PAROLE

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Le parole hanno un significato.
E fin qui, nulla di strano.

Le parole a volte suonano in maniera particolare.
E anche fin qui, non dovrebbero esserci problemi seri, impegnativi, complicati.

Io a volte vado a cercare come si pronuncia una parola solo per vedere come caspita si mette la Tilde.

Che per chi non lo sa Tilde è il nome proprio di accento.
Non è vero, ho detto una cazzata, non è il nome proprio, ma a me piace pensarla così, il blog è mio e quindi decido io, chiaro no? Per buona pace della democrazia, sia chiaro!

Comunque, dicevo.

Spesso mi capita di fare questa cosa e soprattutto nell’ultimo periodo, con la stanchezza che avanza, la voglia di evadere che galoppa, la voglia di sfanculare destra e manca.

Praticamente mi succede questo:
Qualcuno mi fa un’osservazione, che è definita tale e non è gradita, e io mi perdo a pensare a come dev’essere messo l’accento, se ci va, dove si mette e perché non si usa più.

Insomma.

Io evado con la mente.

Il risultato è che in fase di domanda io risponda con una scena muta, che la persona che ho di fronte si convinca che io sia remissiva, che mi dispiace, che non lo farò più.

In realtà non so cosa rispondere perché mi sono persa alla prima parola, il primo accento.

Insomma.

Quante volte ci convinciamo che una cosa sia esattamente così e rafforziamo la nostra idea con le reazioni?
In realtà dovremmo imparare a analizzare la situazione da tutti i punti di vista.

Ecco.

Giustappunto. (Mi piace da matti questa parola!)

Atono. Come si scrive? Con Tilde? O senza?