HIROSIMA

Difficile da spiegare.
Una sensazione forte che trasmette quanto l’animo umano possa essere cattivo.
Pochi gli edifici sopravvissuti che lasciano un segno indelebile a chi visita, non solo a chi ha vissuto e tutt’ora vive sulla propria pelle i risultati di quel simpatico esperimento.
Svoltato l’angolo del memoriale, ci si ritrova in una città completamente diversa e dai mille colori.
Festoni simili al nostro Natale incorniciano l’ambiente e la via principale della città acquisisce colore.
L’ambiente riprende vita in un susseguirsi di colori odori e movimento.
L’impressione che si ha è quella che nonostante le difficoltà subite, la città è con essa la gente del posto abbia scelto di continuare a vivere.
Del resto la vita è bella, e non solo perché lo dice Benigni.!

È QUANDO PASSEGGI

Che la nostalgia regna sovrana.
È quando passeggi che riesci a trovare quei posti fantastici che richiamano casa.
Poi non fa nulla se sul lungo fiume ci sono sedute coppiette che in abito tradizionale devono mantenere una determinata postura, chiappe strette e schiena dritta.
È incredibile come alcune di loro, ma anche alcuni, riescono a camminare facendo passettini piccoli e con ciabatte di un numero in meno.
Esatto.
Qui funziona così, il kimono dev’essere talmente stretto che ti riduce la possibilità di muoversi.
Se inciampi so cazzi. Seri.
Cadi per terra, spacchi il naso.
Ecco. Ora ti è chiaro perché sti giapponesi hanno tutti il naso schiacciato.
Semplice, no?
Le persone sono timide, educate e rispettose. Tutti. A parte i turisti.
Come sempre del resto.

KYOTO GIORNO 2

Hai presente quando in televisione vedi tutti quei tori rossi?
No, non ho sbagliato a scrivere.
I tori rossi, quelli di Kyoto.
Sono arancioni e s’arrampicano su di un pendio.
Creano atmosfera e regalano all’ambiente quel non so ché.
Visto dal vivo regalano a tutti i turisti la stessa reazione:
Bocche spalancate e come se fosse un effetto placebo, un silenzio assoluto, quasi assoluto.
La gente che visita il popolo è pari ad un formicaio.
È come vedere un sacco di animaletti che spaziano a destra e sinistra senza un ordine preciso.
Noi, abbiamo scelto di fare un percorso alternativo… ‘Na faticaccia ad arrampicarsi e poi… Wooow.
Siamo arrivati in cima, abbiamo fatto la scalinata al contrario potendo così ammirare tutte le scritte sui tori.
Peccato che non capisco il cinese.
Peccato. Davvero.
Perché poi il problema non si pone solo quando devi leggere una scritta qualsiasi.
La difficoltà più grande è quando al ristorante o in qualunque altro posto devi ordinare da mangiare.
Prova tu a soddisfare un bisogno di prima necessità facendo estrema fatica a comunicare.
È complicato. Di brutto.
Poi ci fai l’abitudine, se non ci sono le foto scegli.
Chiudi gli occhi e mangi. Non ti piace? Nessun problema! Chiudi gli occhi e immagina di mangiare quello che vuoi… Polenta e stinco, per esempio.

KYOTO

Campanelle con messaggi speciali che riempiono l’atmosfera con sinfonie delicate e adatte agli ambienti.
Qui. Loro sono rispettosi, noi, turisti, anche no. Come sempre.
L’arte della purificazione prevede un rito breve ma lungo, che detta così suona strana.
Rito breve, lavati le mani, la destra, la sinistra, e poi bevi, non ingoiare e sputa.
Semplice no?
Ovviamente non in faccia a qualcuno.
I templi sono un luogo sacro, per noi turisti è un posto strano.

I colori e la magia che sovrastano l’ambiente raccontano la storia, certo, tutto in giapponese, ma non conta.

TOKYO

I folletti che aiutano il mio karma non devono aver apprezzato particolarmente la mia idea di venire a Tokyo.
Proprio per niente.
Questi piccoli bastardi si sono accordati con gli gnomi del tempo.
Lo so. Ne sono certa.
No perché, fosse uno scherzo sarebbe davvero di cattivo gusto, anzi rettifico, pessimo gusto!
Il clima in città è da boccheggiare. Un caldo incredibile.
Forse in una mia vita precedente devo essere stata una persona perfida ma non troppo, caldo afoso ma ventilato, a tratti quasi fastidioso. Ho detto quasi.

Il problema sono i tratti in cui il vento manca.
Un po’ troppi.
La città, o almeno il quartiere di Asakusa è… Come nei cartoni animati! Esattamente così!
Il piccolo tempio, le bancarelle e le persone, ti riportano a… MILA E SHIRO! O a un qualunque cartone animato anni ottanta.
Insomma, è proprio vero che si rappresenta ciò che ci circonda.