LA GIORNATA

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La luce filtra insistente tra le persiane rotte della cucina che durante la notte diventa camera da letto. Mi ripeto che al cassonetto dei rifiuti devo trovare una cassetta della frutta di legno per sistemare quella maledetta persiana, non oggi, ci penserò domani.

Mi alzo, a fatica riesco a sistemare e dare la parvenza di un’ abitazione. Non è più una casa da quando Lui se ne è andato, abbandonandomi come uno straccio vecchio ed usato.

Sono vecchia per ricominciare a vivere, Lui era il mio mondo, Lui era tutto, con Lui potevo stare bene, ma come tutte le cose belle ti accorgi dell’ assenza solo quando non ci sono più-

Se n’è andato una sera di primavera, quando il tepore primaverile scalpitava con il caldo afoso, era l’ inizio di una lunga estate afosa che avrei condiviso.

E’ stato difficile da capire, il maresciallo ha suonato al campanello, ma già qualcosa non funzionava.

La mattinata in fabbrica era trascorsa velocemente, era un martedì mattina qualunque.

Tutto è iniziato verso le 13.00, ricevetti una telefonata da una donna, mi disse che Lui, il mio Lui si trovava in ospedale, che se volevo potevo raggiungerlo, ma che non dovevo preoccuparmi non era nulla di grave.

Mille domande si presero possesso della mia testa.

“Chi è lei?Perché non mi ha chiamato Lui?Cosa gli è successo?Sta bene?E’ vivo?”

Riattaccai il telefono senza avere risposte, inizia a piangere disperata, le  mie colleghe che fino al giorno prima non mi salutavano nemmeno mi hanno accerchiato per capire cosa mi stesse succedendo.

Abitavamo nella nuova casa, in nuova città da poco più di tre mesi. Lui mi aveva chiesto di seguirlo a seguito della sua promozione, avremmo avuto la vita che sognavamo a quindici anni quando ci siamo conosciuti e subito dopo fidanzati. Erano passati ormai 10 anni e Lui era il mio punto fermo.

Il capo officina si offrì di accompagnarmi alla clinica in cui Lui era ricoverato. Lo ringraziai, io non avevo la patente perché tanto Lui mi accompagnava al lavoro, a fare la spesa, a svolgere ogni incombenza.

Mi resi conto di esserne completamente dipendente, che senza di Lui non potevo vivere.

Arrivata in ospedale mi precipitai allo sportello informazioni.

Chiesi dov’ era Lui, in quale reparto fosse, volevo guardarlo, parlargli, dirgli che insieme avremmo superato tutto.

Mi dissero che il reparto era la piano meno uno. La prima stanza a destra.

Camera mortuaria. Lui adesso era un angelo. Non so come feci a superare il tutto. Non ricordo cosa successe dopo.

L’ unico ricordo che porto nitido dentro di me è che Lui mi ha amata come nessun altro poi nella mia vita, oggi sono qui, in questa stanza piena di ricordi.

Fuori c’è il sole e io devo reagire. Da poco più di dieci ore ho scoperto che non sarò sola, Lui non c’è più, ma ci sarà Lei, ha il diritto di vedermi sorridere. Le lacrime le devo chiudere in cassetto e accogliere il nuovo.

Adesso esco, vado all’ autoscuola. Devo fare l’ esame di guida.

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Informazioni su Marta

Impiegata per dovere sognatrice per passione
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17 risposte a LA GIORNATA

  1. SaraTricoli ha detto:

    Ho letto tutto con i brividi e il magone… la foto è meravigliosa mi ha illuminata mentre leggevo, perché tutto questo dolore era illuminato dalla speranza, dalla voglia di andare avanti, dalla vita…

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  2. Luce ha detto:

    stupenda..posso ribloggarla?

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  3. Franz ha detto:

    Delle due l’una: o hai vissuto questa cosa e hai il coraggio eroico di condividerla con crudezza e amore, o l’hai come dire, figurata da vite altrui, reinventandone i passaggi. In entrambi i casi resto colpito, ferito da forza ed energia vitale, frecce che scocchi senza timidezza e che vanno diritte al centro delle viscere di chi ti legge. Ciao compagna di botte e risate.

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  4. Luce ha detto:

    L’ha ribloggato su Il confessionale di Luceargenteae ha commentato:
    Buon Giovedi…

    Mi piace

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