PILLOLE DI FELICITà: CAPITOLO 34

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-Marco? Ma..ma…

-Si, hai capito bene

-Quindi….

-Si Lucia, io e Susannah..

-Come scusa?!? Puoi ripetere? No, aspetta, fammi capire…

Marco scoppiò in una fragorosa risata, una risata di evidente origine nervosa.Aveva cercato in tutti i modi di spiegare con calma la situazione a Lucia, era andato a trovarla pure a casa ma senza risultato.Ora invece ne aveva l’opportunità malgrado la situazione non fosse delle migliori, si trovava nell’altrio di un palazzo, con un figlio in arrivo, la compagna stesa a terra sofferente e la sua ex migliore amica d’infanzia inebetita ad assistere alla scena.

-Aspetta. Stai zitto e smettila di ridere, non ti sopporto quando ti comporti così. Spiegami tutto con calma! Che fine ha fatto Carla? E questa chi è? Da dove salta fuori? E’ incinta! Anzi è quasi arrivata allo step successivo! Marco! Cosa diavolo hai combinato??

Le sirene dell’ambulanza arrivarono in soccorso di Marco che riuscì a spostare l’attenzione sulla povera Susannah. La ragazza intanto respirava a fatica stesa a terra e impegnata com’era a sopportare il dolore quasi non aveva fatto caso a loro.

-Non pensare di farla franca. Appena uscirai dalla sala parto mi dovrai spiegare tutto…

-Non vedo l’ ora Polpetta! Sono giorni che t’inseguo cercando di spiegarti tutto…

-Vai. Altrimenti ti prendo a sberle!

Marco salì in ambulanza con Susannah e partirono in tutta fretta per l’ospedale. Lucia invece rimase lì in balia dei suoi pensieri, confusa. Si sedette su un gradino della scala che portava al piano superiore, testa poggiata sui palmi delle mani, cercando di trovare il filo della storia. Non ci riuscì. Ritornò sulla terra quando si sentì toccare una spalla. Era una signora, sui cinquanta, che carica di borse della spesa non riusciva a passare. Lucia chiese scusa, si alzò liberando la scala e guardò l’orologio. Si accorse che aveva passato lì quasi un’ora e di getto uscì in strada e fermò un taxi.

– All’Ospedale, grazie.

Disse all’autista nel suo perfetto inglese senza lasciar trasparire nessuna emozione.

Giunta a desitnazione corse subito verso il reparto di ostetricia dove trovò Marco che passeggiava freneticamente avanti ed indietro per il corridoio, non gli avevano acconsentito di entrare forse, o forse lui non se l’era sentita.

-Eccoti. Ti va adesso di spiegarmi con calma cosa sta succedendo? E che fine ha fatto Carla?

Marco, finalmente fermo, la guardò rassegnato, sospirò, la invitò a sedersi accanto e cominciò a raccontarle tutto, questa volta per davvero, questa volta dall’ inizio.

Scritto in collaborazione con NEOGRIGIO

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Informazioni su Marta

Impiegata per dovere sognatrice per passione
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