LE RUBRICHE DI MARTA: SINGLE E FELICE (ma non troppo) #34

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Dal Pampero ai Pampers è un attimo.

È una questione di marche.

Presta poca attenzione e sei fottuta, in tutti i sensi della parola.

Sono da poco rientrata nella quotidianità, ed ecco che (manco a dirlo) apro il frigorifero ed ascolto le voci di vendetta di quel piccolo, rattrappito zucchino rimasto in fondo al cassetto.

Disperato, pure lui. Beh,ci facciamo compagnia.

Bene.

Rientrare nella routine significa casa, lavoro, ufficio e spesa.

Passi per il lavoro che, mi lamento spesso, ma in fondo non è che mi dispiaccia.

Passi per la casa che mi piace sempre e comunque.

La spesa quella no, non mi passa.

Che poi.

Non è tanto la spesa il grosso problema, il mio dilemma è la moltitudine di persone che stanno in uno spazio che sembra ristretto.

Vai al supermercato una domenica mattina e capirai cosa dico.

Prendo il carrello, perché a me piace farmi del male.

Lista alla mano riempio incautamente il carrello di cibo sano (incautamente ed io, ho già spiegato tutto).

Un manzo s’avvicina, non sono ancora nel reparto “carne”, ecco da cosa è dovuto il mio stupore.

“Ehi! Bisogno di disintossicarti?”

Ora.

La mia prima reazione è “non sta parlando con me”.

Poi.

Con camminata da macho (almeno credo che fosse questo il suo intento) ecco che s’appoggia al “mio” carrello ed inizia a palpeggiare la frutta che io avevo già etichettato ed insacchettato.

Forse lo stupore.

Sono senza parole, non reagisco.

Con una mossa leggera ma decisa sposto il mio carrello (guardare i nonnini a columbus park fare tai è stato utile) ed inizio a camminare, non rispondo, zitta, muta.

Lui mi segue e mi propone un aperitivo, anzi no, le parole precise sono “ti va un pampero?”

Non so se sappia leggere, ma subito dopo la frutta e verdura nel supermercato dove vado io ci sono i libri, mi scappa l’occhio e leggo un sottotitolo.

“Dal pampero ai pampers è un attimo!”

Declino l’offerta, parto per una camminata veloce ben ancorata al mio carrello, e penso che non è mai troppo tardi per scoprire la chiave di lettura del mondo che ci circonda.

Le monache di clausura, per esempio, forse non sono loro ad avere sbagliato tutto.

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