorsi sensati, per carità niente da dire, se solo non obbligassero me (e tanti altri in coda dietro di me) a trovare epiteti originali.

Certo.
L’insulto di prima mattina è producente per stimolare la fantasia, ma io del resto non ho chiesto niente.

Detesto questo periodo dell’anno!