RENZO E LUCIA (Due nomi, un programma scolastico infinito)

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Immagine presa dal web

Manzoni inizia la stesura di Fermo e LuciaFermo e Lucia

Riporto l’avvenimento papale papale.

Romanzo frutto di martellamenti fastidiosi scolastici.

Cosa non farebbe un uomo per una “passera”?

Credo che al giorno d’oggi, vuoi sull’onda di tutti questi vademecum, questo capolavoro lo avrebbero intitolato:

“Come conquistare una donna.”

Che poi, parliamone, credo che se non ci fosse stato l’ obbligo di doverlo leggere studiarlo, analizzarlo e rielabolarlo a scuola, forse non lo detesterei tanto.

Insomma, è chiaro che a me sta storia della monaca, di Rodrigo, e di Don Abbondio non è mai piaciuta.

Non ho più provato a riaprire questo libro per vedere se letto oggi assumerebbe un significato diverso.

Fatto sta che in un giorno come oggi di centonovantacinque anni fa un tale che di nome faceva Alessandro Manzoni iniziò a narrare questa storia…

Manzoni inizia la stesura di Fermo e Lucia: Mentre la storia dei “grandi” si avviava a vivere l’«ultima ora dell’uom fatale», uno scrittore insofferente alle ingiustizie del suo tempo scelse di scrivere la storia degli umili, delle vittime degli eventi e delle decisioni dei potenti. Ne nacque un’opera epocale, che dischiuse un nuovo orizzonte alla lingua e alla letteratura italiane.

Reduce dal clamore suscitato negli ambienti letterari con la sua prima tragedia Il Conte di Carmagnola (1819), in cui si evinceva la matura adesione al realismo romantico in contrapposizione ai canoni classici, Alessandro Manzoni reagì alla delusione per l’incarcerazione di molti suoi amici, rifugiandosi nella sua villa di Brusuglio (oggi frazione di Cormano) ed immergendosi in numerose letture.

In particolare concentrò la sua attenzione sull’Ivanhoe, romanzo a sfondo storico dello scozzeseWalter Scott, sull’Historia patriae di Giuseppe Ripamonti e sulle opere politico-economiche di Melchiorre Gioia. In questa fase maturò l’idea di scrivere un romanzo che attraverso una scrupolosa aderenza alla ricostruzione storica, armonizzata con la finzione del racconto, veicolasse i valori in cui il Manzoni credeva.

Se dal volume di Scott Manzoni derivò una visione più moderna del romanzo, che unisse svago e approfondimento culturale, gli altri due gli consentirono di approfondire un periodo storico specifico, il Seicento, che si prestava quale metafora universale di società, sia per la ricchezza di fatti storici, sia per i mali sociali, come ignoranza e corruzione, da cui era attraversato.

Nell’ottica risorgimentale, inoltre, il Seicento veniva ad essere un esempio drammatico della dominazione straniera in Italia, soprattutto per il nord Italia. La scelta di prendere in considerazione il contesto lombardo si spiegava da un lato con l’intento di condannare la restaurazione del dominio austriaco, dall’altro con il profondo legame con i luoghi della sua infanzia.

I luoghi del lecchese (oggi identificati nei quartieri Olate ed Acquate del comune di Lecco), distesi lungo le sponde del lago di Como, facevano da sfondo alla vicenda dei due innamorati che Manzoni iniziò a scrivere il 24 aprile del 1821, svelando nell’introduzione di aver attinto da un manoscritto anonimo (artificio letterario ripreso dall’Ivanhoe) del XVII secolo.

Interrotto per la stesura della seconda tragedia, l’Adelchi, il romanzo fu completato nel 1823 con il nome di Fermo e Lucia. Scontento del linguaggio, da lui stesso definito «un composto indigesto di frasi un po’ lombarde, un po’ toscane, un po’ francesi, un po’ anche latine», e della poca scorrevolezza della narrazione, decise di non pubblicarlo.

Sulla base della revisione operata dai suoi amici letterati, approntò una seconda versione che pubblicò nel 1827 con il titolo de I promessi sposi. Non ancora soddisfatto del registro linguistico, si predispose (come scrisse in una lettera) a «risciacquare i panni in Arno», ad adottare cioè quella parlata fiorentina che caratterizzò la terza e definitiva versione, edita tra il 1840 e il 1842.

Col tempo la prima versione, “Fermo e Lucia“, venne considerata sempre più come un’opera con un’esistenza propria rispetto alla sua versione più celebre.

http://www.accaddeoggi.it

 

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17 risposte a RENZO E LUCIA (Due nomi, un programma scolastico infinito)

  1. CriticaComunista ha detto:

    In terza medi, in classe mia, fu fatta una recita sui Promessi Sposi. Io ero il Griso ahahah

    Buongiorno!

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  2. mariluf ha detto:

    Grazie! Molto interessante. Buona domenica!

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  3. stefanoau ha detto:

    Anch’io ho dovuto leggerlo e studiarlo a scuola e per tre anni di fila, senza mai arrivare neanche alla fine a causa di programmi scolastici mal gestiti. L’incubo peggiore? Le mille note a piè di pagina da leggere per capire il senso di frasi e parole! Forse (e sottolieno forse) un giorno avrò il coraggio di leggerlo da me.
    Buona domenica Marta.

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  4. ehipenny ha detto:

    Ci sono già passata due anni fa e dovrò passarci anche quest’anno… devo ammettere però che dopo averlo non-studiato a scuola decisi di leggerli per conto mio… non era male, anzi 😉

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  5. Paola ha detto:

    L’ho letto poi, in tempi non scolastici, e l’ho trovato meraviglioso. Manzoni è estremamente spiritoso. Pensaci (fra un bel po’ di anni 🙂

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  6. Alle superiori, il secondo anno mi pare, leggevamo ‘sti benedetti promessi sposi ad alta voce, ognuno aveva un ruolo. La prof d’italiano doveva odiarmi parecchio perché a me fece fare Lucia – io la odio. Quindi iniziai una stesura poco consona del libro, facendo diventare Lucia una prostituta e Renzo un poveraccio, Don Abbondio un prete pedofilo e Don Rodrigo un mafioso siciliano/ammeriggano che giocava d’azzardo!

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  7. kikkakonekka ha detto:

    Posso dirlo?
    E’ un libro pallosissimo. Manzoni si dilunga in estenuanti descrizioni, la storia non presenta poi nulla di speciale: il cattivo che mette il bastone tra le ruote ai buoni, una donna amata e desiderata, i soliti personaggi di contorno, il lieto fine.

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