IL CIELO D’ EGITTO

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C’era una volta in un piccolo villaggio ai piedi del Mukattam, una piccola comunità dedita principalmente alla lavorazione delle stoffe, tra loro c’era il giovane Mohamedd, quarto figlio di una famiglia composta da sole donne.
Con l’ avvento delle grandi speranze il giovane Mohamedd decise di intraprendere il viaggio verso l’Italia, la madre con tutte le sorelle nonostante l’ enorme dispiacere non si opposero alla decisione del giovane Mohamedd, solo così poteva spiccare il volo e diventare un grande stilista.
La madre per incoraggiarlo decise di cucire un piccolo cappellino e gli disse di non separarsene mai, perché quell’ oggetto era l’ unico legame con la sua terra, gli avrebbe portato sicuramente fortuna.
Mohamedd intraprese il viaggio della speranza, salì su una barca ed arrivò in Italia, decise di andare a Nord, lì dove c’erano le grandi case di moda, lì avrebbe potuto iniziare da zero e costruirsi un futuro, realizzare i suoi sogni.
Arrivò in una cittadina di nome “Treviglio” gli piaceva, non era tropo grande, era vicino ad alcune grandi città e c’erano tanti suoi connazionali, qui non si sarebbe sentito solo.
In questa cittadina si organizzavano tante manifestazioni, e Mohamedd non mancava mai di partecipare, sapeva che mettendo in piazza il suo talento avrebbe potuto farsi notare.
Armato di un piccolo tavolino, una seggiola, stoffa dai colori vivaci della sua terra d’origine, ago e filo, riusciva in pochi minuti a creare abiti degni di nota.
Finché un giorno si ritrovo come vicini di bancarella delle persone alquanto bizzarre, tra i prodotti esposti avevano mille cose, di origini diverse, ma riuscivano con l’empatia che trasmettevano a vendere i loro prodotti, ed intrattenere i passanti, Mohamedd rimase affascinato dall’ affabilità di queste persone, si fece coraggio e decise di guardare più da vicino i prodotti della loro bancarella.
Rimase affascinato da un set da ricamo, era bellissimo dai colori sgargianti, proprio come quello che custodiva gelosamente, oramai da molte generazioni la sua mamma, decise che doveva essere suo ad ogni costo, nulla avrebbe reso più felice la mamma quando sarebbe venuta in Italia a trovarlo; purtroppo non possedeva soldi, ciò che guadagnava dalla vendita dei suoi vestiti bastava a malapena per pagarsi l’affitto ed acquistare qualcosa da mangiare, non poteva permettersi di comprarlo, così con molto rammarico abbandonò l’idea, la signora della bancarella rimase colpita dal modo in cui quel ragazzo silenzioso guardava il set da ricamo e così decise di regalarglielo, decise di fare una buona azione, del resto lei a casa ne aveva tanti altri da poter vendere, non era un pezzo unico e, guardandolo bene, non possedeva nemmeno un gran valore.
Mohamedd non poteva accettare, gli era stata insegnata la riconoscenza, e non poteva accettare un regalo da una sconosciuta senza poter dare nulla in cambio, notò che in un angolo della bancarella c’era un narghilè.. Beh il suo cappellino sarebbe stato benissimo vicino a quell’oggetto, e poi nessun italiano l’avrebbe mai comprato, era un cappellino sgualcito, che aveva un enorme valore, ma solo affettivo, solo per lui.
Decise di lasciare in pegno il suo cappellino, se la gentile signora avesse accettato lui sarebbe potuto tornare non appena gli affari avessero cominciato a girare.
La signora decise di accettare, faticò non poco a capire le intenzioni del giovane egiziano ma accettò perché lesse negli occhi del ragazzo un’ infinita riconoscenza.
Fu così che il cappellino andò ad abbellire l’angolo occupato dal Narghilè.
Tra i tanti visitatori del mercatino c’era anche una bellissima bambina con gli occhi azzurri come il cielo d’Egitto, quando arrivò alla bancarella notò il cappellino ed iniziò a piangere, lo voleva a tutti i costi, voleva indossare quel bizzarro cappellino, la mamma presa per sfinimento decise di comprarglielo con la promessa di non indossarlo finché non fossero giunte a casa e il cappellino non avesse subito un trattamento intensivo di pulizia.
La bambina felice come non mai, accettò il compromesso della mamma, aveva il cappellino se non poteva indossarlo subito non era un problema, l’avrebbe sicuramente sfoggiato l’indomani sulla strada per l’asilo, tutti l’avrebbero invidiata per quel bizzarro cappellino.
Le due proseguirono il loro giro tra le bancarelle. Poco dopo la bambina fu rapita dalla manualità di un signore che girando e muovendo dei pezzi di stoffa riusciva a creare un vestito, era una magia, quell’uomo era un mago; ricominciò con i capricci, era affascinata dal lavoro di quel signore non riusciva a scollargli gli occhi di dosso. Anche la mamma era affascinata e con loro altri passanti erano rimasti fermi a guardare quel giovane che sembrava giocare con la stoffa.
Mancava poco al compleanno della mamma, un bel vestito era quello che ci voleva, il ragazzo si accorse della bambina che lo guardava come se stesse impastando una torta, vide la mamma, anche lei con lo sguardo fisso sulle sue mani, così le chiese se voleva farle da modella, lei accettò, aveva proprio bisogno di un vestito nuovo, unico, speciale,un po’ come lei.
Fu così che Mohamedd iniziò il suo lavoro, nel frattempo il pubblico intorno a loro si era fatto sempre più fitto, tutti guardavano il ragazzo lavorare con una semplicità degna di nota, sembrava che non avesse fatto altro nella vita, eppure, allo stesso tempo, sembrava così giovane.
Quando l’abito fu completato la mamma chiese al ragazzo quanto costava, ma quest’ultimo non voleva soldi, perché la visibilità che gli aveva a portato quel lavoro non era monetizzabile, fu la bambina che consegnò la sua borsetta al giovane, aveva deciso che quel cappellino che tanto le piaceva poteva essere la giusta ricompensa per quel lavoro che aveva reso la sua mamma ancor più bella.Sulle prime il giovane era restio ad accettare quella borsetta, non sapeva cosa contenesse, si fece coraggio e prese dalle mani di quella bambina dagli occhi colore del cielo d’Egitto la borsetta, l’aprì, e con grande stupore vide il suo cappellino, iniziò a piangere dalla gioia, nulla poteva essere paragonato alla felicità che provò quando rientrò in possesso del suo cappellino, strinse la mano a quella bambina che con un semplice gesto l’aveva reso tanto felice, ringraziò la mamma per la visibilità che gli aveva dato e ringraziò anche il pubblico che l’ aveva applaudito.
Era soddisfatto di quella giornata ricca di avvenimenti e tanto emozionante, raccolse le sue stoffe, il suo tavolino e si diresse verso casa, quando fu fermato da un signore di un eleganza particolare, era uno stilista, era in prima fila qualche ora prima, aveva deciso di prenderlo nel suo staff perché il talento di quel giovane egiziano era incommensurabile.
Ringraziò il cappellino e tutto l’Amore che la sua mamma aveva impiegato per cucirlo, l’aveva sempre pensato, adesso ne aveva la certezza, quando qualcosa viene fatto con il cuore, il bene esplode dentro ed intorno a noi.

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Informazioni su Marta

Impiegata per dovere sognatrice per passione
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