QUANDO IL VALIUM NON BASTA.

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“Mi dispiace, non posso esserle utile.”

“Mi scusi, sulla VOSTRA CIRCOLARE c’è scritto che I DOCUMENTI DEVONO ESSERE CONSEGNATI IN ORIGINALE

“E’ una frase di circostanza.”

“Quale?”

“Quella che ha appena letto…”

“Mi scusi, fatico a comprendere, cosa significa – Frase di circostanza-?”

“Che è stata scritta ma non corrisponde alla realtà”

“No vabbè, adesso scrivete circolare senza entrare nel merito delle parole che indicate? No, ma sta veramente dicendo questo?”

“In un certo qualmodo sì.”

“Quindi? Devo tornare in ufficio e riferire alla capa che probabilmente mi farà una lavata di capo, che non accettate la pratica perché questa, sottolineata e scritta in grassetto, è solo una -frase di circostanza-?”

“Sì, mi dispiace ma è esattamente così. Comunque la prossima volta che viene qui, le conviene fare un colpo di telefono, così non fa la strada a vuoto.”

“Ah, perché adesso rispondete al telefono?”

“Abbiamo sempre risposto.”

“Di sicuro non al pubblico.”

“Si sbaglia.”

“E’ probabile, ma in questo momento non sono la sola. A commettere un errore intendo.”

Sono le nove. Sono all’INPS. Ho spiegato tutto.

E niente, le circolari arrivano direttamente da Roma, ogni ufficio ha la possibilità di gestire le pratiche a “proprio modo”. L’ufficio della mia città, per esempio, non le gestisce proprio.

“Se mi mettessi qui a scannerizzare tutti i documenti ci sarebbe una fila incredibile.”

“Non si preoccupi, chiunque viene qui, è già psicologicamente predisposto ad affrontare una fila incredibile, e non sempre perché voi siete sommersi di lavoro, e rischiare di tornare a casa con un pugno di mosche.”

Divento acida, non è il preciclo, è il nervoso per aver trovato ancora una volta una persona che dall’altra parte della barricata non ha voglia di fare una benemerita.

Sono educata, non sono gentile.

Ringrazio, e m’avvicino all’uscita.

Sto per uscire, mi giro e scelgo di buttare altri cinque minuti della mia giornata in questo ufficio che più che altro sembra un parco giochi, per loro che ci lavorano.

Compilo il modello delle lamentele e lo imbuco, chissà se arriverà a destinazione, chissà se cambierà qualcosa.

Esco.

Accendo il telefono e whatsappo alla capa, la preparo psicologicamente allo sfacelo.

Arrivo in ufficio e…

“E’ andata male anche a te?”

“Già…”

“Anche a me stamattina, sono andata all’Ufficio delle Entrate…”

Penso che non tutto il male viene per nuocere, niente lavata di capo, oggi va così.

Ed intanto chiamo la farmacia e compro una valanga di valium, a volte un calmante è utile.

 

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45 pensieri su “QUANDO IL VALIUM NON BASTA.

  1. nomeutenteio ha detto:

    Una volta sono andata all’agenzia delle entrate che avevo 25 anni e ne sono uscita in menopausa, peraltro senza aver concluso niente perchè mi avevano dato il modulo sbagliato. Quando vado in questo uffici pubblici la cosa più sconvolgente è la gente che aspetta, li vedi li tutti seduti o in piedi con un atteggiamento del tipo ” me ne faccio una ragione”. un saluto

    Piace a 1 persona

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