30 DAYS WRITING CHALLENGE 2

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GIORNO 2:

Ehm… considerato che la mia memoria spesso è peggio di una spugna, non nel senso che assorbe ma nel senso che fa acqua da tutte le parti perché stracolma d’informazioni…pensare ad una sola cosa mi viene difficile!

Ecco ce l’ho.

Era un mio ex.

Mi disse: “Io prima o poi te la farò pagare…”

L’avevo fatto soffrire e no, all’epoca non se lo meritava, ma io ero ieri come oggi, timorosa nell’affrontare i sentimenti…

Eh niente.

Si, me l’ha fatta pagare…

TIRA PIù

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Pixabay

Ieri ho sofferto.

Tanto, anzi sarò sincera, tantissimo.

Insomma, è difficile quantificare un dolore, ma basti pensare che la mia pelle sanguinava, non copiosamente, qualche goccia mista a rossore qua e là, ma questo basta per spiegare che stavo male.

L’estetista non è mai stato uno dei miei passatempi preferiti, ma purtroppo, una serie di ragioni mi portano ad incontrarla una volta al mese circa meno quasi.

Ogni volta è un supplizio.

Io che entro nel negozio e con sguardo smarrito occhioni da bambi mi accomodo sulla poltroncina in attesa di ricevere un sorriso a cinquanta denti a me indirizzato con un

“Ciao Marta, sei in perfetto orario.Un attimo solo e siamo da te.”

Ora grazie per non prolungare oltre ogni ragionevole dubbio un’attesa già di per sé infelice.

“Vieni, dai, così la pianti con questa pantomima.”

Certo perché nell’attesa ho steso un velo terrificante con le altre clienti in attesa di Lei, altrimenti detta, la Perfida.

Per inciso, ci tengo a sottolineare che le altre clienti in attesa erano due ragazzine alle prime armi, e probabilmente alle prime uscite che hanno pensato che una ceretta è sempre una buona cosa.

Sbagliate, sappiatelo!

Certo, esiste la teoria della ceretta per il non si sa mai, ma soffrire per un non si sa mai non ne vale la pena.

Ecco che mi sono immersa in un monologo per spiegare loro, aggiungendo dettagli un poco esagerati su ciò che sarebbe successo dietro quella candida tendina bianca.

“Sapete perché non sentite urla ma solo strappi? Perché la Perfida ti imbavaglia…”
inutile dire che no, non mi hanno creduto, ma raccontare queste storie ha incrementato la mia ansia da abbandono.

Si, perché ogni singolo pelo presente sulla mia pelle fa parte di me, e allontanarmi per sempre da loro un po’ mi dispiace.

Insomma.

Cerco ogni scusa possibile ed immaginabile per evitare questo appuntamento tanto fisso quanto fastidioso.

“Dai Marta! Andiamo!”

“Certo arrivo.”

“Allora cosa facciamo? Brasiliana, Full brasilian, Moican, anni ottanta…? ”

“Ehm, ehm….”

“No. Non faccio io, oggi scegli, altrimenti fai come tutte le altre volte… Io parto con la deforestazione e poi tu finisci con il lamentarti che se è vero il detto che – tira più un pelo di … di un carro di … – e tu sei senza peli, la colpa è la mia. Quindi no. Oggi scegli tu.”

“Va bene. Oggi scelgo io. E sai cosa scelgo? Anni ottanta, perché io sono legata alle tradizioni, perché io ci tengo alla mia pelle e perché lo sai, ti detesto. E non mi dire che tanto dura poco, di stare tranquilla, prova tu ad essere al mio posto. Invertiamo i ruoli, e poi ne riparliamo.”

“Sei irrecuperabile! Abbiamo finito, fissiamo il prossimo appuntamento?”

“Si. Grazie. Ciao.”