LA CLASSE DEL FENICOTTERO ROSA

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Ho bisogno di ritrovare l’equilibrio.

Si, amica hai ragione. E’ esattamente quello che ti serve.

Ecco.

La frase catartica è arrivata ieri sera al terzo giro di gin tonic.

La scena:

io in piedi fuori dal locale dove tutti, e quando dico tutti intendo anche l’anziano che rientra a casa dopo la messa delle diciotto nel giorno festivo, mi conoscono, del resto il paese è piccolo, la gente mormora e io non perdo occasione per lasciare traccia nella memoria di un mio fantomatico passaggio.

Dicevo.

Io in piedi. O meglio. La posizione era quella del fenicottero rosa quando dorme, una zampa nascosta tra le ali e l’altra ben piantata a terra.

Il resto della scena viene da sé, basti considerare che no, non ho le ali, e no, una gamba ben piantata a terra non può reggere la sfida con tre gin tonic.

Stava passando lui.

Lui è quello con la L maiuscola.

Lui è quello che ha catturato tutti i miei pensieri, è quello con la voce alla Biondi per intenderci, quello che quando ti dice “Marta, ma quanto tempo!!!” ti fa tremare la parete liscia dell’ utero, tutto chiaro?

Bene.

Io ero sempre ipotetica nella posizione del fenicottero e Lui, passando mi ha detto esattamente quella frase.

Sono una femmina, due cose in contemporanea le faccio, tre, anche no, o almeno faccio molta fatica.

Insomma, prova te a fare la posizione del fenicottero rosa dopo tre gin tonic mentre ti trema tutto l’ambaradam, è un casino.

La scena successiva raffigura la sottoscritta, (che per ovvie ragione ha deciso di sposare la causa del burka sempre e comunque, ha solo problemi con il colore, lei lo vorrebbe rosa) nella posizione di un orso dopo il pranzo di Natale dalla nonna, carino certo, ma troppo

poco elegante.

“Marta tutto bene?”

“Certo.” Sto provando il nuovo passo di danza, ma caspita non riesco a farlo, ho bisogno di fare pratica, tanta pratica.

I doppi sensi si sprecano.

“Marta, tu danza?” ricordo, che la voce è sempre quella, insomma un miraggio, per me che a terra, si, perché ho ignorato le varie braccia che protese verso di me, mi intimavano di alzarmi, stavo bene lì, per terra, e poi il tremolio mi creava difficoltà.

“Perché scusa? Certo non ho il fisico di un etoile, ma io non posso ballare.”

“Si Marta tutto è possibile, ma… Non ti offendere, ma davvero fai danza adesso?”

“Si.”

Si, un cazzo! Io danza? Ma ti prego! Sono più legnosa di un albero secco, sono a tempo come una chitarra scordata.

Insomma, io e la danza viaggiamo su due strade parallele che mai si incontreranno …

“Non sapevo che ti piacesse la danza. Mia sorella fa il saggio settimana prossima, vuoi venire a vederlo?”

“Certo!”

Informazione numero uno, ha una sorella. Numero due, settimana prossima esco con Lui,

Numero tre, io di danza non ci capisco una fava.

Nel frattempo.

“Marta riprenditi! Ti ha solo detto ciao.”

Maledetta fantasia.

Barista! Altro giro!

Ah, per la cronaca, la posizione del fenicottero era per dimostrare che anche io ho una certa eleganza, nascosta.

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21 pensieri su “LA CLASSE DEL FENICOTTERO ROSA

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