DISAGIATA

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L’ultima volta che sono andata in Camera di Commercio, mi sono sentita dire che:
“sei una disagiata.”

Avrei preferito sentirmi dire disadattata, perché il mio insulto del momento e poi calzerebbe a pennello con il mio modo di essere soprattutto in quei giorni lì.
Sono una disadattata perché non mi adeguo a tutto ciò che vedo negli uffici pubblici e che no, non sono SOLO leggende metropolitane.

É tutto vero. Ahimè!

Ecco che c’è quello che lavora e quello che si gira i pollici, che per la cronaca, il secondo elemento in questione è lo stesso che mi ha definita disagiata.
Chissà perché se l’è presa con me, ho imparato a non raccogliere le provocazioni, ho iniziato a pensare che:

Poverino, magari stamattina gli si è rotta la macchina mentre venina in ufficio (non a lavorare, ma pur sempre un ufficio è!)

Poverino, magari la moglie/fidanzata/amica di letto l’ha piantato per uno più promettente

Poverino, magari ha dovuto rinunciare alle ferie perché è un sottomesso

Ne ho fatte altre mille e una di supposizioni, tutte nella mia testa, per autoconvincermi che quello è solo un “poverino”.

E poi mi sono accorta di una cosa.

Quante volte ce la prendiamo con il mondo che ci circonda e non pensiamo che anche gli altri possono avere problemi più o meno gravi?
Io lì per lì ho risposto con un sorriso, anche perché ho capito che è l’unica arma che abbassa le difese.

Ho completato la mia pratica, ho PRETESO il servizio e me ne sono andata con i miei documenti.

#bravaMarta disagiata ma pur sempre produttiva.

Si vede che sto diventando grande, vero?