SPAGNOLO. RITORNO A SCUOLA

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Ennniente!

Nella nuova classe di spagnolo mi sono fatta riconoscere, perché io sono così, prendere o lasciare.

Insomma.

Non sono timida manco pe u’ ….. (dai che hai capito!).

Io parlo, parlo, parlo.

Ma poi mi prendo le mie soddisfazioni.

Succede che.

Stavo disturbando, ancora una volta direbbero i più.

E invece no.

Stavo discutendo un vocabolo in spagnolo, perché secondo me si scriveva con la jota e per un mio compagno di classe con i griega.

Che poi mi sono fatta mille domande, tutte in spagnolo.

Sono arrivata alla fine della discussione parlando di Siviglia.

Bene, ma non benissimo.

Ormai sto perdendo la retta via, mi ritrovo a discutere in spagnolo, apportando le mie mille paranoie, praticamente durante l’ora di spagnolo, ragiono in spagnolo!

Figo, no?!?

No.

No perché devo studiare.

Ma io il preterito imperfecto non lo voglio imparare! Suvvia, non lo uso in italiano, perché mai dovrei usarlo in spagnolo?!?

Perché i marcatori temporali, per gli spagnoli, hanno un significato, preciso.

Anche in italiano, no?

Si, ma tu in italiano usi il presente per parlare in futuro.

Si certo.

Posso farlo anche in spagnolo?

Puoi, ma è sbagliato.

Ti ostini a correggere un condizionale, perché non ti sforzi di usare le regole (che peraltro conosci) in spagnolo?

Perché sono una fottutissima anticonformista, e a me le regole non piacciono.

Allora non lamentarti se t’interrompo in continuazione e ti correggo.

Errore è, errore va corretto.

Bale, bale.

E poi nulla.

É finita la lezione e io ho capito che sì, me la posso cavare, ma caspita! Devo studiare queste maledette regole grammaticali!

Ce la farò?!?

 

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