OGGI SONO FELICE PERCHÉ…

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DUBBI TERRENI

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Che poi in fondo quando mi si dice:

“Va bene tutto, ma fattele due domande.”

Io le domande me le faccio, ne faccio anche tre o quattro, dipende dall’esigenza.

Ma sono le risposte che mi lasciano basita.

Sia quelle che mi do da sola, sia quelle che mi danno gli altri.

Insomma.

Mi rendo conto che spesso, troppo spesso, fatico a collegare fatti a persone, ed ecco che la gaffe è servita, su di un piatto normale, perché quello d’argento poi è un casino da lucidare, è cosa nota che io non sia una brava casalinga.

Sono una persona impegnata, o forse sono una di quelle persone che fa delle priorità la propria esigenza di organizzazione.

Quindi le mie priorità spesso o forse dovrei dire poco meno di sempre non possono essere scollegate dalla mia vita.

Mi spiego meglio.

Perché del resto lo so che questo concetto è contorto.

Sono quasi trent’anni (mese più mese meno) che cerco di renderlo più semplice… ma non avendo mai tempo mi viene difficile.

Insomma.

Spesso mi sento dire.

“Eh però tu non hai mai tempo in orari normali, è ovvio che poi la gente si allontana.”

Ecco.

Il problema, o meglio uno dei problemi che io vivo circa meno quasi quotidianamente è esattamente questo. Il tempo.

E’ un dono, sono consapevole.

Chi riesce a fare mille cose è un super eroe.

Se poi consideri che no, non ho una famiglia a casa che dipende da me, che no, posso andare e venire da casa mia quando voglio senza dover sincronizzare le mie uscite/entrate con gli elettrodomestici, quali lavatrice, lavastoviglie e forno.

Insomma.

Nonostante non abbia questi obblighi spesso, e volentieri, mi ritrovo a rientrare a casa in orari assurdi nonostante le mie otto ore di lavoro in ufficio si svolgano in orari normali.

Mi perdo.

Ecco.

Forse la spiegazione più plausibile, o meglio.

La risposta ad una delle domande che mi faccio è “IO MI PERDO”

Ora concordi che anche le risposte lasciano a desiderare esattamente come le domande?

Mi perdo perché passo da mio papà per un saluto, magari strada facendo incontro qualcuno che non vedo da chissà quanti millenni e poi, e poi, e poi.

Ecco che l’appuntamento fissato con ampio anticipo di almeno una settimana per la serata va a farsi benedire e niente.

Succede così.

Uno dopo l’altro perdo papabili compagni di vita, così come amici, o forse amici che in realtà non sono.

Perché un mio amico capisce questo mio modo di essere e mi vuole bene anche per questo.

Io non sparisco.

Io in ogni caso ci sono.

Forse di meno, forse nei miei momenti, ma no, non sparisco.

Un messaggio un saluto così in un momento che non ti aspetti io te lo mando.

Ovviamente se a te ci tengo.

Diversamente nulla.

E niente.

Mi ritrovo un quarto d’ora libero e cosa faccio? Scrivo di ciò che sarebbe potuto essere ma non è stato.